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  Aiuta il Mondo - LXXXVI - lunedì 18 ottobre 2004


RIPRESI GLI SCONTRI FRA RIBELLI E FORZE GOVERNATIVE NEL DARFUR, IN SUDAN

Segnali di un ulteriore peggioramento delle condizioni dei civili arrivano dal Darfur, la regione del Sudan occidentale dove da oltre 19 mesi il conflitto tra forze governative e ribelli ha provocato una grave crisi umanitaria. Fonti umanitarie e religiose contattate dalla MISNA riferiscono di nuovi scontri e di conseguenti flussi di civili in fuga dai combattimenti. A Nyala, capitale del Darfur Meridionale, nelle ultime due settimane sono arrivati migliaia di nuovi sfollati. “Sono tutti musulmani, in prevalenza appartengono alle tribù dei Dajo e dei Fur (Darfur significa appunta ‘casa dei Fur’, ndr) e provengono da una zona a parecchie decine di chilometri dalla città” spiega alla MISNA una fonte religiosa contattata sul posto, della quale si mantiene l’anonimato per motivi di sicurezza. “Sembrava che negli ultimi due mesi l’esodo dai villaggi verso la città si fosse attenuato – prosegue l’interlocutore – e invece dalla metà di settembre è ripreso ancora più intensamente”. Nell’ultimo periodo, prosegue “non abbiamo visto nessun cambiamento: nonostante la presenza di oltre cinquanta organizzazioni internazionali, qui la gente continua a morire di stenti e di malattie. Registriamo soprattutto un’elevatissima mortalità infantile”. 
La fonte riferisce che Nyala si sta trasformando in una ‘cittadella’ degli organismi umanitari, molti dei quali vi hanno stabilito la propria base: “La città si sta ‘espandendo’, vengono ristrutturati edifici da affittare alle ong (organizzazione non governative), ma non è ancora possibile garantire assistenza a tutte le persone che ne hanno bisogno”. Dalla zona di Ta’asha - circa 200 chilometri a nord-ovest di Nyala - giungono notizie di nuovi combattimenti attraverso la rete ‘Action churches together - Caritas Internationalis': la portavoce da Nyala, Hege Opseth, riferisce che almeno 5.000 persone sono fuggite in seguito a scontri esplosi intorno al 25 settembre. “Siamo seriamente preoccupati per la sicurezza dei nuovi sfollati nell’area di Ta’asha” aggiunge Geoff O’Donoghue, responsabile dei programmi di emergenza della stessa organizzazione. “Questa gente - continua - è bloccata a causa dei combattimenti e se non riusciamo a garantire loro aiuti di base rischia di morire”. Il mancato miglioramento delle condizioni sul terreno nell’ultimo mese è riportato anche in un rapporto del segretario generale dell’Onu Kofi Annan. Secondo una copia del documento circolata nelle ultime ore alle Nazioni Unite, Annan afferma che il governo di Khartoum non ha compiuto “ulteriori progressi” a settembre per riportare sicurezza nelle aree essenziale, fermare gli attacchi contro i civili, disarmare le milizie e assicurare alla giustizia chi ha compiuto crimini. Secondo l’Onu, in 19 mesi il conflitto in Darfur ha provocato oltre 1,4 milioni di sfollati, decine di migliaia di vittime (tra 30 e 50.000) e almeno 150.000 rifugiati nel confinante Ciad.


articolo tratto da www.korazym.org 

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