AIUTAILMONDO - CLXIV - venerdì 15 settembre 2006

Nel mondo l'acqua scorre ancora lenta.


Due miliardi e mezzo di persone senza servizi igienici di base, oltre un miliardo senza disponibilità di acqua potabile adeguata. La strada per raggiungere il settimo Obiettivo di sviluppo del millennio, incentrato sull’ambiente e sull’accesso all’acqua pulita, è ancora lunga e il traguardo del 2015 poco raggiungibile se non si moltiplicano gli sforzi.
Un bene non scontato. Il richiamo viene dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dall’Unicef, che in un nuovo resoconto (MDG Drinking Water and Sanitation Target-The Urban and Rural Challenge of the Decade) sottolineano, numeri alla mano, come sia necessario raddoppiare gli sforzi per ottenere il risultato sulla disponibilità di servizi igienici e fognature, e aumentarli di un terzo per quanto concerne l’accesso all’acqua pulita. “E’ una tragedia che il mondo non raggiunga l’Obiettivo di sviluppo del millennio sull’acqua e i sistemi fognari. L’acqua potabile sicura e i sistemi fognari sono essenziali per la salute al punto da essere dati per scontati” afferma Anders Nordström, facente funzioni del Direttore generale dell’Oms. “Gli sforzi per prevenire morti per diarrea e altre malattie sono destinati al fallimento se le persone non hanno accesso ad acqua potabile sicura e ai servizi igienici”. Nordström aggiunge che l’intervento in questo ambito potrebbe ridurre di circa un quarto le malattie collegabili all’ambiente.
I bambini e l’Africa. Gli effetti del troppo lento percorso verso il miglioramento delle fonti di acqua ricadono in particolare sui bambini: secondo l’Oms, nel solo 2005, 1,6 milioni di piccoli con meno di cinque anni sono morti a causa dell’acqua non sicura e di misure igieniche inadeguate: una media di 4.500 bambini ogni giorno. Diarrea, infezioni parassitarie, colera, tifo, dissenteria: tutte malattie collegate all’acqua che minacciano la loro salute. A rischio in particolare sono le città nei paesi poveri, dove la rapida espansione della popolazione ha portato a maggiori richieste per garantire sia l’accesso all’acqua potabile, sia un sistema di smaltimento adeguato. Le aree più critiche rimangono nell’Africa subsahariana, dove fra il 1990 e il 2004 le persone senza accesso all’acqua sicura sono aumentate del 23 percento e nel 2004 solo il 37 percento aveva accesso ai servizi igienici di base, a fronte di una media globale del 59 percento. In mezzo a tanti numeri negativi, viene riportato anche qualche successo, a dimostrare che la strada verso l’obiettivo è percorribile. In particolare, viene riportato quanto ottenuto in una regione dell’Etiopia, dove nel 2003 poco meno del 4 percento della popolazione aveva la disponibilità di servisi igienici e venivano costruite un centinaio di latrine ogni anno. Nel 2005, invece, il numero di nuove latrine è arrivato a 26.400.

[articolo tratto da www.peacereporter.net]
 

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