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  Aiuta il Mondo - CXLIV - mercoledì 13 aprile 2005

Chiapas: emarginati in casa.


Il governo messicano considera le popolazioni della selva con ostilità e indifferenza, come problema politico-militare di ordine pubblico. Non si ritiene certo coinvolto nelle loro difficoltà e nelle loro necessità. Sovranità e integrità territoriale è ciò di cui si occupa.

Nella selva chiapaneca, zona impervia, ricca di un biodiversità unica al mondo, situata nel profondo sud del Messico, vicino alla zona di confine con il Guatemala, anche il più banale degli spostamenti è difficoltoso. Il groviglio di piante fa della selva uno dei posti più impenetrabili dell'intero continente latino-americano. Qui vivono le comunità indigene zapatiste.
Le stesse comunità autoctone che nel gennaio del 1994 fecero il cosiddetto levantamiento, la sommossa popolare capeggiata dall'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZNL) per difendere i loro diritti e far conoscere al mondo la loro esistenza.

fotografia tratta dal periodico gratuito di Emergency (n.34)


Strutture scarse di numero e scadenti di qualità alle quali si accede a pagamento, alle quali, cioè, è impossibile accedere.
Uno dei problemi primari da risolvere è quello sanitario. In Chiapas ancora oggi si muore di difterite, di gastroenterite, di una semplice diarrea o di influenza. L'aspetto più impressionante è la difficoltà per un indigeno di farsi accettare in un ospedale governativo. Il Chiapas è una delle regioni più povere del mondo, con livelli molto alti di malnutrizione, assenza di assistenza sanitaria e degli altri servizi essenziali. Ma la forza delle comunità è stata quella di organizzarsi in caracol, il coordinamento dei municipi autonomi, creando una sorta di stato parallelo che dà la possibilità, a chi fa parte della comunità e non, anche di curarsi.
"La sanità è uno dei maggiori problemi ancora aperti al quale le comunità stanno lavorando da tempo. Le comunità hanno anche raggiunto diversi obiettivi positivi - racconta la giornalista di Rebeldia Gloria Munoz Ramirez, molto vicina ai capi indigeni chiapanechi - Stiamo organizzando un servizio sanitario di base in tutti i municipi e regioni poiché la salute è una delle priorità nelle comunità che resistono".
"Sarà tutto completamente autonomo e aperto a tutti. - ricorda Gloria - Nelle comunità non ci sono medicinali, non ci sono ambulanze, non esiste la possibilità di avere cure veloci. Tutto questo purtroppo è una cosa assolutamente normale, ma che deve cambiare".
La stragrande maggioranza delle strutture sanitarie pubbliche non è in grado di fornire un'assistenza sufficiente alla popolazione. Le poche strutture funzionanti sono private e di conseguenza molto costose ed inavvicinabili per le popolazioni indigene del Chiapas. Nell'ultimo anno, quando sono stati avviati i caracoles e sono entrate in funzione le giunte di buon governo (gli organismi di controllo delle comunità), "i centri di salute del governo hanno incrementato i soprusi nei confronti dei nostri compagni e compagne, a cui fanno molte domande, ma non forniscono nessuna assistenza. Per questo motivo la nostra gente ha paura di rivolgersi alle cliniche ufficiali. Per questo motivo sono nate delle strutture zapatiste", dichiarano i responsabili del governo autonomo che, insieme alle comunità, progettano un piano di prevenzione delle malattie oltre che di cura.

fotografia tratta dal periodico gratuito di Emergency (n.34)


La "medicina tradizionale": forse una scelta motivata; certamente una necessità imposta dalla mancanza di alternative.
"L'educazione alla prevenzione è una cosa essenziale nelle nostre comunità" ribadiscono dai caracoles. Fino ad alcuni mesi fa la prevenzione sanitaria nelle comunità <<era molto diseguale. Ogni municipio lavorava per sé e ce n'erano alcuni che non avevano niente, né case di salute (piccole costruzioni che fungono da pronto soccorso) né medici. Oggi ognuno dei sei municipi dichiarati ha una sua clinica in cui si svolgono corsi per operatori sanitari che in futuro assisteranno tutte le comunità.
<<Ma non dimentichiamo la tradizione, nei caracoles si lavora alla preparazione di corsi di erboristeria>>. Le cliniche autonome (chiamiamole così, ma sono solo dei piccoli edifici adibiti a pronto soccorso), come nella maggior parte dei centri d'assistenza comunitari, non hanno medici né infermieri. Sono gestite da "promotori di salute" delle comunità che realizzano anche le campagne di vaccinazione e medicina preventiva. 
"El Trabajo" è l'unico villaggio che ha un dottore. Si tratta di un medico praticante che si sta impegnando a svolgere il servizio sociale civile. <<I problemi sanitari si sono aggravati nelle comunità degli sfollati, in cui la difficoltà di applicare misure igieniche si somma all'impossibilità di coltivazione e questo dà luogo ad una grave carenza alimentare>>, fanno sapere i cooperanti internazionali sul posto.

La vita quotidiana insidiata dalla malattia; la malattia come condizione normale di vita. Necessità e problemi degli aiuti.
"La denutrizione è causa di morte per i più deboli. Il tasso di mortalità infantile è molto elevato. Le donne sono l'anello debole della società. Molte di loro muoiono durante il parto. La carenza di igiene è un problema grave e strutturale: in Chiapas mancano quasi totalmente le latrine, le fognature e l'acqua potabile. Il governo messicano non costruisce ospedali per gli indios, li abbandona al loro destino" conclude Gloria.
In questa regione rurale del paese esiste ancora oggi un effettivo rischio di ammalarsi di colera. Non meno frequenti sono le infezione di epatite A e B e la salmonella. Queste malattie sono provocate, nella maggioranza dei casi, dal consumo di alimenti non sicuri dal punto di vista igienico. L'anno 2004 è stato dal punto di vista delle infezioni un anno da dimenticare in questa regione del Messico. Oltre all'epatite, dilagante, alla salmonellosi e ad altre malattie di natura infettiva, si è avuto un enorme sviluppo del morbillo e della Dengue, una malattia tropicale di origine virale. E' stato molto importante, ma lo è ancora, il lavoro che stanno facendo delle cooperanti catalane nella zona nord del Chiapas. Fanno fisioterapia, in condizioni disagevoli. Non hanno bisogno di medicinali, il loro è un lavoro strettamente manuale; lo stanno insegnando anche ad alcuni membri delle comunità.
Lo scambio culturale che si produce nel corso dei massaggi ha aspetti inattesi: né gli uomini né le donne delle comunità indigene sono abituati a "farsi toccare" a scopo terapeutico, tanto meno osano denudarsi. Una pratica semplice e scontata diventa così un confronto di modelli di esistenza.

Finestra di AiutailMondo sul Messico.


- brano di Alessandro Grandi tratto dal periodico gratuito di Emergency (n°34, marzo 2005) -

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