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L'Angola è il terzo paese al mondo per mortalità 0-5 anni (260 morti ogni 1.000 nati vivi); il 73% dei bambini non riceve il ciclo completo di vaccinazioni: nel 2003 vitamina A per 2 milioni di bambini, 7 milioni vaccinati contro il morbillo, 5 milioni contro la polio.
Malaria causa del 76% della mortalità infantile: distribuite 500.000 zanzariere, 331 kit di farmaci antimalarici; aperti 19 centri per il trattamento della malattia.
Malnutrito il 45% dei bambini. Nel 2003 assistiti 33 centri terapeutici con 3,6 tonnellate di latte terapeutico e 16,8 di alimenti ad alto valore nutritivo, formati 269 operatori sanitari sulla malnutrizione: diminuiti del 70% i ricoveri per malnutrizione.
Il 54% dei bambini (l’80% nelle zone rurali) non ha accesso all’acqua potabile: nel 2003 rimessi in funzione 24 impianti idrici, 207 pompe e 2 condotte idriche, a beneficio di 158.000 persone; progetto di clorazione dell’acqua a beneficio di 20.000 famiglie.
1,1 milioni di bambini senza accesso alla scuola. Campagna UNICEF per il ritorno a scuola: nel 2003 ammessi a scuola oltre 500.000 bambini; ricostruite/riabilitate 450 aule scolastiche; formazione di 10.000 insegnanti; istruzione informale per 80.000 adolescenti. Nel 2004 previsto l’inserimento scolastico di 1 milione di bambini.
Protezione dei bambini a rischio: registrati alla nascita 2,3 milioni di bambini; identificati 6.177 bambini rimasti soli, di cui 2.675 ricongiunti alle famiglie. Creati nel 2003 24 “Spazi amici dei bambini” per l’assistenza psicosociale. Prodotti 10 milioni di opuscoli informativi su HIV/AIDS e aperti 4 centri di informazione per i giovani. Educazione sui pericoli delle mine per 230.000 profughi ed in 80 municipalità.
3 milioni gli sfollati di ritorno alle rispettive terre di origine: necessari per gli interventi UNICEF del 2004 oltre 10,9 milioni di dollari.
I. QUADRO GENERALE
Situazione del paese a due anni dalla fine della guerra
La fine della guerra civile in Angola, nel aprile 2002, ha aperto una nuova fase storica per il paese, dopo oltre 27 anni di violenze che ne hanno lacerato il tessuto sociale e le infrastrutture di base, pregiudicandone ogni possibilità di sviluppo sociale ed economico.
Nonostante le immense ricchezze economico-naturali del paese – l’Angola è un grande produttore di petrolio e di diamanti - il processo di ricostruzione richiederà molti anni, a causa del devastante impatto avuto dal conflitto: il sistema dei servizi pubblici è ridotto in uno stato di grave decadimento; il 25% della popolazione, in grande maggioranza donne e bambini, è rimasto sfollato a causa del conflitto; il massiccio esodo verso i centri urbani, conseguenza dello sfollamento delle popolazioni, ha contribuito a sottoporre i servizi sociali di base a una pressione insostenibile, limitandone fortemente le possibilità di accesso, a scapito, in primo luogo, delle fasce più povere e vulnerabili della popolazione. Su oltre 13 milioni di abitanti, il 60% risulta oggi concentrato nelle aree urbane, con le popolazioni sfollate spesso ammassate in baraccopoli fatiscenti, che crescono in modo incontrollato alle periferie dei grandi centri urbani. I principali indicatori sociali, inoltre, dimostrano come la situazione sia addirittura peggiore nelle zone rurali, dove i servizi di base sono stati distrutti durante la guerra e risultano oggi virtualmente inesistenti. Sebbene numerose aree del paese siano divenute nuovamente accessibili, gli sforzi di ricostruzione risultano tuttora ostacolati dal pessimo stato delle vie di comunicazione, dai ponti crollati o inagibili, dal grande numero di territori densamente minati: l’Angola è il 3° paese al mondo per presenza di mine antiuomo sul territorio.
