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LIBANO - Tra il 13 e il 14 luglio scorso, un bombardamento da parte
della marina israeliana ha fatto saltare la centrale elettrica di Jieh a 28
chilometri da Beirut, provocando uno sversamento in mare di "olio
combustibile pesante" per una quantità compresa tra le 10 mila e le 15 mila
tonnellate.
A causa dei venti provenienti da sud ovest, la marea nera si è diffusa lungo
la costa e si stima che abbia al momento raggiunto un'estensione di 150
chilometri in direzione nord-est, così da arrivare a lambire le coste della
Siria, oltre a essersi propagata per alcune decine di chilometri al largo.
Non essendo possibile sorvolare l'area, a causa del perdurare del conflitto
bellico, le uniche immagini disponibili per rilevare l'effettiva estensione
della contaminazione sono quelle che arrivano da satellite.
Sempre a causa della guerra, le operazioni di pulizia e contenimento della
marea nera non hanno avuto inizio prima del 9 agosto, quando alcuni comuni
locali - con mezzi e tecniche di fortuna - hanno avviato le prime operazioni
di recupero dell'inquinante e di pulizia di alcune spiagge. Nulla si conosce
sulla destinazione finale della sabbia e dell'olio combustibile recuperato.
Il 15 agosto ulteriori operazioni di pulizia sono state avviate nel porto di
Jbeil, uno dei porti strategici della zona, da parte del Ministero
dell'Ambiente libanese, supportato da esperti dell'Unione Europea e con
adeguata attrezzatura fornita dal governo norvegese.
Sebbene Svezia, Spagna e Italia si siano offerte di spedire ulteriori
equipaggiamenti e aiuti, il materiale non è ancora stato spedito e, ancora
oggi, a oltre un mese di distanza, le operazioni di bonifica stanno
incontrando grosse difficoltà sul piano tecnico e logistico, tanto che la
capacità di risposta è stata praticamente nulla. Una volta avviate
seriamente lungo tutta la costa interessata, le operazioni potranno durare
dai 6 ai 12 mesi. La fuoriuscita avrà impatti significativi e di lungo
periodo, anche perché l'olio combustibile pesante è persistente
nell'ambiente. Quella in Libano è una catastrofe naturale paragonabile a
quella avvenuta nel 2002 in Galizia, quando la Prestige riversò in mare
circa 5 mila tonnellate di greggio, affondando insieme al resto del carico:
ulteriori 70 mila tonnellate che dal fondo del mare sono andate via via
disperdendosi nell'oceano in questi anni.
INDIA - Il 15 agosto scorso, in pieno oceano indiano, a circa 470
chilometri dalla costa indiana, la petroliera giapponese "Bright Artemis",
si è scontrata con una piccola nave cargo che stava cercando di assistere.
Il cargo aveva lanciato segnale di emergenza a causa di un incendio a bordo.
L'impatto ha causato la fuoriuscita di oltre 4.500 tonnellate di greggio
nelle acque tra Sumatra e Sri Lanka, nei pressi delle isole Nicobar. La
fuoriuscita ha coinvolto solamente due dei serbatoi della Bright Artemis,
che ha poi lasciato il luogo dell'incidente proseguendo il proprio viaggio.
La fuoriuscita è avvenuta a centinaia di chilometri da terra, ed è quindi
improbabile un impatto sulla costa. L'incidente è tuttavia una riprova della
facilità con cui possono verificarsi sversamenti di petrolio in mare. Anche
in questo caso un interrogativo rimane aperto: chi pagherà i costi dei danni
all'ambiente?
[articolo tratto da
www.greenpeace.org/italy]
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