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Aiuta il Mondo - LIX - 11 maggio 2004

TORTURE NELLE PRIGIONI AMERICANE IN IRAQ.

Non sono le prime. Non sono le uniche. Sono le prime annunciate e diffuse in pochi secondi in tutto il mondo. Torture agghiaccianti di una guerra (ufficialmente) finita... di una guerra non finita, di una guerra che è iniziata per (ufficialmente) rimuovere una tirannia e che rischia di barattarne una, vecchia, con una nuova. Le torture non sono esempio di esportazione di democrazia. La guerra stessa non lo è, ma c'è chi lo afferma. Nonostante questo c'è chi fa finta di niente. E per quanto piccole, le decisioni italiane potrebbero aprire una speranza, potrebbero far ragionare, o semplicemente essere in accordo con la nostra Costituzione, uscendo da questo orrore. Da questa guerra. Ma c'è chi fa finta di niente, continuando a fare i propri interessi. Le torture esistono. E la speranza di uscirne?

Matteo Bursi


Ecco alcuni degli esempi di abusi riportati nel rapporto del generale Taguba. "Rottura di lampade chimiche, il cui contenuto fosforico veniva versato sui prigionieri. Minacce con pistole calibro 9mm. Getti d'acqua fredda su detenuti nudi. Percosse con manici di scopa o con una sedia. Minacce di stupro ai danni di prigionieri maschi. Prigionieri sodomizzati con lampade chimiche o con manici di scopa. Impiego di cani senza museruola per spaventare i detenuti. Pugni, schiaffi e calci ai prigionieri. Foto o riprese video di detenuti, uomini e donne, spogliati nudi, a volte in pose forzate umilianti e sessualmente esplicite. Obbligo per i detenuti maschi di indossare capi intimi femminili. Obbligo per gruppi di detenuti maschi di masturbarsi mentre vengono ripresi. Prigionieri obbligati a stare in piedi su una cassetta, incappucciati con un sacchetto, con fili collegati a dita delle mani, dei piedi e al pene, simulando la tortura dell'elettroshock. Fotografie di militari mentre hanno rapporti sessuali con detenute. Fotografie di prigionieri con catene e collari da cani attorno al collo. Fotografie di prigionieri morti."

articolo tratto da La Repubblica del 5 maggio 2004.


Per scelta non sono state inserite le immagini delle torture in Iraq.





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