Per sostenere il processo di ricostruzione sociale e materiale del paese, risulta dunque prioritario il ripristino del sistema delle infrastrutture pubbliche e il potenziamento dei servizi sociali di base, oltre che un massiccio sostegno alle economie delle zone rurali, agevolando il reinserimento degli oltre 3 milioni di sfollati che stanno facendo progressivamente ritorno alle rispettive comunità di origine. Tra i vari problemi esistenti, il denso minamento del territorio rende tuttora rischioso il processo di ritorno delle popolazioni ed ostacola la normale ripresa delle attività agricole, inficiando, in ultima analisi, la stessa sicurezza alimentare delle popolazioni rurali.
A 2 anni dalla fine della guerra civile l’Angola figura ancora agli ultimi posti della graduatoria ONU sullo sviluppo umano, un indicatore che tiene conto non solo di parametri macro economici come il PNL, ma anche di aspetti quali la distribuzione pro capite del reddito, la speranza di vita media e il livello di istruzione, attinenti quindi al livello stesso di qualità della vita nel paese: sebbene nel dopoguerra si siano registrati alcuni importanti progressi, la grande maggioranza della popolazione dell’Angola continua a vivere nell’estrema indigenza, sottoposta a condizioni di vita insostenibili, in un contesto in cui le enormi ricchezze del paese continuano a rimanere appannaggio di una ristrettissima minoranza. Le prime vittime di questa situazione sono i più deboli e, in primo luogo, i bambini dell’Angola.
II. LA CONDIZIONE DELL’INFANZIA
In Angola, su una popolazione di 13.184.000 abitanti, oltre 7 milioni hanno meno di 18 anni, 2.609.000 meno di 5 anni. Come emerge dal rapporto UNICEF del 2004 “La Condizione dell’infanzia nel mondo” la sopravvivenza e lo sviluppo dell’infanzia rimangono nel paese un nodo drammatico, specchio del livello di estrema povertà in cui versa la popolazione civile.
L’Angola è il 3° paese al mondo per mortalità infantile sotto i 5 anni, con 260 bambini che, ogni 1.000 nati vivi, non raggiungono il 5° anno di vita; la mortalità infantile sotto 1 anno di età raggiunge i 154 bambini morti ogni 1.000 nati vivi. Seppur non vi siano dati certi, su scala nazionale, circa il livello effettivo di mortalità materna, si stima che 1.800 donne, ogni 100.000 parti, muoiano per complicazioni le gate alla gravidanza o al parto stesso, con un tasso di mortalità tra i più alti al mondo.
Le carenze nutrizionali costituiscono la principale causa di malattie e mortalità infantile, soprattutto nelle aree inaccessibili durante la guerra: la crescente povertà familiare e la diffusa insicurezza alimentare hanno contribuito ai livelli estremamente alti di deperimento tra la popolazione infantile, con il 45% dei bambini sotto i 5 anni che soffrono di malnutrizione cronica, il 31% sottopeso e il 6% affetti da malnutrizione acuta.
La malaria è responsabile del 76% della mortalità infantile, con appena il 2% dei bambini sotto i 5 anni che dormono al riparo di zanzariere trattate, mentre l’HIV/AIDS rappresenta una seria minaccia, con un incremento del tasso di sieropositività tra le donne in gravidanza - registrato nella capitale Luanda tra il 1998 e il 2001 - del 250%, un andamento che fa prevedere un tasso del 18% entro il 2010.
Infezioni respiratorie , diarrea acuta e malattie prevenibili mediante vaccinazione, in particolare il morbillo, sono le altre principali cause di mortalità infantile.
Nel quadro delle vaccinazioni, appena il 27% dei bambini sotto i 5 anni ha ricevuto il ciclo completo di vaccinazioni (2001 Multiple Indicator Cluster Survey): se negli ultimi anni si sono ottenuti importanti progressi nel controllo delle epidemie di morbillo e nell’eradicazione della polio, i livelli di copertura vaccinale della popolazione infantile risultano ancora insufficienti, con il 42% dei bambini sotto i 5 anni vaccinato contro la polio, il 74% contro il morbillo, l’82% contro la tubercolosi e il 47% contro tetano, difterite e pertosse.
