Greenpeace - sezione italiana
  Aiuta il Mondo - CVI - venerdì 10 dicembre 2004

Bhopal: venti anni e ventimila morti dopo...


Il 4 maggio 1969 il ministero dell'Agricoltura indiano informa con una lettera l'emissario della Union Carbide dell'intenzione di concedere la licenza per fabbricare ogni anno 5.000 tonnellate di pesticidi. "Erano già 38 i paesi in cui la Union Carbide aveva issato la sua bandiera con la losanga blu e bianca, ma l'India era stato il primo ad avere stretto con la società rapporti così buoni, forse perché, grazie alla multinazionale, centinaia di migliaia di indiani sprovvisti di corrente godevano da quasi un secolo di un bene prezioso quanto l'aria o l'acqua: le torce elettriche …" che la Union Carbide India Limited produceva già in regime di monopolio, insieme a prodotti chimici, elettrodi industriali, vetro laminato e tanto altro, in 14 stabilimenti funzionanti in quell'immenso paese povero. 
Dal 1977 al 1984 la "bella fabbrica" - lo stabilimento della Union Carbide a Bophal - produce l'Experimental Insecticide Seven Seven, l'Insetticida sperimentale sette sette, detto Sevin, un veleno dall'odore di cavolo lesso. L'obiettivo è sfornarne trentamila tonnellate l'anno. Il sevin si produce a partire dal Mic. Isocianato di metile. Una molecola talmente "irascibile" da scatenare, al solo contatto con qualche goccia d'acqua o qualche grammo di polvere metallica, reazioni di incontrollabile violenza. Sull'etichetta è scritto "Pericolo mortale in caso di inalazione".


una delle foto di Raghu Rai su Bhopal - www.greenpeace.it

La notte fra il 2 e il 3 dicembre 1984, a Bhopal, in India, si consumò il più grande disastro nella storia dell'industria chimica. Quaranta tonnellate di una miscela di gas letali fuoriuscirono dall’impianto di produzione di pesticidi della Union Carbide, acquisita dalla Dow Chemical nel 2001. Oggi si contano 20.000 morti e 500.000 sopravvissuti che sopportano le conseguenze di quel disastro. Il suolo e le risorse idriche sono fortemente contaminate da sostanze tossiche, e la popolazione è costretta ad usare acqua contaminata. 
L'incidente fu solo l'inizio di una tragedia che, a distanza di 20 anni, continua ancora a pesare sui sopravvissuti al disastro e sulla popolazione residente. Ad esempio, un recente studio condotto a Bhopal sui modelli di crescita degli adolescenti ha riscontrato un ritardo selettivo nella crescita e uno sviluppo anormale nei bambini nati da genitori esposti alla miscela gassosa emessa a seguito dell'incidente. 
La Union Carbide abbandonò precipitosamente il sito industriale senza garantire alcun risanamento dell’area, lasciando sul posto enormi quantità di composti inquinanti. Dow Chemical ha sempre rifiutato di farsi carico delle conseguenze legali e finanziarie delle malefatte di Union Carbide, Greenpeace è attivamente impegnata affinché Dow Chemical riconosca i propri obblighi nell’opera di risanamento a Bhopal. 
A venti anni di distanza gli effetti negativi sulla popolazione sono notevoli. Le falde acquifere sono fortemente contaminate e tonnellate di rifiuti tossici sono ancora abbandonati sul posto. Greenpeace è impegnata da anni a monitorare l'area, gravemente inquinata, e a chiedere che la Dow Chemicals - dal 1999 proprietaria della Union Carbide - bonifichi a sue spese il sito industriale, assicuri l'assistenza medica e la riabilitazione ai sopravvissuti e fornisca acqua potabile alle comunità residenti.

Finestra di AiutailMondo sull'India.

Finestra di AiutailMondo sull'inquinamento.


articolo e immagine tratti da www.greenpeace.it 

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