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  AIUTAILMONDO - CLXII - mercoledì 13 settembre 2006

Marea Nera - Un'estate da dimenticare... (parte II)


LIBANO - Tra il 13 e il 14 luglio scorso, un bombardamento da parte della marina israeliana ha fatto saltare la centrale elettrica di Jieh a 28 chilometri da Beirut, provocando uno sversamento in mare di "olio combustibile pesante" per una quantità compresa tra le 10 mila e le 15 mila tonnellate.
A causa dei venti provenienti da sud ovest, la marea nera si è diffusa lungo la costa e si stima che abbia al momento raggiunto un'estensione di 150 chilometri in direzione nord-est, così da arrivare a lambire le coste della Siria, oltre a essersi propagata per alcune decine di chilometri al largo. Non essendo possibile sorvolare l'area, a causa del perdurare del conflitto bellico, le uniche immagini disponibili per rilevare l'effettiva estensione della contaminazione sono quelle che arrivano da satellite.
Sempre a causa della guerra, le operazioni di pulizia e contenimento della marea nera non hanno avuto inizio prima del 9 agosto, quando alcuni comuni locali - con mezzi e tecniche di fortuna - hanno avviato le prime operazioni di recupero dell'inquinante e di pulizia di alcune spiagge. Nulla si conosce sulla destinazione finale della sabbia e dell'olio combustibile recuperato. Il 15 agosto ulteriori operazioni di pulizia sono state avviate nel porto di Jbeil, uno dei porti strategici della zona, da parte del Ministero dell'Ambiente libanese, supportato da esperti dell'Unione Europea e con adeguata attrezzatura fornita dal governo norvegese.
Sebbene Svezia, Spagna e Italia si siano offerte di spedire ulteriori equipaggiamenti e aiuti, il materiale non è ancora stato spedito e, ancora oggi, a oltre un mese di distanza, le operazioni di bonifica stanno incontrando grosse difficoltà sul piano tecnico e logistico, tanto che la capacità di risposta è stata praticamente nulla. Una volta avviate seriamente lungo tutta la costa interessata, le operazioni potranno durare dai 6 ai 12 mesi. La fuoriuscita avrà impatti significativi e di lungo periodo, anche perché l'olio combustibile pesante è persistente nell'ambiente. Quella in Libano è una catastrofe naturale paragonabile a quella avvenuta nel 2002 in Galizia, quando la Prestige riversò in mare circa 5 mila tonnellate di greggio, affondando insieme al resto del carico: ulteriori 70 mila tonnellate che dal fondo del mare sono andate via via disperdendosi nell'oceano in questi anni.

INDIA - Il 15 agosto scorso, in pieno oceano indiano, a circa 470 chilometri dalla costa indiana, la petroliera giapponese "Bright Artemis", si è scontrata con una piccola nave cargo che stava cercando di assistere.
Il cargo aveva lanciato segnale di emergenza a causa di un incendio a bordo. L'impatto ha causato la fuoriuscita di oltre 4.500 tonnellate di greggio nelle acque tra Sumatra e Sri Lanka, nei pressi delle isole Nicobar. La fuoriuscita ha coinvolto solamente due dei serbatoi della Bright Artemis, che ha poi lasciato il luogo dell'incidente proseguendo il proprio viaggio.
La fuoriuscita è avvenuta a centinaia di chilometri da terra, ed è quindi improbabile un impatto sulla costa. L'incidente è tuttavia una riprova della facilità con cui possono verificarsi sversamenti di petrolio in mare. Anche in questo caso un interrogativo rimane aperto: chi pagherà i costi dei danni all'ambiente?

[articolo tratto da www.greenpeace.org/italy]
 

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