Un grave ostacolo alla lotta alla diarrea acuta è costituito dall’insufficiente accesso della
popolazione ad acqua potabile e a impianti igienico-sanitari adeguati, che si attesta al 38% nel primo caso e al 44% nel secondo.
A completare il grave quadro della condizione dell’infanzia in Angola, gli indicatori riguardanti il settore istruzione e la situazione dei bambini in condizioni di particolare vulnerabilità: 1,1 milioni di bambini non frequentano la scuola, con tassi di abbandono scolastico e di mancato completamento degli studi più alti tra le bambine che nei bambini; oltre 100.000 bambini sono stati forzatamente separati dalle famiglie a causa della guerra; l’11% della popolazione infantile è rimasta orfana di uno o entrambi i genitori; la registrazione dei bambini alla nascita, condizione indispensabile per aver accesso al diritto di cittadinanza e ai servizi sociali di base, sfiora appena il 30% di tutti i bambini; un’analoga percentuale di bambini, d’età compresa tra i 5 e i 14 anni, sono costretti a lavorare.
Ogni anno in Angola muoiono oltre 181.000 bambini sotto i 5 anni; la speranza di vita media è di appena 40 anni, il reddito annuo pro capite di soli 660 dollari.
III. SETTORI DI INTERVENTO DELL’UNICEF
La risposta dell’UNICEF
In Angola l’UNICEF opera attraverso diversi settori di intervento, strategici per lo sviluppo sociale e la promozione dell’infanzia: sanità e nutrizione, acqua e infrastrutture igienico-sanitarie, istruzione, prevenzione e lotta all’HIV/AIDS, protezione dei minori che necessitano di speciale tutela.
Sebbene la fase critica dell’emergenza sia stata superata, il massiccio ritorno di sfollati nelle terre di origine sottopone servizi sociali ed infrastrutture pubbliche a una pressione difficilmente sostenibile, anche a causa della grave povertà diffusa nel paese.
Per il 2004 le priorità dell’UNICEF sono sostenere il processo di reinserimento degli oltre 3 milioni di sfollati, il ripristino dei servizi pubblici di base e l’assistenza integrata alle popolazioni maggiormente in difficoltà, operando nel quadro dei settori di intervento preordinati.
SETTORE SANITARIO
Campagna nazionale di vaccinazione contro il morbillo
La campagna nazionale di vaccinazione contro il morbillo rappresenta uno dei grandi risultati conseguiti dall’UNICEF in Angola nel corso del 2003: oltre 7 milioni di bambini - il 92% della popolazione infantile compresa tra i 9 mesi di vita e i 15 anni d’età - sono stati vaccinati contro la malattia, una delle principali cause di mortalità tra i bambini angolani, contribuendo a salvare la vita di oltre 70.000 bambini.
Nel corso della campagna, inoltre, oltre 2 milioni di bambini hanno ricevuto un supplemento di vitamina A, fondamentale per prevenire la cecità infantile e rafforzare il sistema immunitario.
Le prime due fasi della campagna del 2003, effettuate tra il 21 e il 25 aprile nelle scuole e tra il 3 e 9 maggio in 587 strutture ospedaliere e 3.369 centri di vaccinazione, hanno permesso la somministrazione del vaccino a oltre 5 milioni di bambini; la terza fase, realizzata tra il 10 e il 31 maggio nelle aree rurali più remote del paese, ha portato il numero di bambini vaccinati a oltre 7 milioni, anche grazie alla mobilitazione di oltre 35.000 persone, tra operatori sanitari, personale delle Ong e volontari locali.
