|
|
Per la metà dei bambini della terra l’infanzia è un’esperienza orribile: anni di vita cruciali vengono devastati da povertà, guerre e AIDS.
Roma, 9 dicembre 2004 –Nonostante l’adozione pressoché universale di misure per la protezione dell’infanzia, il nuovo rapporto UNICEF rivela come oltre la metà dei bambini della terra soffra pesanti privazioni a causa di povertà, conflitti e HIV/AIDS, fenomeni che negano l’infanzia ai bambini e bloccano lo sviluppo delle nazioni.
Presentando il rapporto annuale La condizione dell’infanzia nel mondo, il 10° del suo mandato, Carol Bellamy, Direttore generale dell’UNICEF, ha sottolineato come a oltre un miliardo di bambini sia ancora negato il sano sviluppo promesso loro dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia del 1989, il trattato sui diritti umani più adottato della storia. Il rapporto UNICEF evidenzia inoltre che l’incapacità dei governi d’essere all’altezza dei precetti della Convenzione produce sull’infanzia danni permanenti, traducendosi in un ostacolo al progresso dei diritti umani e dell’economia. Il rapporto è stato presentato a Londra, alla London School of Economics, e in contemporanea in tutto il mondo; in Italia, a Roma, presso la sala dell’Associazione Stampa Estera, si è svolta una conferenza stampa alla presenza del Presidente dell’UNICEF Italia Giovanni Micali.“Troppi governi adottano consapevolmente e deliberatamente decisioni che, nei fatti, arrecano gravi danni all’infanzia”, ha affermato Carol Bellamy, presentando il rapporto UNICEF “La povertà non viene dal nulla; la guerra non è un evento spontaneo; l’AIDS non si diffonde per cause intrinseche: questi fenomeni sono conseguenza delle nostre scelte. Se la metà dei bambini del mondo cresce afflitta da fame e malattie, se le scuole sono divenute un bersaglio deliberato, se interi villaggi vengono spopolati dall’HIV/AIDS ciò significa che non abbiamo mantenuto le promesse fatte per l’infanzia”.
Il rapporto dell’UNICEF, intitolato “Infanzia a rischio”, analizza i tre principali e più devastanti fenomeni che minacciano oggi l’infanzia: HIV/AIDS, guerre e povertà.
I bambini al primo posto
La condizione dell’infanzia nel mondo afferma che colmare il divario tra il nostro ideale di infanzia e la realtà concretamente vissuta dalla metà dei bambini della terra è una questione di scelte. Per far ciò è necessario:
Adottare un approccio allo sviluppo sociale ed economico fondato sui diritti umani, dedicando speciale attenzione alla condizione dei bambini più vulnerabili.
Perseguire politiche socialmente responsabili in tutte le sfere dello sviluppo, che tengano sempre presenti le esigenze dei bambini.
Aumentare l’investimento di donatori e governi sull’infanzia, con i bilanci nazionali valutati e analizzati in base al loro impatto sull’infanzia.
Impegnare singoli individui, famiglie, settore privato e comunità per migliorare la vita dei bambini e utilizzare le proprie risorse per promuovere e proteggere i diritti dell’infanzia.
“L’approvazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia è stato il momento in cui, a livello globale, si è affermato con chiarezza che il progresso umano può essere conseguito solo quando ogni bambino gode di un’infanzia sana e protetta”, ha affermato il Direttore generale dell’UNICEF. “Ma la qualità della vita di un bambino dipende dalle decisioni che quotidianamente adottiamo in seno alla famiglia, nelle nostre comunità e nelle stanze del governo; decisioni che dobbiamo assumere in modo saggio e con sempre a mente il superiore interesse del bambino. Se non riusciremo a rendere l’infanzia sicura, falliremo anche nel conseguire obiettivi più vasti di portata globale, riguardanti i diritti umani e lo sviluppo economico. Se l’infanzia progredisce, progrediscono anche le nazioni”.

SINTESI UFFICIALE DEL RAPPORTO 2005
L’edizione 2005 del rapporto La Condizione dell’infanzia nel mondo pone al centro dell’attenzione la minaccia rappresentata dalla povertà, dalle guerre e dall’HIV/AIDS nei confronti dell’infanzia intesa come un periodo in cui i bambini crescono e sviluppano pienamente le proprie potenzialità.
L’infanzia è un periodo speciale nella vita di ogni persona – un periodo durante il quale i bambini dovrebbero essere stimolati all’apprendimento e al gioco dalle famiglie e da quanti si prendono cura di loro – e costituisce un elemento essenziale nella formazione di generazioni future sane e produttive.
