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articolo tratto da
greenpeace.it
Il governo giapponese "concede la grazia" alle megattere - specie a rischio
di estinzione - ma non rinuncia alla "condanna a morte" di circa mille
balene nel Santuario dell'Oceano Antartico. Anche quest'anno la nave di
Greenpeace "Esperanza" è partita all'inseguimento della flotta baleniera
giapponese. Con i gommoni pronti a sfrecciare per salvare le balene dagli
arpioni.
Tutto il mondo chiede al Giappone di fermare il massacro delle balene
praticato con la scusa della ricerca scientifica. La ricerca scientifica
giapponese è un vero scandalo: in anni di caccia non ha mai prodotto un dato
utile. Gli scienziati non hanno bisogno di uccidere le balene per studiarle.
La carne di balena non ha mercato. Un sondaggio pubblicato in Giappone nel
giugno 2006 dal Nippon Research Centre mostra che oltre due terzi dei
giapponesi intervistati disapprova la caccia baleniera in Antartide e che il
95 per cento non mangia mai, o solo raramente, carne di balena. E' per
questo che nei magazzini giapponesi sono ammassate circa 4.000 tonnellate di
carne di balena invendute: hanno anche provato a usarla come mangime per
cani!
La caccia baleniera mette a rischio l'attività del whale watching - la
pacifica osservazione delle balene in mare - che ha un mercato mondiale di
un miliardo di dollari l'anno. La gente ama osservare questi affascinanti
animali da vivi. Di certo non fatti a pezzi dalle baleniere.
La nave Esperanza seguirà come un'ombra gli assassini di balene. Quest'anno
a bordo ci sono tre attivisti italiani: Caterina Nitto (secondo ufficiale),
Gianluca Morini (radio operatore), Simona Fausto (assistente cuoco).
Che il governo giapponese abbia salvato 50 megattere è una vittoria per
Greenpeace. La notizia che ora tutto il mondo aspetta è che nessun arpione
colpisca mai più una balena.
Le balene valgono molto più da vive che da morte. Per questo Greenpeace ha
lanciato una proposta per una rete di riserve marine che copra il 40 per
cento dei mari del Pianeta, inclusa una proposta specifica nel Mediterraneo.
Questa rete servirà a proteggere gli ecosistemi pelagici e quindi anche i
cetacei.
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