Per rendere possibile la campagna contro il morbillo, l’UNICEF ha predisposto nel paese scorte vaccinali e materiali da inoculazione, potenziando inoltre la “catena del freddo” (le celle frigorifero per la conservazione di vaccini e medicine) attraverso la riparazione delle attrezzature esistenti, l’acquisto di 200 nuovi set di attrezzature e di 7.000 contenitori termici. L’UNICEF ha inoltre provveduto alla formazione di 5.000 operatori sanitari sulle corrette modalità di inoculazione dei vaccini, e di altre diverse migliaia sulla gestione della “catena del freddo” e sulla programmazione settoriale.
Vaccinazioni contro la poliomielite
Nel corso del 2003 l’UNICEF ha contribuito a vaccinare contro la polio oltre 5 milioni di bambini angolani. Nei due anni successivi la fine del conflitto, i risultati ottenuti nella lotta alla polio sono risultati decisivi: da 1.103 casi registrati nel 1999 si è passati, grazie alle “Giornate nazionali di vaccinazione” antipolio (National Immunization Days), a nessun caso rilevato nel 2002, risultato mantenuto durante tutto il 2003 e nei primi mesi del 2004 (l’Angola resta uno dei pochi paesi al mondo dove la malattia non è stata ancora debellata completamente).
La diffusione di nuovi casi di polio in diversi paesi del continente, a partire da un nuovo focolaio verificatosi nel 2003 in Nigeria, rendono fondamentale la prosecuzione delle strategie adottate dall’UNICEF nella lotta alla polio, anche alla luce dei grandi spostamenti interni di popolazioni, dovuti al ritorno di milioni di sfollati alle rispettive terre di origine.
Negli ultimi 5 anni l’UNICEF è stato l’unico fornitore in Angola del vaccino orale antipolio, inviando nel 2003 oltre 14 milioni di dosi vaccinali, nonché le attrezzature necessarie al funzionamento della catena del freddo.
Vaccinazioni di routine
Dopo la realizzazione della campagna straordinaria di vaccinazione contro il morbillo del 2003, l’UNICEF e il Ministero della Sanità angolano hanno intensificato le vaccinazioni di routine contro le principali malattie dell’infanzia (morbillo, difterite, tetano, pertosse, difterite e tubercolosi) nelle 59 municipalità del paese considerate più a rischio. Per rendere possibili le vaccinazioni di routine, l’UNICEF ha fornito al Ministero della Sanità, nei primi mesi del 2003, 1,8 milioni di dosi vaccinali (1,1 di vaccini DPT contro difterite-tetano-pertosse, 180.000 dosi contro il tetano neo natale, circa 500.000 dosi di vaccini contro la febbre gialla) e circa 6 milioni di siringhe monouso e materiali da inoculazione. Per il 2004 l’obiettivo è potenziare le vaccinazioni di routine contro le malattie dell’infanzia e il tetano neo natale, tra le prime cause della mortalità materna. Le attività previste includono la fornitura di scorte vaccinali e materiali da inoculazione, il potenziamento della catena del freddo e della logistica.
Nel 2002 l’UNICEF ha predisposto in Angola oltre 34 milioni di dosi vaccinali, delle quali 22 milioni erano dosi di vaccino antipolio, 10 milioni contro il morbillo, 1,5 milioni per la vaccinazione congiunta contro difterite, tetano e pertosse, mentre mezzo milione di dosi erano per la prevenzione della febbre gialla.
Lotta alla malaria
Per la lotta alla malaria, causa del 76% della mortalità infantile in Angola, l’UNICEF ha intensificato la distribuzione di farmaci antimalarici (oltre 331 kit distribuiti agli inizi del 2003, a beneficio di oltre 330.000 persone, insieme con altri per il trattamento della diarrea e delle infezioni respiratorie acute) e delle zanzariere trattate con insetticidi naturali, raggiungendo nella prima metà del 2003 un totale di 500.000 zanzariere distribuite (nel 2002 l’UNICEF ha distribuito in Angola oltre 236.000 zanzariere trattate con insetticidi naturali - a beneficio di circa 70.000 famiglie e 42.000 donne incinte - e 690 kit di medicinali per il trattamento di emergenza della malattia, per oltre 700.000 persone a rischio).
