Greenpeace
  Aiuta il Mondo - LXXIII - mercoledì 15 settembre 2004


CACCIA ALLE BALENE: PER L'ISLANDA UN RITORNO AL PASSATO

Islanda, uccisa la prima balena (nel 2003) dopo 14 anni. Il ministero della Pesca islandese ha programmato una ricerca che prevede l'uccisione di 500 cetacei nel giro di due anni.
REYKJAVIK (ISLANDA) - Vuoi per il maltempo, vuoi per la difficoltà nello scovare la preda, vuoi per la presenza di giornalisti e ambientalisti che si frapponevano tra le balene e gli arpioni, negli ultimi due giorni la caccia programmata dal Ministero islandese della pesca si era quasi trasformata in un'attività di whale-watching. Mercoledì però il «Njordur», una delle tre baleniere impiegate nell'iniziativa, ce l'ha fatta ed è tornata nel porto di Olafsvik, 250 km a nord di Reykjavik, con un bottino di circa 600 chili di carne e grasso di una balenottera minore. 
LA RICERCA - Si tratta della prima vittima dopo 14 anni in cui l'Islanda ha rispettato la moratoria internazionale contro la caccia alla balena. La ragione ufficiale dell'uccisione è una ricerca scientifica che prevede la cattura di 200 balenottere minori, 200 balene comuni e 100 balenottere boreali nel corso di due anni; l'obiettivo è la comprensione dell'ecologia alimentare delle più importanti specie presenti nelle acque dell'isola nordatlantica. Lo studio mira a migliorare la gestione delle risorse di vita oceanica coniugando la conservazione e l'uso sostenibile.
LE RAGIONI DEL SÌ - Gli scienziati islandesi sostengono che a causa della moratoria gli studi sui cetacei si sono limitati a contarne il numero per via del pericolo di estinzione che pendeva su 7 delle 13 specie di balena. Dopo più di un decennio il rischio si sarebbe ridotto, per cui diventerebbe interessante analizzare l'impatto della crescita del numero di balene sulle riserve di pesce, tra cui quelle di merluzzo, e quindi anche sull'economia dell'isola. Inoltre l'uccisione degli animali avverrebbe con un nuovo tipo di arpione esplosivo che assicurerebbe loro una morte pressoché istantanea.
LE PREOCCUPAZIONI - La proposta islandese ha suscitato lo sconcerto dell'International Whaling Commission (Commissione internazionale sulla caccia alla balena). Dopo un animato dibattito è stata adottata una risoluzione che esprime preoccupazione nei confronti della concessione di permessi speciali alla caccia per fini di ricerca scientifica, col timore che questa sia sfruttata per fini commerciali proibiti dalla moratoria internazionale. Il documento invita tutti i paesi a terminare o a non cominciare le attività di caccia, nonché a limitare gli studi a tecniche non letali che forniscono dati migliori a costi minori sia per gli animali sia per il budget.
LE RAGIONI DEL NO - Gli ambientalisti e gli esperti dell'International Whaling Commission sostengono che le basi scientifiche del programma di ricerca islandesi sono piuttosto deboli. Innanzitutto, l'uccisione di 100 balenottere boreali potrebbe metterne in pericolo la specie; in secondo luogo, i permessi precedenti hanno già fornito una notevole mole di dati, per altro mai pubblicati, e la ricerca attuale sulla dieta potrebbe basarsi 
sull'analisi genetica degli escrementi e dei campioni già disponibili; infine, l'Islanda ha esportato illegalmente molta della carne che avrebbe dovuto essere usata nella ricerca.
I DATI - L'uccisione per scopi scientifici è legata all'articolo VIII della Convenzione internazionale sulla caccia alla balena del 1946, firmata in un periodo in cui la ricerca non aveva a disposizione metodi alternativi non mortali. Dal 1986, anno in cui è stata adottata la moratoria internazionale contro la caccia per scopi commerciali, sono stati concessi oltre 30 permessi speciali, per un totale di oltre 7 500 balene. Nel solo Giappone la ricerca fornisce ai ristoranti 3 000 tonnellate annue di carne per uso esclusivamente interno; le 500 balene dello studio islandese ne produrrebbero oltre 4 000.
LE REAZIONI INTERNAZIONALI - Anche se secondo un recente sondaggio di un giornale locale il 75% degli islandesi si dichiara favorevole alla ripresa della caccia, le reazioni internazionali all'annuncio sono state di diverso avviso. Mentre una nave di Greenpeace si sta dirigendo verso il Nord Atlantico, migliaia di email di protesta hanno invaso ministeri e ambasciate di Reykjavik in tutto il mondo, suscitando la preoccupazioni dei responsabili nazionali per il turismo. Malcontento ufficiale da parte degli Stati Uniti, che hanno minacciato un embargo commerciale nei confronti dell'isola.

articolo tratto da www.corriere.it (agosto 2003)

 La finestra di AiutailMondo sulla Caccia alle balene


- Un anno di caccia alle balene norvegese. (14.9.04)
- Storia della caccia alle balene giapponese. (13.9.04)

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