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  Aiuta il Mondo - LXXI - lunedì 13 settembre 2004


STORIA DELLA CACCIA ALLE BALENE GIAPPONESE

Il Giappone fu il paese più rapido nel mettere a profitto le nuove e più efficienti tecnologie sviluppate alla fine del secolo per la caccia alle balene. 
L'attività di caccia nelle proprie acque territoriali ebbe inizio con il noleggio di baleniere norvegesi, acquistate in un secondo tempo, e con la costruzione nei propri cantieri navali di baleniere sul modello scandinavo. 
Immaginando i profitti che tale attività poteva portare, il Giappone fu rapito da una vera e propria "febbre della caccia alla balena", che culminò con l'istituzione nel 1907 di una nuova compagnia baleniera. L'attività di caccia Giapponese in Antartide cominciò con l'acquisto di una baleniera norvegese nel 1934 e già nella stagione di caccia 1937-38 poteva disporre di quattro baleniere operative costruite su quel modello. In quel periodo il prodotto con più mercato era l'olio di balena che il Giappone vendeva ad altri paesi, mentre la carne veniva quasi interamente scartata. L'attività di caccia nei mari aperti del Nord Pacifico ebbe inizio nel 1940. 
In questo periodo, l'industria baleniera giapponese non si distinse da quella norvegese nella pratica di sovrasfruttamento. Come i balenieri di altri paesi, i giapponesi cominciarono designando la specie con la popolazione più abbondante come bersaglio principale, passando poi alla seconda specie più abbondante via via che la prima risorsa andava esaurendosi. 
Dagli anni trenta le balene grigie e le caperee marginate venivano segnalate ancora solo come cacce occasionali. La tabella sotto evidenzia l'evoluzione nella caccia praticata dalla flotta baleniera giapponese tra gli anni '20 e gli anni '60. Si nota il declino, in 40 anni di attività, delle specie più abbondanti e l'incremento della caccia di specie meno abbondanti (balenottere boreali e capodogli).
Quando la Commissione Baleniera Internazionale (IWC) si accordò per una moratoria internazionale sulla caccia commerciale alle balene nel 1982, il Giappone, come la Norvegia, presentò obiezione. Nel 1987 pressioni politiche da parte degli Stati Uniti forzarono il Giappone a ritirare l'obiezione, ma il governo ricorse ad un'altra scappatoia: la "caccia scientifica". 
Secondo le regole dell'IWC, ai paesi era consentita una limitatissima caccia ai fini della ricerca scientifica. Il Giappone sviluppò immediatamente un programma di ricerca, allo scopo di riaprire la caccia "scientifica" alla balena in Antartide con l'uccisione di 330 balenottere minori. Il programma "scientifico" fu salutato con entusiasmo dalla stampa locale giapponese, come unico mezzo per mantenere intatte le infrastrutture dell'industria commerciale baleniera fino al giorno in cui la moratoria non fosse stata ratificata. Da allora, i giapponesi continuarono ad aumentare le quote annue che si auto-assegnavano per le balenottere in Antartide, portandole fino a 440 per ogni stagione di caccia. 
A partire dal 1994, il Giappone ha aperto una seconda area di caccia "scientifica" nel Pacifico settentrionale, catturando annualmente oltre cento balenottere minori. L'IWC stabilisce che l'uccisione di cetacei può essere consentita soltanto se supportata da finalità scientifiche realmente importanti, ma quali utili informazioni si possono ottenere da balene uccise? 
Nel 1997 il comitato scientifico dell'IWC ha analizzato la "ricerca" Antartica giapponese e ha concluso che i risultati di tale programma sono ininfluenti. L'IWC ha quindi invitato con forza il Giappone a porre fine a questo inutile massacro. 
Per quasi 40 anni il Giappone ha obiettato a ogni tentativo dell'IWC di preservare singole popolazioni di balene. Nel 1964, quando l'IWC votò per un divieto alla caccia di balenottere azzurre, il Giappone presentò la prima obiezione. Sette anni più tardi, nel 1973, l'IWC votò per fissare un limite alle uccisioni ad una quota massima di 5.000 balenottere minori nella regione Antartica. Il Giappone presentò ancora una volta un'obiezione alla decisione e seguì l'esempio dell'ex URSS nell'autoassegnarsi delle quote di caccia. Quando nel 1994, l'IWC votò per l'istituzione di un santuario per i cetacei nei mari antartici, il Giappone fu l'unico paese ad opporsi (23 voti a 1). Da allora il Giappone ha continuato ad opposi a qualunque tipo di moratoria. 


articolo tratto da www.greenpeace.it 

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