Sempre nel 2003, oltre 50.000 zanzariere trattate e farmaci antimalarici sono state distribuiti alle popolazioni sfollate, provvedendo inoltre a creare 19 centri comunitari per il trattamento della malattia. Per il 2004 le priorità sono potenziare la distribuzione di zanzariere trattate con insetticidi naturali, realizzare il programma di somministrazione di farmaci antimalarici alle donne in gravidanza, sostenere il trattamento della malattia a livello di nuclei familiari.
Assistenza sanitaria gli sfollati
Nel corso del 2003, per rispondere alle esigenze delle popolazioni sfollate e di quelle di ritorno alle terre di origine, l’UNICEF ha distribuito, in 108 municipalità del paese, 900 kit contenenti farmaci di base, a beneficio di oltre 900.000 persone.
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SUPPORTO NUTRIZIONALE
Stato nutrizionale della popolazione infantile
Nel 2003 si è constatato un considerevole miglioramento della situazione nutrizionale della popolazione infantile, con una diminuzione del 70% del numero di ricoveri nei centri di alimentazione terapeutica, il tasso più basso degli ultimi 3 anni. Durante il 2003, i 33 centri di alimentazione terapeutica sostenuti dall’UNICEF hanno fornito assistenza a circa 20.000 bambini malnutriti.
Se al momento la malnutrizione non presenta in Angola un carattere di emergenza, in varie parti del paese permangono però sacche di malnutrizione acuta, per combattere la quale l’UNICEF ha fornito ai centri per la terapia nutrizionale, nel corso del 2003, 3,6 tonnellate di latte terapeutico e 16,8 tonnellate di biscotti HPB ad alto valore proteico. Nel quadro del Programma nutrizionale nazionale, l’UNICEF ha formato 269 esperti sanitari sulla diagnosi e monitoraggio della malnutrizione e 40 dottori provinciali sul trattamento della malnutrizione acuta.
Per il 2004 gli obiettivi in campo nutrizionale sono sostenere la rete di strutture per la diagnosi e il trattamento della malnutrizione acuta, promuovere il regolare trattamento dei bambini con farmaci vermifughi e, a livello comunitario, l’allattamento al seno e pratiche nutrizionali complementari.
Micronutrienti
La somministrazione di micronutrienti per la lotta alla cosiddetta fame nascosta rientra nei programmi di supporto nutrizionale dell’UNICEF: per il 2004 l’obiettivo è potenziare la somministrazione di micronutrienti (vitamina A, integratori a base di ferro, acido folico) ai bambini sotto i 5 anni e alle donne in gravidanza, oltre a intensificare la produzione di sale iodato.
Nel 2003 l’UNICEF ha somministrato capsule di vitamina A a oltre 2 milioni di bambini e, nel 2002, a circa 2,5 milioni; nel 2002 i Centri di alimentazione terapeutica assistiti dall’UNICEF hanno ricevuto oltre 380 tonnellate di alimenti ad alto valore nutritivo.
ACQUA E IMPIANTI IGIENICO-SANITARI
Accesso ad acqua potabile e a servizi igienico-sanitari
In Angola il 40% della popolazione rurale non ha accesso all’acqua potabile, il 30% a servizi igienici adeguati. Nel 2003 l’UNICEF, per promuovere l’accesso all’acqua potabile, ha messo in funzione 24 punti di rifornimento idrico, dotati di pompe ad azione manuale, in 3 province del paese, provvedendo al fabbisogno di circa 50.000 persone. Sempre nel 2003, l’UNICEF ha riparato 207 pompe ad azione manuale, a beneficio di 103.000 persone delle aree nuovamente accessibili dopo la guerra, e due condotte che riforniscono 5.000 abitanti di una provincia del paese. Un progetto per la clorazione dell’acqua ha permesso di fornire acqua potabile a 20.000 famiglie delle zone rurali.
