GREENEPEACE.it
  AIUTAILMONDO - CLXI - martedì 12 settembre 2006

Marea Nera - Un'estate da dimenticare... (parte I)


ALASKA - Fonte di continui allarmi e tensioni è la situazione in Alaska, presso l'impianto di Prudhoe Bay proprietà di BP, uno dei giganti mondiali del petrolio. La Società ha recentemente cambiato il proprio nome da "British Petroleum" a "Beyond Petroleum" volendo così lasciar intendere che l'era dell'oro nero sarebbe già superata. Tuttavia, a quanto pare dai continui incidenti a Prudhoe Bay, non sembra che sia così.
Lo scorso marzo 2006 l'immenso impianto di estrazione di Prudhoe Bay – è questo il maggiore impianto del nord america con una produzione di oltre 400 mila barili al giorno che soddisfano ben l'8 per cento del disperato fabbisogno statunitense di petrolio – aveva rilasciato nell'ambiente oltre un milione di litri di petrolio (circa 850 tonnellate) in seguito ad una falla nelle condutture di un oleodotto. Questo tipo di perdite non rappresentano eventi straordinari: l'estrazione del petrolio è continuamente accompagnata da perdite delle condutture, esplosioni più o meno gravi, incidenti, infortuni e anche morti tra i dipendenti.
Proprio lo scorso 6 agosto la compagnia britannica ha annunciato che, in seguito ad analisi effettuate sull'impianto, lo stesso oleodotto presentava una nuova crepa dovuta a corrosione, oltre ad altre diverse anomalie. In seguito alla scoperta BP ha dunque deciso di chiudere metà dell'impianto di Prudheo Bay, così da consentire le operazioni di riparazione dell'oleodotto. La produzione è scesa a 185 mila barili al giorno e la Società non ha rilasciato dichiarazioni in merito ai tempi necessari per riportare la stessa ai normali livelli. Stime del governo americano parlavano di sei mesi di stop.
Dopo circa due settimane, lo scorso 17 agosto, proprio mentre BP stava pianificando un aumento di produzione di 20 mila barili al giorno, un secondo incidente ha interessato l'impianto in Alaska: un aumento improvviso di pressione in alcune condutture avrebbe fatto cadere i tubi dalla propria sede, facendoli finire sulla delicata tundra sottostante. Per fortuna nessuna fuoriuscita di greggio ha sconvolto il già provato territorio. Paradossalmente Prudhoe Bay si trova nell'Artico, dove gli impatti del cambiamento climatico sono particolarmente evidenti e drammatici. Qui la temperatura sta infatti salendo da tre a cinque volte più velocemente che nel resto del pianeta e, di conseguenza, il ghiaccio è sempre più sottile e in ritirata.

FILIPPINE - Un grave incidente è avvenuto al largo delle Filippine lo scorso 11 agosto, quando la petroliera "Solar I" della Petron Corp - una tra le tre maggiori compagnie petrolifere filippine - è affondata nello stretto di Guimaras con a bordo oltre 2 milioni di litri di "olio combustibile pesante". Al momento del disastro oltre 200 mila litri di olio nero e catramoso si sono riversati in mare per quello che è stato definito il peggior disastro ecologico da petrolio nella storia del Paese, tanto che il Governo ha chiesto assistenza internazionale per gli interventi di ripristino.
La petroliera è tuttavia affondata in acque profonde, rendendo il recupero improbabile. La nave sarà così una bomba ecologica a tempo con nelle stive ancora 1,8 milioni di litri di veleni, pari a circa 1.700 tonnellate di olio combustibile. Sebbene solo il 10 per cento dell'olio pesante sia fuoriuscito, la petroliera continua a perderne 200 litri all'ora e gli impatti sugli ecosistemi sono già stati rilevantissimi: circa 320 chilometri di costa è coperta da uno strato nero e fangoso. Chilometri e chilometri di barriera corallina sono stati distrutte così come 1.100 ettari di riserve marine, e alcune foreste di mangrovie della zona. All'incirca 26 mila pescatori hanno già perso gli habitat e le risorse naturali fonte del loro sostentamento.

[articolo tratto da www.greenpeace.org/italy]
 

Muro di AiutailMondo  |  Il Caffè  |  Le Finestre di AiutailMondo  |  Atlante  |  Sostenitori  |  Sostieni

AiutailMondo.Gransito.com 2006