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ALASKA - Fonte di continui allarmi e tensioni è la situazione in
Alaska, presso l'impianto di Prudhoe Bay proprietà di BP, uno dei giganti
mondiali del petrolio. La Società ha recentemente cambiato il proprio nome
da "British Petroleum" a "Beyond Petroleum" volendo così lasciar intendere
che l'era dell'oro nero sarebbe già superata. Tuttavia, a quanto pare dai
continui incidenti a Prudhoe Bay, non sembra che sia così.
Lo scorso marzo 2006 l'immenso impianto di estrazione di Prudhoe Bay – è
questo il maggiore impianto del nord america con una produzione di oltre 400
mila barili al giorno che soddisfano ben l'8 per cento del disperato
fabbisogno statunitense di petrolio – aveva rilasciato nell'ambiente oltre
un milione di litri di petrolio (circa 850 tonnellate) in seguito ad una
falla nelle condutture di un oleodotto. Questo tipo di perdite non
rappresentano eventi straordinari: l'estrazione del petrolio è continuamente
accompagnata da perdite delle condutture, esplosioni più o meno gravi,
incidenti, infortuni e anche morti tra i dipendenti.
Proprio lo scorso 6 agosto la compagnia britannica ha annunciato che, in
seguito ad analisi effettuate sull'impianto, lo stesso oleodotto presentava
una nuova crepa dovuta a corrosione, oltre ad altre diverse anomalie. In
seguito alla scoperta BP ha dunque deciso di chiudere metà dell'impianto di
Prudheo Bay, così da consentire le operazioni di riparazione dell'oleodotto.
La produzione è scesa a 185 mila barili al giorno e la Società non ha
rilasciato dichiarazioni in merito ai tempi necessari per riportare la
stessa ai normali livelli. Stime del governo americano parlavano di sei mesi
di stop.
Dopo circa due settimane, lo scorso 17 agosto, proprio mentre BP stava
pianificando un aumento di produzione di 20 mila barili al giorno, un
secondo incidente ha interessato l'impianto in Alaska: un aumento improvviso
di pressione in alcune condutture avrebbe fatto cadere i tubi dalla propria
sede, facendoli finire sulla delicata tundra sottostante. Per fortuna
nessuna fuoriuscita di greggio ha sconvolto il già provato territorio.
Paradossalmente Prudhoe Bay si trova nell'Artico, dove gli impatti del
cambiamento climatico sono particolarmente evidenti e drammatici. Qui la
temperatura sta infatti salendo da tre a cinque volte più velocemente che
nel resto del pianeta e, di conseguenza, il ghiaccio è sempre più sottile e
in ritirata.
FILIPPINE - Un grave incidente è avvenuto al largo delle Filippine lo
scorso 11 agosto, quando la petroliera "Solar I" della Petron Corp - una tra
le tre maggiori compagnie petrolifere filippine - è affondata nello stretto
di Guimaras con a bordo oltre 2 milioni di litri di "olio combustibile
pesante". Al momento del disastro oltre 200 mila litri di olio nero e
catramoso si sono riversati in mare per quello che è stato definito il
peggior disastro ecologico da petrolio nella storia del Paese, tanto che il
Governo ha chiesto assistenza internazionale per gli interventi di
ripristino.
La petroliera è tuttavia affondata in acque profonde, rendendo il recupero
improbabile. La nave sarà così una bomba ecologica a tempo con nelle stive
ancora 1,8 milioni di litri di veleni, pari a circa 1.700 tonnellate di olio
combustibile. Sebbene solo il 10 per cento dell'olio pesante sia
fuoriuscito, la petroliera continua a perderne 200 litri all'ora e gli
impatti sugli ecosistemi sono già stati rilevantissimi: circa 320 chilometri
di costa è coperta da uno strato nero e fangoso. Chilometri e chilometri di
barriera corallina sono stati distrutte così come 1.100 ettari di riserve
marine, e alcune foreste di mangrovie della zona. All'incirca 26 mila
pescatori hanno già perso gli habitat e le risorse naturali fonte del loro
sostentamento.
[articolo tratto da
www.greenpeace.org/italy]
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