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Una varietà illegale di riso OGM è stata individuata in alcuni prodotti
cinesi venduti in Francia, Germania e Gran Bretagna. Greenpeace denuncia la
contaminazione, sottolinea i rischi sanitari legati all'impiego della
proteina Cry1Ac – un potenziale allergene – e chiede ai governi europei
misure immediate a tutela dei consumatori.
Greenpeace e Friends of the Earth, in Gran Bretagna, hanno testato diversi
prodotti confezionati contenenti riso. In cinque casi è stato trovato riso
transgenico illegale, mai approvato da nessuna autorità al mondo. Si tratta,
probabilmente, solo della punta dell'iceberg.
Il riso Ogm illegale è stato modificato per resistere agli insetti e
contiene una proteina, la Cry1Ac, che ha già prodotto reazioni allergiche
nei topi. Il riso in questione non è stato ancora approvato per la
coltivazione commerciale proprio a causa delle crescenti preoccupazioni
sulla sua sicurezza.
Quello che denunciamo oggi è solo l'ennesimo caso di contaminazione. Solo
poche settimane fa, avevamo chiesto di sospendere le importazioni di riso
dagli USA dopo aver trovato in commercio sul mercato statunitense il riso
OGM Liberty Link 602, una varietà di riso geneticamente modificata prodotta
dalla Bayer, ma non ancora autorizzata per la vendita in nessuna parte del
mondo.
L'EFSA sta attualmente valutando la richiesta della Bayer per l'importazione
in Europa di un altro riso OGM, il riso LLRICE62. La Bayer non ha però
fornito i dati necessari a contenere il rischio di contaminazione
ambientale. L'Italia - il maggior produttore europeo di riso - rischia più
di tutti in caso di contaminazione.
Questo ennesimo scandalo dimostra, ancora una volta, come l'industria degli
OGM non sia in grado di tenere sotto controllo la diffusione degli organismi
geneticamente modificati. I governi europei devono individuare e ritirare
dal mercato i prodotti contenenti riso illegale, verificando non solo il
riso di provenienza cinese, ma anche le importazioni da Paesi come gli Stati
Uniti, dove persiste un forte rischio di contaminazione.
[articolo tratto da
www.greenpeace.org/italy]
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