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  Aiuta il Mondo - IC - mercoledì 17 novembre 2004


ABIDJAN SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO.

PARIGI - I blindati nel centro della città, i soldati francesi che fronteggiano per ore, in un clima tesissimo, i sostenitori di Laurent Gbagbo: Abdijan, capitale della Costa d'Avorio, è stata ieri (8 novembre) sull'orlo del precipizio. Durante il fine settimana sono state ferite 410 persone, i morti ufficialmente sarebbero solo tre, ma la Croce Rossa teme un pesante bilancio. I testimoni occidentali raccontano il terrore degli ultimi giorni, i saccheggi, la caccia all'uomo bianco, le distruzioni, i francesi che sparano sulla folla. Adesso, i soldati transalpini cercano di evitare nuovi scontri per non mettere a repentaglio l'incolumità dei 15.000 cittadini d'Oltralpe che vivono nel paese del cacao e che sono concentrati nella capitale. Malgrado i rinforzi ricevuti, i meno di 5 mila militari a disposizione non possono affrontare una folla inferocita, tanto più che non sono stati addestrati (a parte alcuni gendarmi) per controllare l'ordine pubblico.
Ad alimentare la tensione, malgrado l'appello alla calma lanciato da Gbagbo, è stato il timore che i francesi stessero sostenendo un colpo di Stato: una cinquantina di blindati si sono infatti concentrati nel quartiere chic di Cocody, dove si trova l'hotel Ivoire, in cui si trova parte degli occidentali sfuggiti alle violenze del fine settimana. Ma in quello stesso quartiere c'è anche la residenza di Gbagbo. I "giovani patrioti", una specie di milizia filo-governativa, hanno deciso di proteggere il loro presidente. Spinti dalla radio nazionale che ha gettato olio sul fuoco, migliaia di ivoriani si sono riversati a Cocody. La situazione è diventata incandescente. Si è temuto il ripetersi delle scene viste tra sabato e domenica, quando i militari francesi, aiutati dagli elicotteri, hanno sparato sulla folla per disperderla. I soldati ivoriani si sono schierati insieme ai francesi per tentare di calmare i loro connazionali.
Il capo del contingente transalpino, il generale Henri Poncet, si è precipitato alla televisione per spiegare che i suoi uomini non avevano alcuna intenzione di deporre Gbagbo, "il presidente legittimamente eletto a suffragio universale". Poncet ha aperto un negoziato con politici e militari ivoriani per creare pattuglie binazionali. Anche il più radicale alleato di Gbagbo, il presidente dell'assemblea nazionale, Mamadou Koulibaly, che domenica aveva proferito parole incendiare, ha invitato alla calma "per far riprendere l'attività economica". "Siamo stati sull'orlo della catastrofe", ha dichiarato ieri sera il capo di stato maggiore dell'esercito ivoriano, Mathuis Doue, dopo un colloquio con i responsabili del contingente francese e dei Caschi blu. Secondo il generale Poncet, ad alimentare le voci di un colpo di Stato è stato un errore di percorso dei blindati.
Ieri sera, 800 occidentali erano rifugiati nella sede della missione Onu, 1.200 erano ospitati in una base francese e altri ancora all'Hotel Ivoire. Venticinque ospiti di un albergo attaccato dai manifestanti sono saliti a bordo di un peschereccio che è subito salpato per sottrarli a centinaia di scalmanati, altri ancora hanno trovato rifugio nelle ambasciate, compresa quella italiana. Le testimonianze sono agghiaccianti: "Italiano o francese non conta più nulla, ormai è caccia al bianco - dice Matteo Sommariva, che lavora in Costa d'Avorio per una società di Ravenna - . Ti entrano in casa a decine, spaccano tutto, portano via tutto quello che hai, anche se gli fai vedere il passaporto. E' stato un fine settimana di terrore". Lo conferma un funzionario dell'Onu, Antonio Avella: "Sabato è stata una giornata infernale, la notte è stata orribile, si sentivano spari ovunque". Il rappresentante di una Ong europea, Massimo Varani, punta il dito contro i francesi: "Hanno sparato ad altezza d'uomo e quattro ragazzi che manifestavano vicino all'aeroporto sono stati ammazzati".
Impossibile per il momento dire quante persone sono morte nel fine settimana. Due francesi sono dispersi, la Croce Rossa internazionale, da Ginevra, parla di 410 feriti e non sa fornire una stima per gli uccisi. Varani, che considera spropositata la reazione francese, parla di un migliaio di feriti, citando il vicepresidente dell'Assemblea Nazionale. La Croce Rossa, dal canto suo, critica l'atteggiamento dei militari francesi e dei giovani patrioti ivoriani, che farebbero ben poco per facilitare il lavoro delle organizzazioni umanitarie: a causa della violenza degli scontri, cominciati sabato sera, i soccorritori sono potuti intervenire solo nella tarda mattinata di domenica.
Infine, sul fronte politico-diplomatico c'è da segnalare l'imminente approvazione di una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza, proposto dalla Francia. Il documento prevede un embargo sulla vendita di armi a destinazione della Costa d'Avorio, il congelamento dei beni e il divieto di viaggiare per le persone che bloccano il processo di pace. Una mozione che sembra indirizzata soprattutto contro Laurent Gbagbo.


articolo tratto da La Repubblica di martedì 9 novembre 2004. 

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