Aiuta il Mondo - CLVI - venerdì 7 aprile 2006

La lunga grande protesta del Nepal.


Dopo le elezioni farsa dell’8 febbraio, prosegue lo scontro tra il sovrano Gyanendra e le forze di opposizione. Le ultime settimane sono state segnate da violenti scontri tra le forze del RNA, l’Esercito Nazionale Nepalese, e i ribelli maoisti guidati da Prachanda, che hanno interrotto il cessate il fuoco proclamato unilateralmente il 3 settembre scorso.
Le consultazioni amministrative indette dal sovrano all’inizio di febbraio si sono concluse con la prevedibile vittoria delle forze favorevoli alla monarchia. Gyanendra intendeva presentarle alla comunità internazionale e al proprio Paese come una legittimazione da parte del popolo al proprio governo, ma il netto rifiuto da parte dei principali partiti di opposizione e delle forze maoiste di prendervi parte, e il clima di violenze e intimidazioni in cui si sono svolte, hanno impedito al sovrano di strumentalizzarle per i suoi scopi, e le hanno trasformate in una consultazione vuota di ogni rappresentatività politica. Alle accuse del sovrano di essere il vero ostacolo al processo di democratizzazione del Paese, i maoisti hanno reagito con la proclamazione, il 14 marzo, di un blocco totale della circolazione. La protesta, secondo fonti AsiaNews, sarebbe dovuta durare tre settimane, con lo scopo di paralizzare il Paese e spingere la popolazione all’esasperazione. Molte città del Nepal, tra cui la capitale Kathmandu devono infatti essere rifornite periodicamente di generi di prima necessità attraverso camion e mezzi pesanti. Ma il19 febbraio, a seguito delle pressioni della coalizione dei sette partiti di opposizione, i ribelli hanno tolto il blocco, ed è stata annunciata la conclusione di un accordo tra i due schieramenti che si oppongono al re. «Abbiamo trovato l’accordo sulla base del fatto che un’azione di massa è l’unico modo per uscire dall’impasse attuale e di ripristinare la democrazia», si legge, sempre secondo AsiaNews, in un comunicato congiunto. L’intesa prevede anche una «vasta manifestazione pacifica» indetta per l’8 aprile, e un nuovo sciopero generale di quattro giorni a partire dal 6.
«Sappiamo che lo sciopero generale causerà dei problemi alla popolazione - ha dichiarato, secondo AsiaNews, Subash Nemwang, capo del partito comunista del Nepal - chiediamo di resistere e di affrontare quattro giorni di difficoltà per la causa più importante della democrazia». Subito dopo l’eliminazione del blocco si sono avuti violenti scontri tra i maoisti e l’esercito nepalese. L’ultimo incidente è avvenuto il 21 marzo: fonti di AsiaNews riferiscono che, a Kathmandu, nell’esplosione di un palazzo che ospitava un ente per la protezione della natura presieduto dal principe Paras, figlio di Gyanendra, due soldati sono rimasti gravemente feriti.
Nei giorni precedenti, durante due offensive nei distretti di Kavre e Jhapa, sono morte in tutto 54 persone, tra soldati, ribelli e civili. La contrapposione tra il Governo e l’opposizione si va trasformando sempre più chiaramente in uno scontro frontale: nessuno dei due schieramenti sembra intenzionato a muovere un passo sulla strada del dialogo, e in molte province si respira ormai un clima che rasenta la guerra civile, con posti di blocco per le strade, divieti di circolazione e imposizione del coprifuoco.
La popolazione civile non è favorevole al dispotismo di Gyanendra, ma è sempre più risulta esasperata dalle azioni della guerriglia comunista. «Solo una lotta pacifica - ha commentato ai microfoni di AsiaNews Ram Ekbal Choudhary, attivista per i diritti umani - può costringere il re a non utilizzare l’esercito per sopprimere ogni protesta. Il re sa che un ulteriore ricorso alla forza contro le manifestazioni pacifiche dei partiti politici e del popolo porterebbe maggior isolamento e proteste da parte della comunità internazionale. Ma ora i maoisti provocano un’escalation di violenza, che fornirà una facile scusa al re per usare la forza contro ogni opposizione, anche dei partiti politici. Anche la comunità internazionale resta muta di fronte alla violenza dei maoisti».
In questa situazione, la strategia di opposizione totale adottata dai ribelli maoisti presta facilmente il fianco ai tentativi di Gyanendra di addossare la responsabilità delle ripetute violazioni dei diritti umani, delle continue uccisioni negli scontri a fuoco e dell’estrema povertà in cui versa ormai il popolo nepalese esclusivamente al movimento armato comunista.


articolo tratto da www.warnews.it 

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