La Convenzione sui diritti dell’infanzia, adottata nel 1989, ha stabilito una nuova definizione di infanzia incentrata sui diritti umani. Nella Convenzione si auspicano significativi progressi nel garantire il rispetto dei diritti dei bambini alla sopravvivenza, alla salute e all’istruzione, grazie alla fornitura di beni fondamentali e alla prestazione di servizi essenziali, e una crescente consapevolezza che, per proteggere i bambini dallo sfruttamento, dagli abusi e dalle violenze, è necessario creare un ambiente protettivo.
Tuttavia, all’interno di numerosi paesi e regioni, alcuni di questi risultati rischiano di essere rimessi in discussione a causa della povertà, delle guerre e dell’HIV/AIDS. I diritti di più di un miliardo di bambini sono violati, perché vengono negati uno o più servizi fondamentali necessari alla loro sopravvivenza, alla loro crescita e al loro sviluppo. Milioni di bambini crescono all’interno di famiglie e comunità distrutte dalla guerra.
Nell’Africa subsahariana l’epidemia dell’HIV/AIDS ha causato un incremento dei tassi di mortalità infantile, determinando una drammatica riduzione delle speranza di vita e rendendo orfani milioni di bambini.
Questi non sono gli unici fattori che minacciano l’infanzia, ma sono sicuramente tra i più importanti, con effetti altamente dannosi per le possibilità di sopravvivenza e di sviluppo dei bambini. I danni provocati vanno ben oltre il periodo dell’infanzia, perché rendono più elevate le probabilità che la generazione successiva possa subire le stesse minacce e perché rendono ancora più difficile la realizzazione degli Obiettivi di sviluppo del millennio.
Bambini e povertà
I bambini che vivono in condizioni di povertà vengono privati dei propri diritti alla sopravvivenza, alla salute e all’alimentazione, all’istruzione, alla partecipazione alla vita sociale e alla protezione dai maltrattamenti, dallo sfruttamento e dalla discriminazione. Milioni di bambini subiscono gravi privazioni di cibo e acqua, e si ritrovano a vivere senza servizi igienico-sanitari, senza prestazioni mediche di base, senza tutele, senza possibilità di avere accesso all’istruzione e all’informazione. La discriminazione di genere rappresenta un’evidente conseguenza dell’estrema povertà e allo stesso tempo ne costituisce una delle cause. Anche in quei paesi dove la povertà assoluta è bassa, la povertà relativa in termini di reddito familiare e ricchezza comporta una disuguaglianza nelle opportunità messe a disposizione dei bambini.
Sono soggetti all’impoverimento anche quei bambini i cui diritti alla sicurezza e alla dignità vengono negati. Ogni anno, decine di milioni di bambini sono vittime di sfruttamento, violenza e abusi, che li privano della loro infanzia, impedendo completamente di mettere a frutto le loro potenzialità.
Date le tante dimensioni della povertà, per combatterla e ridurla è necessario un approccio integrato e multisettoriale:
- misurare la povertà dei bambini non soltanto in termini di reddito familiare;
- elaborare delle risposte basate sulle esperienze concrete fatte dai bambini che vivono in condizioni di povertà e su ciò di cui hanno bisogno per sviluppare a pieno le loro capacità;
- assicurare che le strategie per la riduzione della povertà diano la priorità alle iniziative dirette a salvaguardare l’infanzia. I Documenti sulla strategia per la riduzione della povertà o i Piani nazionali di sviluppo dovrebbero essere incentrati soprattutto sul rispetto dei diritti dei bambini, affrontando le questioni fondamentali della povertà e della protezione dei bambini e delle loro famiglie, individuando in ogni paese le cause specifiche della povertà dei bambini ed evidenziando le soluzioni capaci di mettere a disposizione dei bambini un maggior numero di opportunità;
- incrementare i servizi sociali e scolastici di base e assicurare che l’accesso a tali servizi sia generalizzato. I paesi, sia tra quelli in via di sviluppo, che tra quelli più ricchi, che riescono ad ampliare l’accesso dei bambini ai servizi sanitari e all’istruzione, sono disposti a investire maggiormente nei servizi sociali, anche in tempi di crisi economiche e finanziarie;
- stabilire degli obiettivi e mobilitare gli investitori. Per la realizzazione di tali obiettivi è necessario il coinvolgimento dei governi, dei donatori, delle istituzioni finanziarie internazionali e delle organizzazioni non governative. Attualmente, la comunità internazionale è in ritardo nell’attuazione degli Obiettivi di sviluppo del millennio e nel raggiungere le mete fissate in “Un mondo a misura di bambino”, al cui interno venivano affrontati molti aspetti della povertà infantile;
- promuovere il ruolo della famiglia come la prima barriera difensiva a protezione dei bambini. Più i bambini si allontanano dalle proprie famiglie, maggiore è la loro vulnerabilità nei confronti della violenza, dello sfruttamento, della povertà e degli abusi;
- eliminare le discriminazioni di genere adottando politiche del lavoro e fiscali in grado di trovare una soluzione alla mancanza di sicurezza economica tra le donne. L’empowerment delle donne costituisce una strategia concreta capace di combattere la povertà infantile;
- incoraggiare l’elaborazione di soluzioni a livello locale e la partecipazione delle comunità nel predisporre un pacchetto integrato di servizi sociali. I bambini dovrebbero essere incoraggiati a prendere parte ai dibattiti dedicati ai modi e agli strumenti più idonei per ridurre la povertà.
