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Novanta giorni dopo il terribile maremoto che si è abbattuto sulla regione dell’Oceano Indiano producendo il più grave disastro naturale di questa generazione, l’UNICEF passa dalla fase di emergenza a quella della pianificazione per una ricostruzione nel lungo periodo.
La strategia della nostra organizzazione si può riassumere con lo slogan “costruire nuovamente, e meglio”, da applicare alle scuole e alle infrastrutture sanitarie della cui riabilitazione il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia è il primo specialista mondiale.
“L’idea di costruire in un modo migliore rispetto a ciò che esisteva prima significa cogliere un’opportunità di progresso nel quadro di una terribile tragedia come questa” afferma Dan Toole, direttore dei Programmi di emergenza dell’UNICEF.
Secondo le stime ufficiali, il terremoto e il maremoto del 26 dicembre 2004 hanno ucciso oltre 280.000 persone, devastando profondamente le coste di India, Indonesia, Sri Lanka, Thailandia, Maldive, Malesia, Myanmar (l’ex-Birmania) e Somalia. Abitazioni, scuole, ponti e strade sono state spazzate via. La vita di milioni di persone è stata sconvolta. I dispersi si contano tuttora a decine di migliaia, e si valuta che 1,2 milioni di persone siano rimaste senza tetto. L’UNICEF stima che i bambini abbiano costituito un terzo delle perdite umane.
Una generosità senza paragoni
All’enormità della catastrofe ha risposto una solidarietà di pari entità. L’UNICEF aveva lanciato un appello ai donatori internazionali volto a raccogliere 144,5 milioni di dollari per gli aiuti umanitari urgenti del primo semestre. La risposta globale (422 milioni di dollari) apre la strada per programmare interventi di qui al 2010 nei settori idrico, igienico, sanitario ed educativo.
“Questo evento ha messo in luce la straordinaria potenza della generosità nel mondo” aggiunge Dan Toole. “Non si è trattato dell’exploit di una singola nazione e della sua gente. Dalla Malesia alla California alla Norvegia, i cittadini hanno donato denaro ed energia, tempo, ha inviato lettere e supporto in ogni maniera. Si tratta di una risposta senza precedenti”.
Risultati ottenuti
Fra i risultati più rilevanti (e meno rilevati) c’è il fatto di avere sventato il temuto propagarsi del traffico di minori, normalmente facilitato in un clima di caos e vulnerabilità che coinvolge migliaia di bambini.
“Con l’azione di sensibilizzazione abbiamo prevenuto il traffico di un gran numero di bambini a rischio” spiega Toole. “Sin dai primi giorni abbiamo lanciato l’allarme. Non abbiamo notato traffici o adozioni illecite perché i governi hanno rafforzato il loro controllo su queste pratiche, applicando con rigore le normative esistenti”.
Un altro esito positivo di questi primi 90 giorni è stato il riconoscimento dell’istruzione come uno strumento importante per proteggere i bambini dai pericoli e per ricondurli ad una situazione di normalità nel più breve tempo possibile.
“Negli ultimi dieci anni abbiamo lottato per fare sì che l’istruzione di base venisse considerata una parte essenziale delle strategie di risposta alle emergenze umanitarie” continua Dan Toole “Lo tsunami è stato un esempio perfetto di ciò che accade di positivo quando attribuiamo alla scolarità la giusta attenzione sin dall’inizio di una crisi. Questo è un patrimonio che non potrà essere disconosciuto in futuro”.
Uno sforzo gigantesco per la ricostruzione
Mentre si conclude la prima fase dell’emergenza, l’UNICEF sta coordinandosi con i governi dei vari Stati della regione per pianificare il da farsi a medio e lungo termine. L’impegno è di cogliere l’opportunità di offrire alla popolazione scuole, ospedali e ambulatori più efficienti di prima, e di migliorare le prospettive future di ogni bambino.
Dan Toole spiega che, sul versante sanitario, ciò si traduce in un potenziamento dei centri sanitari decentrati sul territorio: “Il piccolo ambulatorio di villaggio costa molto poco e fornisce una risposta immediata ai bisogni sanitari di base di una comunità”.
Man mano che l’attenzione del mondo gradualmente si allontana dai luoghi del maremoto, l’UNICEF si impegna a dedicarsi più che mai a dare seguito alle promesse. Una cura speciale sarà data al sostegno a lungo termine per il recupero psico-sociale dei bambini traumatizzati. “Abbiamo di fronte un compito gigantesco, che ci occuperà per il tempo a venire con tutte le nostre forze” conclude Dan Toole.
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