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L’MV Ulla trasportava 2.200 tonnellate di ceneri di scarto di una centrale a carbone contenenti metalli pesanti. Vietate le immersioni e la pesca. Non è però chiaro se il carico si sia riversato in mare. Greenpeace aveva già denunciato in passato i rischi del carico. Non è escluso il sabotaggio
Più di 2.000 tonnellate di ceneri di scarto provenienti dalle centrali a carbone riversate in mare lungo le coste della Turchia. È successo lo scorso 8 settembre nel porto di Iskenderun, nella parte sud-orientale del paese. La nave affondata (riferisce l’agenzia Reuters) si chiama MV Ulla e si trovava nel porto di Iskenderun dal 2000. Le ceneri venivano dalla Spagna ed erano dirette in Algeria, dove una compagnia di costruzioni le avrebbe dovute acquistare. Dopo l’annullamento dell’ordinazione, però, la MV Ulla fu ancorata "provvisoriamente" nel porto turco.
«Eravamo sicuri che sarebbe successa una cosa del genere - ha dichiarato Banu Dokmecibasi di Greenpeace Mediterranean all’agenzia di stampa anatolica - e per questo l’anno scorso consegnammo alle autorità locali una segnalazione sul pericolo imminente. Malgrado il nostro appello, però, non sono state prese le opportune misure di sicurezza. Ora - conclude la Dokmecibasi - si dovranno effettuare delle accurate analisi sui danni ambientali e sui rischi per la salute».
Le ceneri derivate dalla combustione del carbone nelle centrali termoelettriche contengono metalli pesanti con riconosciuti effetti cancerogeni. Secondo le prime stime, il carico della MV Ulla potrà contaminare un volume d’acqua pari a 300mila tonnellate d’acqua. Intanto le autorità locali hanno vietato di immergersi, pescare o mangiare pesce proveniente dall'area e stanno indagando sulla dinamica dell’incidente, senza escludere la pista del sabotaggio. Il ministro dell'Ambiente turco Osman Pepe ha dichiarato che era stato recentemente siglato un accordo che prevedeva il rientro nella Spagna del cargo, aggiungendo l’intenzione di addossare al governo spagnolo i costi dei danni ambientali prodotti dall’affondamento del cargo.
«Oltre al danno prodotto nelle acque del Mediterraneo - commenta il direttore generale di Legambiente Francesco Ferrante - l’incidente di Iskenderun mostra uno dei punti deboli della generazione a carbone. Anche le centrali cosiddette "pulite" come quella progettata in Italia per Civitavecchia, devono infatti vendere ingenti quantità di ceneri di scarto sul mercato internazionale».
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