Aiuta il Mondo - CLVII - mercoledì 19 aprile 2006

Vent'anni dopo il disastro nucleare di Cernobyl


Due esplosioni, una dietro l’altra, la notte del 26 aprile 1986 al reattore della quarta unità di Cernobyl. 11 miliardi di miliardi di Baquerel la radioattività rilasciata dalle esplosioni, un valore 30 miliardi di volte superiore alla dose massima utilizzata per terapie radiologiche di tumori, con 6 pompieri, 24 dipendenti e 31 liquidatori morti per effetto delle radiazioni. 10 i giorni impiegati per spegnere gli incendi, 130.000 gli abitanti dei 76 villaggi evacuati nel raggio di 30 km dalla centrale. La centrale di Cernobyl ha cessato la sua attività il 15 dicembre del 2000, ma ancora oggi le conseguenze sono gravissime. Il fall-out radioattivo, infatti, ha interessato oltre 1500 chilometri quadrati di territorio tra Bielorussia, Ucraina e Russia, coinvolgendo più di 3 milioni di persone.
Sono alcuni numeri del più grande disastro nella storia del nucleare civile che Legambiente ha riportato in un dossier in occasione del convegno organizzato con Greenpeace e Wwf, e con la collaborazione del Comune di Roma, "Cernobyl, 20 anni dopo. Per un futuro sostenibile e senza nucleare". A distanza di vent’anni dal peggior disastro nella storia del nucleare civile, dunque, è tempo anche di bilanci e riflessioni.
«Nonostante la pressione del mondo ambientalista e la storica vittoria nel referendum contro il nucleare, - ha spiegato Roberto Della Seta, presidente di Legambiente - non è stata avviata in questi anni su scala nazionale ed internazionale né una politica di risparmio energetico né una politica di investimento nelle fonti rinnovabili, degna di questo nome. La crisi derivata dalla diminuzione delle scorte di petrolio, - continua Della Seta - anche in conseguenza del massiccio ricorso al petrolio delle economie in via di rapido sviluppo come la Cina e l’India, ha riacceso il dibattito sul futuro dell’energia nucleare. Contemporaneamente – conclude il presidente di Legambiente - i sempre più evidenti cambiamenti climatici che la comunità scientifica internazionale attribuisce, ormai quasi all’unisono, all’eccessivo consumo di carburanti fossili, hanno rinnovato l’interesse, soprattutto in Europa, per l’utilizzo dell’energia nucleare come fonte alternativa».

NUMERI DI UN'IMMANE TRAGEDIA
2 - le esplosioni consequenziali la notte del 26 aprile 1986 al reattore della IV unità di Cernobyl
4 - i piloti di elicottero che morirono in volo sopra la centrale
6 - i pompieri intervenuti per spegnere l’incendio e morti pochi giorni dopo per effetto delle radiazioni
10 - i giorni necessari per spegnere gli incendi
24 - i dipendenti della centrale morti tra il 26 aprile e il 31 luglio per effetto delle radiazioni (uno è rimasto sotto le macerie)
31 - i liquidatori morti poco tempo dopo l’intervento alla centrale per le dosi di radiazione assorbite
180 - le tonnellate di combustibile che si stima siano ancora all’interno del reattore
1000 - i metri quadrati di crepe sul sarcofago
1800 - i casi di cancro alla tiroide in bambini tra 0 e 14 anni
5000 - tonnellate di sabbia, boro, piombo e fosfati versati sopra le macerie
50.000 - gli abitanti di Pripjat mai rientrati nelle proprie case
130.000 - gli abitanti dei 76 villaggi evacuati nel raggio di 30 chilometri dalla centrale
150.000 - i chilometri quadrati di territorio ancora contaminato
1,5 milioni - le persone che vivono ancora oggi in aree con livelli di contaminazione superiori a 1 Curie/chilometro quadrato
11 miliardi di miliardi - la radioattivà in Bequerel rilasciata nelle esplosioni, 30 miliardi di volte superiore alla dose massima utilizzata per terapie radiologiche
 


articolo tratto da www.lanuovaecologia.it

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