Bambini coinvolti nei conflitti
I bambini sono sempre tra le prime vittime delle guerre. Anche se riescono a sopravvivere o a uscirne illesi, possono rimanere orfani, essere rapiti o subire traumi psicologici e psicosociali causati dalla diretta esposizione alla violenza, dalle devastazioni, dalla miseria o dalla perdita delle persone più care. Quanti sopravvivono si ritrovano coinvolti in un altro genere di battaglia: contro le malattie, contro un livello di protezione non adeguato e contro la mancanza di servizi essenziali e la scarsa alimentazione. Anche le scuole possono rimanere coinvolte nelle violenze, spesso con conseguenze tragiche. I bambini possono essere costretti ad arruolarsi per combattere o essere ridotti in schiavitù, subire violenze sessuali o essere sfruttati sessualmente, o essere esposti al rischio di esplosioni causate da mine e residuati bellici, responsabili di migliaia di morti e di mutilazioni ogni anno. Le ragazze sono più esposte al pericolo di subire violenze sessuali, abusi, sfruttamenti e discriminazioni, sia nel corso del conflitto che nelle fasi successive. Molte ragazze fanno anche esperienze di guerra al fronte.
Per proteggere i bambini dalle conseguenze delle guerre, la comunità internazionale deve:
- dare assoluta priorità ai bambini, prima e dopo il conflitto. I paesi, prima di entrare in guerra o di imporre delle sanzioni, devono tenere conto dell’impatto sui bambini e devono permettere alle agenzie umanitarie di
proteggere i bambini e le donne nel corso delle ostilità;
- porre fine al reclutamento di bambini soldato ratificando e applicando il Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti dell’infanzia sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati;
- sradicare la cultura dell’impunità e rafforzare l’attribuzione di responsabilità nei confronti di quanti si sono macchiati di genocidio e crimini di guerra – compreso il reclutamento di bambini al di sotto dei 15 anni – e hanno commesso crimini contro l’umanità;
migliorare e rendere prioritari il monitoraggio e la preparazione di rapporti sulle violazioni dei diritti dei bambini durante il conflitto;
- dare ampia diffusione alle campagne per la smobilitazione e alle campagne di informazione sulle mine. Il delicato reinserimento nella società civile dei bambini soldato attraverso un ampio programma di sostegno è di fondamentale importanza. L’istruzione sui rischi derivanti dalle mine dovrebbe essere inclusa nei manuali scolastici e nei programmi della sanità pubblica;
- riprendere appena possibile l’istruzione dei bambini coinvolti nei conflitti armati, per riportare stabilità e normalità nelle loro vite.
L’impatto dell’HIV/AIDS sui bambini
Tutta l’infanzia nel suo complesso è sottoposta all’attacco dell’HIV/AIDS. Alla fine del 2003, erano circa 15 milioni i bambini al di sotto dei 18 anni a essere rimasti orfani a causa dell’epidemia. Di questi bambini 8 su 10 vivono nell’Africa subsahariana. Se non si interviene in fretta e con decisione per fermare l’onda anomala del contagio e delle perdite di vite umane, si calcola che entro il 2010 più di 18 milioni di bambini africani avranno perso uno o entrambi i genitori a causa dell’HIV/AIDS.
La perdita di un genitore significa molto di più che la semplice scomparsa di qualcuno che si prende cura dei bambini. Ogni aspetto della vita di un bambino viene coinvolto: il suo benessere emotivo, la sicurezza fisica, lo sviluppo mentale e la salute nel suo complesso. Sono privati del diritto di vivere all’interno di un ambiente familiare. Significa che una parte della rete di protezione contro la violenza, gli abusi, lo sfruttamento e le discriminazioni viene meno, provocando un ulteriore isolamento dei bambini in un momento in cui hanno quanto mai bisogno di assistenza e di sostegno. Nei casi più estremi, i bambini possono ritrovarsi a vivere per strada, senza alcun aiuto da parte della famiglia.
