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Parallelamente alla sanguinosa guerra angolana che dal 1975 al 2002 ha messo in ginocchio il Paese, contrapponendo il governo centrale e i ribelli dell'UNITA (Unione per l'indipendenza totale dell'Angola) è perdurata la questione, tuttora irrisolta, della provincia settentrionale di Cabinda.
In Cabinda, da trent'anni ormai, si scontrano il FLEC (Fronte di Liberazione dell'Enclave di Cabinda) e l'esercito regolare angolano; il FLEC rivendica l'indipendenza della provincia e accusa il governo angolano di "occupare un'area ad esso estranea in termini etnici, storici e culturali".
La provincia di Cabinda è situata all'estremo nord-occidentale del Paese e completamente all'interno del territorio della Repubblica Democratica del Congo. La natura di questa enclave angolana in territorio congolese, è di un ricchissimo sottosuolo, fiorente soprattutto di petrolio. Cabinda è il cuore dell'oro nero angolano producendo circa il 60% dell'intera produzione nazionale.
Gli scontri in questa regione sono stati sempre meno sanguinosi della guerra civile d'Angola conclusasi ufficialmente nel 2002, ma si protraggono sino ad
oggi. L'esercito angolano ha portato 30.000 uomini nella piccola provincia
contesa e sono proprio di questi giorni, notizie di abusi e torture da parte dell'esercito
sui civili in Cabinda.
Nell'anno passato (tra gennaio e marzo 2004) erano tornati ad intensificarsi gli scontri tra i ribelli indipendentisti (FLEC) e l'esercito.
L'associazione a difesa dei diritti umani, Human Rights Watch, dalla quale è partita pochi giorni fa la denuncia verso gravi avvenimenti nella provincia di Cabinda, afferma che l'esercito angolano ha "arbitrariamente arrestato e torturato i civili" e che nell'anno 2004, sempre l'esercito nazionale, "ha riservato ai civili esecuzioni extragiudiziali, arresti arbitrari, detenzione, tortura, violenze sessuali e altri generi di maltrattamento".
Human Rights Watch, lo scorso agosto, aveva intervistato dei civili arrestati
e torturati dall'esercito con l'accusa di essere sostenitori del FLEC. Alcuni
angolani hanno affermato di essere stati detenuti per lunghi periodi o ha
arrestati più volte nel breve volgere di pochi mesi.
A tale proposito, l'ambasciatore angolano in Sud Africa, Isaac Maria dos Anjos,
ha affermato che non può, da solo, risolvere in poco più di due anni, problemi ereditati da una guerra trentennale. La soluzione è quella di far sedere tutte le parti ad un tavolo e discutere della questione
Cabinda.
Negli ultimi mesi gli scontri si sono leggermente abbassati, ma l'esercito continua a
commettere crimini contro la popolazione in Cabinda, e Peter Takirambudde (direttore esecutivo
della Divisione Africa di HRW) dice che "il governo Angolano deve mettere una fine
all'immunità garantita ai soldati e portare i colpevoli davanti alla giustizia."
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