Nel 2002 gli impianti riabilitati erano stati 11 - garantendo l’approvvigionamento di circa 88.700 persone - e 30 i nuovi pozzi realizzati, che forniscono acqua pulita a oltre 70.000 persone: nel corso dello stesso 2002 l’UNICEF ha realizzato, nella sola capitale Luanda, 2.500 servizi igienico-sanitari e ha provveduto alla depurazione dell’acqua, per prevenire il pericolo del colera, a beneficio di oltre 2 milioni e mezzo di persone.
Acqua e servizi igienici nelle scuole
L’UNICEF e l’Autorità nazionale per le risorse idriche dell’Angola hanno selezionato una serie di progetti per estendere, in 8 province del paese, l’accesso all’acqua potabile e ai servizi idrici e sanitari, dando priorità a 15 scuole selezionate: l’obiettivo finale è conseguire l’accesso all’acqua potabile e a servizi igienici adeguati per tutte le scuole dell’Angola.
Attività programmate per il 2004
Le attività programmate per il 2004 sono portare a termine la riparazione e la costruzione di 10 sistemi di rifornimento idrico iniziati nel 2003; il risanamento e costruzione di 100 pozzi e l’installazione di pompe manuali, a beneficio di 150.000 persone delle aree in cui è più massiccio il ritorno degli sfollati; fornire le sostanze necessarie al trattamento e potabilizzazione dell’acqua; promuovere la costruzione, da parte delle stesse comunità locali, di 500 servizi igienico-sanitari familiari e di 50 bagni pubblici presso edifici scolastici e strutture sanitarie; promuovere programmi di educazione sanitaria in 20 scuole e in 50 comunità locali; sostenere le attività manutenzione dei punti di rifornimento idrico esistenti.
ISTRUZIONE
Campagna per il ritorno a scuola
Nei 2 anni successivi alla fine della guerra un grande successo hanno ottenuto le campagne dell’UNICEF per il ritorno a scuola (Back to School Campaign), che hanno permesso il ritorno a scuola di oltre 250.000 bambini nel 2002 e di cui hanno beneficiato nel 2003, nel complesso, 500.000 bambini.
Tra le attività dell’UNICEF volte a permettere il ritorno a scuola dei bambini angolani figurano la ricostruzione o riabilitazione di 1.300 classi scolastiche nel 2002 e di altre 450 nel 2003; la formazione, nel 2002, di oltre 4.000 nuovi insegnanti e la realizzazione di corsi di aggiornamento per altri 4.000 già in servizio.
A seguito del successo delle campagne UNICEF a favore dell’istruzione, il Governo angolano ha deciso, agli inizi di giugno 2003, di assumere 29.000 nuovi insegnanti, dei quali 10.000 hanno finora ricevuto formazione grazie all’UNICEF, un passo che permetterà nel 2004 l’inserimento scolastico di un altro milione di bambini, riducendo drasticamente il numero di quelli che non hanno accesso alla scuola da 1,1 milioni a 100.000.
Istruzione informale
Nonostante i progressi ottenuti, restano però notevoli i problemi dell’istruzione ordinaria, in un paese devastato da oltre 27 anni di guerra civile: per tale ragione, l’UNICEF ha sviluppato corsi di educazione informale, di cui hanno beneficiato nel 2002 oltre 50.000 bambini che non avevano mai frequentato la scuola; nel 2003 tali programmi sono stati estesi ad altri 80.000 bambini e adolescenti con gli stessi problemi. I programmi d’istruzione informale comprendono attività di socializzazione e apprendimento pratico, dirette a sviluppare le abilità comportamentali e relazionali dei bambini come le pratiche che risultano loro utili nella vita quotidiana (dall’educazione all’igiene alla prevenzione di comportamenti a rischio). Nel 2003 circa 4.000 educatori sono stati formati dall’UNICEF nel quadro dell’istruzione informale.