Il diritto dei bambini ad avere un’istruzione è spesso messo in pericolo a causa della malattia o della morte di quanti si occupano di loro, perché i bambini sono costretti ad abbandonare la scuola e a sostituirsi agli adulti nell’assistere e prendersi cura dei propri familiari. Viene meno anche il diritto al riposo, al gioco e alle attività ricreative. Dal momento che l’HIV/AIDS spesso rende ancora più grave la povertà – è possibile che gli adulti non siano più in grado di lavorare fin dalle fasi iniziali della malattia – i bambini potrebbero essere costretti a svolgere lavori pericolosi o essere maggiormente esposti al rischio di sfruttamento.
Il rispetto dei diritti dei bambini diventati orfani o resi vulnerabili a causa dell’HIV/AIDS deve rappresentare una priorità internazionale nei prossimi vent’anni. Ciò significa che è necessario intervenire su più fronti:
- contenere la diffusione dell’HIV/AIDS attraverso classi dirigenti nazionali responsabili, una diffusa consapevolezza all’interno della società civile e sforzi intensivi per favorire la prevenzione;
- stanziare fondi per i programmi a sostegno degli orfani e dei bambini vulnerabili, che attualmente ricevono solo una piccola parte del finanziamento complessivo impiegato nella lotta contro l’HIV/AIDS;
- rafforzare la capacità delle famiglie di dare protezione e assistenza ai bambini, aiutando i genitori a rimanere in vita il più a lungo possibile e garantendo assistenza economica e psicosociale e aiuti di altro genere;
- sollecitare e sostenere le iniziative delle comunità locali capaci di assicurare un sostegno, sia nel breve che nel lungo periodo, alle famiglie vulnerabili;
- garantire agli orfani e agli altri bambini vulnerabili l’accesso ai servizi fondamentali, tra cui l’istruzione, l’assistenza sanitaria e l’iscrizione anagrafica.
Un’infanzia per ogni bambino
Per centinaia di milioni di bambini, la promessa dell’infanzia contenuta nella Convenzione sembra essere stata già violata. Quei bambini non ereditano il diritto a un’infanzia fatta di amore, assistenza e protezione all’interno di un ambiente familiare, dove sono stimolati a sviluppare pienamente le proprie potenzialità. Quando diventano genitori, i loro stessi figli corrono il rischio di essere privati dei propri diritti perché le minacce nei confronti dell’infanzia – in particolare la povertà, le guerre e l’HIV/AIDS – si riproducono di generazione in generazione.
Non deve essere così. Abbiamo un’occasione senza precedenti per garantire il rispetto dei diritti dei bambini. L’intenzione c’è, come del resto è testimoniato dalla ratifica pressoché universale della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dall’approvazione di altri strumenti, sia internazionali che nazionali, inerenti ai diritti dei bambini e al loro benessere. Le risorse – conoscenze, risorse finanziarie, tecnologia, strategie e risorse umane – sono disponibili in abbondanza. Gli obiettivi sono chiari: il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio e delle mete di più ampia portata indicate all’interno di “Un mondo a misura di bambino” costituirebbe un contributo di notevole importanza per fare del mondo un posto migliore per i bambini.
L’UNICEF crede che il rispetto dei diritti di ogni bambino possa essere garantito ovunque, se solo la comunità internazionale dimostra la volontà di metterli in pratica facendo ricorso alle seguenti misure:
- riaffermando e assumendosi nuovamente le responsabilità morali e giuridiche nei confronti dei bambini;
- avendo un approccio allo sviluppo sociale ed economico incentrato sui diritti umani. Porre i diritti al centro delle strategie di sviluppo permette ai paesi di dare priorità ai beni e ai servizi fondamentali per i bambini, e di costruire un ambiente protettivo;
- adottando politiche socialmente responsabili, che tengano particolarmente conto dei bambini. Un punto di partenza fondamentale sarebbe l’abolizione delle tasse scolastiche, che incoraggerebbe le famiglie più povere a iscrivere i propri bambini a scuola;
- investendo risorse aggiuntive nei bambini, attraverso un incremento dell’assistenza pubblica allo sviluppo e un miglioramento nella gestione delle finanze pubbliche nazionali.
Schede tematiche, dati chiave e rapporto completo sul sito Unicef alla
pagina http://www.unicef.it/rapporti/sowc05_sintesi.htm.
|
|