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  Aiuta il Mondo - XCVII - giovedì 11 novembre 2004


QUARTO ANNO DELLA SECONDA INTIFADA.

Quattro anni fa, esattamente il 28 Settembre 2000, a seguito di una provocatoria visita dell’attuale Primo Ministro israeliano (a quel tempo membro del Knesset) Ariel Sharon, alla Spianata delle Moschee , il più sacro sito religioso islamico, situato nella città vecchia di Gerusalemme, scoppiava ufficialmente la seconda Intifada palestinese. Quasi subito fu battezzata dal leader dell’Autorità Nazionale Palestinese, Yasser Arafat, come “Intifada Al-Aqsa”, appunto dal nome della moschea dalla quale la ribellione era cominciata. 
L’attuale Intifada (letteralmente in arabo “scrollarsi di dosso”) si differenzia dalla prima, apertasi il 25 Novembre 1987, per due aspetti fondamentali: il lancio di pietre è stato sostituito, abbastanza diffusamente, dall’utilizzo di armi da fuoco tra le fila palestinesi; in secondo luogo, la presente Intifada annovera la partecipazione anche degli arabi di Israele, rimasti invece fuori durante la prima.
Sulla base dei dati forniti dal Palestinian Human Rights Monitoring Group, organizzazione umanitaria di Gerusalmme, 4 anni di Intifada hanno fatto finora registrare: 3082 vittime palestinesi; 1072 vittime israeliane; circa 3700 abitazioni demolite; e 161 attacchi kamikaze portati contro obiettivi israeliani.

Continua il bagno di sangue nei Territori
Anche negli ultimi giorni si è continuato a morire nei Territori Palestinesi Occupati. In risposta alle uccisioni di 3 soldati israeliani e di una giovane colona, avvenute tutte nella Striscia di Gaza, carri armati e mezzi blindati israeliani, supportati da elicotteri Apache, sono entrati nel campo profughi di Khan Younis, ritenuto un nascondiglio di militanti armati palestinesi, demolendo 35 abitazioni e lasciano più di 230 palestinesi, in fuga sotto il fuoco israeliano, senza tetto. Nel corso di altri scontri a fuoco, registrati in diverse aree della Striscia, 7 palestinesi sono rimasti uccisi negli ultimi due giorni. A Gaza city un producer della CNN, Ben Wedeman, è stato vittima di un sequestro dopo che alcune auto avevano affiancato il furgone della emittente televisiva. Secondo quanto riportato dalla BBC, il rapimento sarebbe da spiegarsi con il fatto che il producer era stato per diversi anni l’inviato nella Striscia di Gaza di una emittente israeliana e quindi non molto ben visto nei Territori.
Una massiccia incursione, con più di 70 mezzi blindati israeliani impegnati, è tuttora in corso a Jenin, West Bank, e nei circostanti campi profughi, con l’obiettivo di scovare terroristi appartenenti al gruppo delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa. Un palestinese disabile ucciso e altri 8 gravemente feriti è finora il bilancio riportato. Infine, nei pressi dell’insediamento di Elon Moreh, vicino Nablus, West Bank, un tassista palestinese è stato ucciso con 3 proiettili da arma da fuoco da un colono israeliano.
Intanto, a Damasco, diverse migliaia di palestinesi hanno preso parte ai funerali di Ezzedin Sheikh Khalil, uno dei principali leader del movimento palestinese di Hamas ed ucciso da una bomba piazzata sotto la sua automobile domenica scorsa. Autorità Palestinese e gruppi armati ritengono le autorità israeliane responsabili dell’attentato. Dal canto suo, Israele non ha voluto né confermare né smentire un suo eventuale coinvolgimento. Un portavoce del governo israeliano, Ze’ev Boim, ha comunque dichiarato: “La Siria è direttamente responsabile nella pianificazione di gran parte degli attentati terroristici eseguiti contro Israele e, quindi, non può considerarsi immune da eventuali ritorsioni militari”, Haaretz riporta. 
Il Governo israeliano aveva infatti additato le autorità di Damasco come indirettamente responsabili, per il presunto supporto logistico fornito a militanti di Hamas, per il doppio attentato kamikaze che aveva colpito Israele il 31 di Agosto scorso, causando 16 vittime.


articolo tratto da www.warnews.it  (articolo del 29 settembre)

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