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  Aiuta il Mondo - CXXVII - mercoledì 16 febbraio 2005

Attentato in Libano. Morto l'ex primo ministro.


Autobomba a Beirut, l'ex premier tra le vittime. Si era dimesso a ottobre: con l'opposizione voleva che la Siria si ritirasse dal Libano. Con lui 9 morti e 40 feriti.

BEIRUT - Sono da poco passate le 13, ora locale (le 12 italiane), quando una violenta esplosione scuote il centro di Beirut facendo levare colonne di fumo nero sulla capitale libanese. Il bersaglio, colpito, è importante: l’ex premier e potente uomo politico libanese, Rafik Hariri, perde la vita. Con lui muoiono altre 9 persone, tra cui alcune delle sue guardie del corpo. Altri due ex ministri libanesi, Samir al-Jisr e Bassel Fleihane, dati in un primo tempo per spacciati, riescono invece a salvarsi. In totale i feriti sono un centinaio.
L'EX PREMIER NEL MIRINO - Si è trattato di un’esplosione particolarmente violenta, provocata da un’autobomba, con almeno 300 kg di esplosivo fatta detonare al passaggio del corteo di vetture che accompagnava l’ex premier, in una zona molto frequentata, quella del grandi alberghi vicino al lungomare. L’onda d’urto ha investito diversi edifici del centro città e il rumore è stato avvertito fin sopra alle colline, a est, che sovrastano la capitale. La facciata dell’Hotel St.George è andata completamente distrutta, danneggiati anche diversi edifici nei paraggi, fra i quali quello della banca britannica Hsbc e del Phoenicia Hotel. Almeno una ventina di vetture parcheggiate nei dintorni è andata in fiamme. L’esplosione ha lasciato un cratere di diversi metri. 
RIVENDICAZIONE- Un presunto gruppo islamico finora sconosciuto ha rivendicato l'attentato. Secondo quanto riferisce il direttore della redazione libanese di Al Jazira, una telefonata di rivendicazione dell'attentato è giunta all'ospedale dove è stato trasportato il corpo di Hariri. Una voce che non parlava un perfetto arabo avrebbe attribuito la strage a nome di una sigla nuova: «Gruppo della vittoria e della Jihad nel Paese di Al-Sham». In seguito la tv del Qatar ha trasmesso anche il video in cui un kamikaze si assume la responsabilità dell'azione omicida.

TENSIONE MEDIORIENTALE - L'ex primo ministro, al centro della vita politica in Libano dalla fine della guerra civile nel 1990, si era dimesso lo scorso ottobre dopo lo scontro con il presidente Emile Lahoud, il principale alleato di Damasco in Libano, dove sono stanziate circa 16 mila soldati siriani. Ma nelle ultime settimane Hariri si era unito agli appelli dell'opposizione che chiede alla Siria di ritirarsi. Questo grave attentato giunge in un momento di rinnovata tensione nel Paese mediorientale: mancano solo due mesi alle nuove elezioni legislative, la comunità internazionale preme per il ritiro delle truppe siriane, mentre gli Stati Uniti accusano Damasco di fiancheggiare il terrorismo. 
REAZIONI - Sul posto, poco dopo l’attentato, si è recato il primo ministro libanese Omar Karamé, mentre la seduta del Parlamento è stata interrotta. Il presidente siriano Bashar al-Assad ha definito l’attentato «un gesto criminale orribile». Il capo di Stato libanese Emile Lahoud, appoggiato dalla Siria e acerrimo rivale di Hariri, presiederà, secondo quanto riportato dall’agenzia stampa ufficiale Ani, una riunione straordianaria del Consiglio superiore della difesa, organo formato dai vertici della sicurezza del Paese. Il Consiglio, che ha definito la situazione «pericolosa», dovrà esaminare le «conseguenze del crimine che è costato la vita a Rafik Hariri» e potrebbe decretare anche lo stato d’emergenza. 
ACCUSE A GOVERNO E SIRIA - L'opposizione libanese ha accusato il governo e la Siria di essere responsabili della morte di Hariri. Ad una conferenza stampa a Beirut, l'opposizione ha chiesto anche il ritiro immediato delle truppesiriane presenti in Libano. Walid Eido, capo della fazione di Hariri, ha messo in guardia il governo dal partecipare ai funerali dell'ex primo ministro. L'opposizione ha annunciato che respinge i tre giorni di lutto proclamati dal governo. In città, nei quartieri dove abita la famiglia di Hariri, continuano le manifestazioni contro la Siria e a sostegno del leader defunto.
NELLA CASA DELL'ATTENTATORE - Le forze di sicurezza libanesi hanno detto di aver fatto irruzione nella casa, a Beirut, di un uomo identificato come un palestinese che è apparso in un video Rivendicando la responsabilità dell' uccisione dell' ex premierl. Una fonte della sicurezza libanese ha detto che Ahmed Abul Adef non era in casa. In precedenza l' uomo era apparso in un video diffuso da Al Jazira in cui rivendicava la responsabilità dell' uccisione di Hariri.


Finestra di AiutailMondo sul Libano.


articolo tratto da www.corriere.it 

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