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  Aiuta il Mondo - CLIII - giovedì 30 marzo 2006

I buscones e il dramma dell'immigrazione clandestina di Haiti.


Haiti e la Repubblica Dominicana alle prese con il problema dell'immigrazione clandestina.
Questa volta il grido d’allarme arriva da un confine molto particolare: quello fra Haiti e la Repubblica Dominicana. Una zona del pianeta della quale poco si parla e poco si sa. Eppure è una delle regioni più calde del mondo per quanto riguarda immigrazione clandestina, traffico di organi e di persone.
La situazione. Gli haitiani scappano da una situazione drammatica. Ad Haiti manca tutto. La speranza di un futuro migliore per le nuove generazioni è riposta nei remoti cassetti dei sogni. Nelle tasche della gente non ci sono soldi, solo illusioni. E per questo, molto spesso, gli haitiani sono costretti a fuggire, alla ricerca di un domani più roseo. Ma quasi sempre sono senza documenti e questo è un grave problema. In una situazione come quella haitiana dove nel corso degli anni si sono alternati governi autoritari e violenti, l’ultimo pensiero dello Stato, ma anche della popolazione, era quello di far iscrivere i neonati all’anagrafe. In molti casi, infatti, ancora oggi chi richiede un passaporto non è in grado di fornire una data di nascita che sia certificata da un’autorità.
I buscones. Esiste però un modo abbastanza semplice di attraversare un confine senza essere forniti di documenti: attraversarlo illegalmente da clandestini. E ci sono persone, spietati trafficanti, che con un’organizzazione perfetta, riescono a far passare migliaia di clandestini da una frontiera all’altra. Come nel caso della frontiera fra Haiti e la Rep. Dominicana. Si chiamano buscones. Sono i trafficanti di uomini alla frontiera fra i due Paesi che occupano l’isola di Hispaniola. Sono abilissimi e guadagnano moltissimo denaro: circa 3 mila pesos dominicani per persona (circa 100 dollari Usa). Non bisogna però farsi ingannare dalla cifre. Rapportati a quelli pagati dei clandestini nord africani per arrivare sulle coste italiane o spagnole, sembrano veramente pochi. Ma non lo sono affatto. Haiti è il paese più povero del continente americano e uno dei più indigenti al mondo; cento dollari per un cittadino haitiano sono moltissimi, un vero lusso.
Connivenze. Si calcola che siano almeno 60mila i cittadini di origine haitiana che in un anno arrivano illegalmente, grazie ai buscones, nella Rep. Dominicana, e solo un decimo di loro (almeno per quest’anno sono stati circa 6 mila) vengono rimpatriati (in molti casi con la forza). Il percorso è presto fatto. Il clandestino paga la cifra richiesta al buscones che provvede ad accompagnarlo fino alla zona di confine, dove si dovrà corrompere il comandante della frontiera. Da qui entrano in gioco le forze dell’ordine, sia haitiane sia dominicane che forniscono appoggio logistico.
Senza la connivenza delle forze di polizia dei due paesi il passaggio dei clandestini sarebbe molto più difficile. In un secondo momento si devono corrompere tutte quelle persone che stanno ai posti di blocco in territorio dominicano che si trovano fra la frontiera di Dajabón, e le grandi città, come Santo Domingo dove ci sono molte possibilità di lavoro nel campo edilizio e dove gli immigrati cercano di arrivare per poter lavorare o per partire per altre destinazioni. Sono moltissimi, almeno dieci, i posti di blocco e, se i clandestini vogliono passare, devono pagare.
Il rimpatrio forzato. E bisogna anche dire che le operazioni di rimpatrio forzato dei cittadini haitiani sono un po’ diminuite nel corso dell’ultimo anno. Haiti e la Rep. Dominicana non sono due stati che si amano. E’ così da sempre. Pare anche che la pratica del rimpatrio forzato dei cittadini haitiani sia utilizzata dai governi di Santo Domingo come valvola di sfogo in momenti di crisi di immagine dell’Esecutivo. I motivi dei rimpatri, che colpiscono anche cittadini haitiani in regola, sono sempre gli stessi: i presunti atti criminali della popolazione che arriva da Port au Prince. Ma adesso le cose stanno cambiando grazie all’interessamento della società civile dominicana e alla stabilizzazione della politica haitiana. Anche qui adesso l’immigrato non necessariamente porta delinquenza. Bella scoperta.




 


articolo tratto da www.peacereporter.net

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