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Una generazione è trascorsa da quel 26 aprile 1986, giorno in cui a
Chernobyl si è verificato un pauroso incidente nucleare, ma è solo un fugace
attimo se misuriamo il tempo necessario decadimento radioattivo di molte
delle sostanze coinvolte nel pauroso incidente. Oggi, in Ucraina un
sarcofago, enorme, in cemento armato fa da monumento alla tragedia e, dopo
soli vent’anni non è nemmeno certo riesca a mantenerci al sicuro.
A questa riflessione è dedicato il convegno “Cernobyl vent’anni dopo. Per un
futuro sostenibile e senza nucleare” voluto da Greenpeace Italia,
Legambiente e WWF Italia per ricordare cosa significa utilizzare oggi
l’energia nucleare e quali siano i reali costi da sopportare.
A partecipare all’incontro, tra gli altri: il sindaco di Roma, Walter
Veltroni, il presidente Legambiente, Roberto Della Seta; il presidente di
Greenpeace Italia, Walter Ganapini, il presidente del WWF Italia, Fulco
Pratesi con gli scienziati Massimo Tosti Balducci, Medicina nucleare-
Ospedale di Grosseto, Sandro Fabbri, ARPA Emilia Romagna, Gianni Mattioli e
Massimo Scalia, dell’Università di Roma, Federico Butera, Politecnico di
Milano e Gianni Silvestrini, Kyoto Club- Politecnico di Milano. Il tempo
infatti è una delle variabili principali da considerare per valutare i
costi: non esiste la possibilità scientifica di dimostrare il mantenimento
delle condizioni di sicurezza necessarie per alcune centinaia di migliaia di
anni richieste dai rifiuti radioattivi di III categoria, né è possibile
valutare i costi per mantenere in sicurezza un simile sito per tempi tanto
lunghi difendendolo anche da possibili attacchi terroristici.
“Quella nucleare è da sempre stata la più costosa delle fonti energetiche.
Se si pensasse di costruire una nuova centrale nucleare, questa sarebbe
terminata dopo il 2010, secondo il Dipartimento dell’Energia degli Stati
Uniti.Non solo, alla fine il costo di 1 kWh di energia elettrica verrebbe a
costare 6,13 centesimi di dollaro, quando lo stesso kWh prodotto da gas
costerebbe 4,96 centesimi, da carbone 5,34 centesimi, da fonte eolica 5,05
centesimi.” – ha detto Fulco Pratesi Presidente del WWF Italia – “Sono
risultati analoghi a quelli di uno studio realizzato dalla Chicago
University, così come in uno studio del Massachusetts Institute of
Technology nel 2003 si assegnavano i costi più alti al kWh nucleare. Per di
più, queste valutazioni economiche già poco favorevoli all’energia nucleare,
potrebbero essere fortemente sottostimate in particolare per quanto concerne
i costi del decommissionamento degli impianti e il trattamento delle scorie
di lungo periodo”.
Greenpeace ha presentato un rapporto redatto in collaborazione con 52
scienziati e l’Accademia delle Scienze russa che valuta, a vent’anni di
distanza, l’impatto sulla salute umana dell’incidente. “I tumori
attribuibili a Chernobyl in Bielorussia sono circa 270 mila, di cui 93 mila
fatali. Sulla base dei dati demografici, negli ultimi 15 anni circa 60 mila
casi di morte in più si sono registrati in Russia, mentre le stime della
mortalità totale in Bielorussia e Ucraina possono raggiungere altri 140 mila
casi” afferma Walter Ganapini, Presidente di Greenpeace Italia. “Nel
complesso quindi si tratta di un aumento di tumori mortali fino a 200 mila
casi, registrati tra il 1990 e il 2004. Queste valutazioni contrastano con
quelle del Forum Chernobyl dell’Aiea che prevede appena quattromila morti
attribuibili all’incidente.”
Legambiente parteciperà alla manifestazione di fronte alla centrale di
Cernobyl, il 25 aprile: “Una delegazione in partenza dall’Italia – spiega
Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente – sarà lì nel
ricordo delle vittime di quella tragedia, ma soprattutto per il futuro di
quei bambini che da anni Legambiente ospita in Italia. Vorremmo che il
ventennale dell’incidente nucleare sollecitasse un ulteriore cambiamento di
rotta. Nonostante la pressione del mondo ambientalista, non è stata avviata
in questi anni su scala nazionale ed internazionale né una politica di
risparmio energetico né una politica di investimento nelle fonti
rinnovabili, degna di questo nome. Per giunta oggi i nostalgici dell’atomo,
e ce ne sono sia tra gli scienziati che tra i politici, tornano a parlare e
pensare al nucleare nonostante sia ormai evidente la non convenienza di
questa scelta da tutti i punti di vista”.
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