Istruzione delle bambine
Nel 2003 oltre 17.000 bambine hanno frequentato la scuola grazie alla campagna
African Girl Education Iniziative sostenuta dall’UNICEF, nel quadro della quale si sono svolte attività di sensibilizzazione dirette alle comunità locali sull’importanza di mantenere le bambine a scuola e di permettere loro il completamento degli studi.
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PROTEZIONE DEI BAMBINI A RISCHIO
Attività per la protezione dei bambini a rischio
Le attività dell’UNICEF per la protezione dei bambini che necessitano di speciale tutela vanno dal ricongiungimento familiare dei bambini che si sono smarriti durante gli spostamenti di profughi e sfollati al reinserimento sociale e al sostegno psicologico per gli ex bambini soldato; dall’assistenza legale e psicologica ai bambini vittime di abusi, violenze e sfruttamento al loro inserimento in attività di formazione professionale, al fine di fornire loro gli strumenti indispensabili alla sussistenza.
Campagna nazionale per la registrazione delle nascite
Un importante risultato è stato conseguito dall’UNICEF con il sostegno alla campagna nazionale per la registrazione delle nascite, che ha visto la registrazione, con regolare certificato di nascita, di oltre 2,3 milioni di bambini, che in tal modo avranno accesso ai diritti di cittadinanza: l’UNICEF ha ottenuto l’assicurazione dalle autorità nazionali che le grandi “Aree di raduno”, dove sono accolti profughi e sfollati, non saranno chiuse finché tutti i bambini non vi saranno regolarmente registrati. Nell’arco del 2003 l’UNICEF a contribuito alla registrazione di 400.000 bambini.
Ricongiungimento familiare
Nel corso del 2003, 6.177 bambini separati dalle famiglie sono stati identificati e provvisti di documenti di riconoscimento in 11 province del paese: di questi 2.675 sono stati ricongiunti con successo alle rispettive famiglie di origine. Nello stesso arco di tempo sono stati formati 777 volontari impegnati nelle attività di ricongiungimento familiare
Assistenza psicosociale
Per il recupero dei traumi psicologici provocati dalla guerra, l’UNICEF ha aperto nelle aree del paese nuovamente accessibili, nei campi per sfollati e nelle aree di raduno di 11 diverse località circa 65 “Spazi amici dei bambini”: in questi luoghi protetti viene garantita assistenza psicosociale alle vittime di traumi e di violenze, vengono organizzate attività ricreative per il recupero del trauma e previste iniziative di formazione per promuovere il reinserimento di bambini e adolescenti. Nel 2003 l’UNICEF ha creato 24 “Spazi amici dei bambini”, a beneficio di 26.000 minori vittime dei traumi causati dalla guerra, da abusi o sfruttamento.
Riforma della giustizia minorile
L’UNICEF ha avviato un processo di consultazione con il Ministero della Giustizia angolano per la definizione di una cornice legale atta alla creazione di tribunali dei minori e per la riforma della legislazione vigente, allo scopo di conformarla agli standard internazionali. Il primo tribunale minorile è stato inaugurato nell’aprile 2003.
PREVENZIONE DELL’HIV/AIDS
Aumento dei casi di contagio
La mancanza di elementari informazioni su HIV/AIDS rimane uno dei principali ostacoli nella lotta alla diffusione della malattia: negli ultimi anni, come ha rivelato un’indagine multicampione (MICS 2001) condotta dall’UNICEF a Luanda, l’incidenza della malattia è aumentata del 250% tra le donne in gravidanza, passando dal 3,4% del 1999 al 8,6% del 2001. L’indagine ha anche rivelato come solo l’8% delle donne e il 15% degli uomini siano a conoscenza delle elementari misure di prevenzione con cui proteggersi dall’HIV/AIDS. In un paese dove oltre la metà della popolazione ha meno di 18 anni, l’informazione e la sensibilizzazione costituiscono una fondamentale strategia di prevenzione.
