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E’ entrata in vigore questa mattina la tregua fra Governo ugandese e ribelli
firmata sabato scorso e che dà ai ribelli tre settimane per radunarsi
pacificamente nei punti stabiliti in sud Sudan dove li proteggerà il Governo
regionale. Così il Governo ugandese ha fermato gli attacchi contro l’LRA nel
nord del Paese e nel sud Sudan.
Sia il Governo che l’LRA sono ottimisti circa questa risoluzione pacifica
riguardante un conflitto che dura ormai da vent’anni. La firma dell’intesa
per cessare le ostilità ha dato ad entrambe le parti una nuova speranza che
fosse finalmente realizzabile un accordo completo.
“Nonostante un inizio difficoltoso dei colloqui, attualmente c’è una volontà
senza precedenti da entrambe le parti per raggiungere un accordo… nonostante
ci siano delle cose sulle quali non siamo ancora d’accordo… vediamo un
impegno maggiore e tutti noi siamo d’accordo sulla necessità di avere la
pace nel nord dell’Uganda”, queste le parole del capo della delegazione
ugandese ai colloqui Ruhakana Rugunda, Ministro degli Interni. D’accordo
anche la sua controparte dell’LRA, Martin Ojul, il quale ha dichiarato
tramite telefono all’IRIN che “l’LRA si sta impegnando più che mai in questo
processo”.
Nel prossimo round i mediatori dovranno trovare un compromesso, specialmente
alle richieste dell’LRA che includono fra l’altro una rappresentanza dell’LRA
in tutti gli eventi politici ed una totale autonomia del nord del Paese.
Il gruppo che monitorerà sulla tregua guidato dal Governo sud Sudanese
comprenderà due membri dell’LRA, due del Governo ugandese e dell’African
Union, che dovrebbe essere a Juba da questa settimana per cominciare a
monitorare l’applicazione dell’accordo.
Il Presidente Museveni aveva dichiarato lunedì scorso in una conferenza che
se l’LRA non coglierà l’occasione per una risoluzione pacifica l’esercito
sarà costretto a dargli la caccia. L’ICC ha dichiarato che i mandati di
arresto per accuse di omicidio, violenza sessuale ed arruolamento forzato di
bambini rimangono in atto.
Secondo l’accordo ai ribelli sarà garantito un passaggio sicuro a due luoghi
designati come punti di raduno: i ribelli che si trovano in sud Sudan ed in
Uganda dovranno andare al Owiny-ki-Bul sul lato orientale del Nilo nell’est
Equatoria in Sudan, quelli invece che si trovano nella Repubblica
Democratica del Congo andranno al Ri-Kwangba, nell’Equatoria occidentale
lato ovest del Nilo. Ai ribelli che non potranno spostarsi dal sud Sudan è
permesso riunirsi in qualsiasi luogo di culto in Uganda, secondo l’accordo.
Ciò che non è chiaro è cosa potrebbe accadere ai ribelli riuniti nei luoghi
stabiliti nel caso in cui le due parti falliscano il raggiungimento di un
accordo finale. Rugunda ha dichiarato che, nell’improbabile evento del
fallimento dei colloqui di pace, all’LRA dovrebbe essere permesso di
lasciare le aree di riunione pacificamente, “la possibilità di fallire è un
po’ improbabile”.
Intanto il leader ribelle Joseph Kony ed il suo vice si stanno riunendo nel
territorio congolese vicino al confine con la Repubblica Centro-Africana.
Il numero dei ribelli è stimato essere in totale fra i 500 ed i 5000.
Secondo il portavoce dell’esercito ugandese Kulayigye nel nord del Paese non
ci sarebbero più di cento ribelli, il loro passaggio sarà assicurato dall’UPDF
(Ugandan People's Defence Force).
Domenica scorsa Vincent Otti, secondo al comando del gruppo ribelle, ha
chiamato una radio locale di Gulu (nel nord) per esortare i ribelli a
rispettare l’accordo per la cessazione delle ostilità, dicendo che è
“reale”. “Non rapite le persone e non rubate cibo. Se volete del cibo
chiedetelo alle comunità. Non commettete atrocità né imboscate durante i
vostri spostamenti”.
Le organizzazioni umanitarie hanno riferito, secondo quanto riporta la BBC,
di essere pronte ad assistere le donne ed i bambini catturati dall’LRA e
forzati a diventare mogli o usati come soldati o schiave che saranno
rilasciati conformemente all’accordo.
Ruth Nankabirwa, Ministro subalterno della difesa dell’Uganda, ha detto che
ora l’UPDF ha il dovere di proteggere la gente e l’ordine di non sparare ai
ribelli a meno che non si tratti di difendere la popolazione. “Ora si è in
un periodo di silenzio e quindi non ci si aspettano spari nel nord del Paese
o nelle aree designate a corridoi di salvezza”.
Si attende, infine, un annuncio da parte di Joseph Kony, che ha dichiarato
un cessate il fuoco unilaterale il 4 agosto scorso, che riaffermi la recente
tregua.
[articolo tratto da
www.warnews.it]
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