Campagne di prevenzione
In Angola l’UNICEF porta avanti campagne di prevenzione, sensibilizzazione e assistenza contro l’HIV/AIDS, iniziative che hanno interessato nel 2002 oltre 350.000 ragazzi a rischio, 150.000 dei quali vivono in 25 grandi aree d’accoglienza per i profughi e gli sfollati, e che nel 2003 hanno previsto la produzione e l’avvio della distribuzione di oltre 10 milioni di opuscoli informativi e di sensibilizzazione, volti a promuovere una presa di coscienza tra i giovani per la prevenzione dei comportamenti a rischio.
Nel 2003, numerose campagne di sensibilizzazione e prevenzione sono state condotte presso le comunità di ex sfollati ritornati nelle terre di origine, oltre che nei centri di transito, a beneficio, in questi ultimi, di 70.000 profughi di rientro in Angola.
Sempre ai fini della sensibilizzazione e prevenzione, l’UNICEF ha contribuito alla creazione e a sostenere le attività di 4 centri di informazione per i giovani, ognuno dei quali offrirà servizi di consulenza e informazioni su HIV/AIDS per 40.000 bambini e adolescenti di 2 province del paese.
Formazione
L’UNICEF ha contribuito alla formazione su HIV/AIDS di circa 40 Ong locali e internazionali, a cui sono stati distribuiti materiali informativi e di sensibilizzazione.
L’UNICEF, inoltre, promuove la formazione e sensibilizzazione tra coetanei, data la provata efficacia nel tempo di tale strategia: il progetto UNICEF “Youth to Youth” si basa sulla comunicazione tra coetanei dei messaggi chiave su HIV/AIDS e si avvale di 565 “educatori” adeguatamente formati, che hanno il compito di trasmettere informazioni chiave ai propri coetanei sui pericoli di contagio. Per le loro attività, i giovani educatori si avvalgono della formazione offerta dall’UNICEF e dai suoi partner, oltre che dei materiali informativi che, nei primi mesi del 2003, hanno compreso 150.000 opuscoli su HIV/AIDS, distribuiti sull’intero territorio nazionale.
EDUCAZIONE SUI PERICOLI DELLE MINE
L’Angola è il terzo paese al mondo per presenza di mine antiuomo sul territorio: uno studio pubblicato nel marzo 2003 ha registrato 287 incidenti causati da mine e ordigni inesplosi, dei quali 167 mortali.
L’UNICEF rivolge una speciale attenzione all’educazione sui pericoli delle mine, diretta in particolare ai 230.000 ex rifugiati di rientro in Angola dai 4 campi profughi dello Zambia, e agli sfollati interni che ritornano alle rispettive comunità di origine. Nel 2003 l’UNICEF ha fornito materiali e assistenza a 6 Ong angolane impegnate in attività di informazione e sensibilizzazione sui pericoli delle mine, in 7 delle province maggiormente infestate da mine e ordigni inesplosi.
Secondo i dati dell’UNICEF, 80 delle 164 municipalità dell’Angola hanno accesso alle attività di educazione sui pericoli delle mine ed ordigni inesplosi.
Nel 2003, l’UNICEF ha beneficiato di 1,8 milioni di dollari donati dal Governo italiano per le attività contro le mine.
IV. FONDI NECESSARI PER IL 2004
Fondi necessari agli interventi di emergenza
Nonostante i progressi conseguiti nel corso degli ultimi 2 anni, l’Angola rimane un paese disastrato dalle conseguenze della guerra e dagli effetti di una povertà diffusa, in cui le fasce più deboli della popolazione – e in primo luogo donne e bambini – sono costrette a sopravvivere in condizioni insostenibili.
L’UNICEF proseguirà nella sua azione a difesa e per lo sviluppo dell’infanzia in Angola: per il 2004 i fondi necessari agli interventi di emergenza sono stimati in 10.917.350 dollari.
Per la mobilitazione di tali risorse, l’UNICEF fa appello a tutti i donatori nazionali e internazionali, affinché contribuiscano a offrire a ogni bambino angolano una vita dignitosa e la possibilità di un sano sviluppo attraverso l’infanzia e l’adolescenza.
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