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Un anno fa l'UNICEF lanciava la Campagna per
l'istruzione delle bambine “25 entro il 2005”, un'iniziativa creata per
accelerare l'eliminazione delle disparità di genere nella scuola primaria e
secondaria. La campagna si concentra sui paesi che presentano gli ostacoli
maggiori all'istruzione delle bambine, e che avranno bisogno di aiuti
concreti per realizzare l'Obiettivo di sviluppo del Millennio che punta a
raggiungere la parità di genere entro il 2005.
Nell'edizione 2004 del rapporto La Condizione dell'infanzia nel mondo ,
Carol Bellamy, direttore generale dell'UNICEF, sostiene l'esigenza di
affrontare i temi dello sviluppo con un approccio multisettoriale basato sui
diritti umani, che garantirà alle bambine un'istruzione, risponderà agli
impegni presi dalla comunità internazionale di assicurare l'istruzione per
tutti i bambini, moltiplicherà i benefici sia per le famiglie che per le
nazioni, e favorirà il raggiungimento di molti altri dei principali
obiettivi di sviluppo.
Quanto segue è una sintesi delle principali questioni affrontate nel
rapporto.
1. Il più urgente tra gli Obiettivi di sviluppo del Millennio
La Condizione dell'infanzia nel mondo 2004 individua nell'istruzione delle
bambine una delle sfide più decisive che la comunità operante nello
sviluppo internazionale è chiamata ad affrontare. Il rapporto lancia un
appello all'azione in nome dei 121 milioni di bambini – dei quali 65
milioni sono bambine - che oggi nel mondo sono esclusi dall'istruzione. Il
rapporto evidenzia i costi che tale esclusione comporta per le bambine, ma
anche per le loro famiglie, comunità e Paesi.
I leader mondiali si sono impegnati a raggiungere entro il 2015 una serie di
obiettivi, noti come Obiettivi di sviluppo del Millennio: l'eliminazione
della fame e della povertà estrema, la realizzazione dell'istruzione
primaria universale, la promozione della parità di genere e dell'
empowerment delle donne, la riduzione della mortalità infantile, il
miglioramento della salute delle madri, la lotta all'HIV/AIDS, alla malaria
e ad altre malattie, la salvaguardia della sostenibilità ambientale e la
creazione di un'alleanza globale per lo sviluppo.
Tra gli obiettivi di sviluppo, due in particolare sono considerati
determinanti per il raggiungimento di tutti gli altri: l'istruzione
universale e la parità di genere e l' empowerment delle donne. Come primo
passo verso l'istruzione universale, si è stabilito di anticipare al 2005
il traguardo della parità di genere nella scuola primaria e secondaria,
dieci anni prima della scadenza fissata per gli obiettivi restanti. Oltre a
essere un obiettivo in sé, questo traguardo del 2005 è un elemento chiave
per tut ta l'agenda dello sviluppo, e costituirà una prima verifica
dell'impegno del mondo per rompere la morsa della povertà.
Alla luce di queste considerazioni, l'istruzione femminile è presentata
come l'obiettivo più urgente di tutti.
(V. Capitolo 1, Uno slancio per lo sviluppo, pp. 1-13)
2. La discriminazione di genere
In base alle argomentazioni esposte ne La Condizione dell'infanzia nel mondo
2004 , il motivo principale che ha impedito il raggiungimento della parità
di genere nella scuola sta nel fatto che la teoria, la pratica e la politica
dello sviluppo sono connotate dalla discriminazione di genere. Dal rapporto
emerge che l'istruzione universale è stata ritenuta un lusso anziché un
diritto umano, che i programmi di sviluppo economico si sono concentrati
più sui risultati economici che sul benessere delle persone, e che per
miopia politica ci si è rivolti al settore dell'istruzione solo quando si
cercavano soluzioni.
E' vero che per qualsiasi bambino essere privato della possibilità di
istruirsi è una catastrofe, ma per una bambina il danno è ancor più
grave, e comporta costi sociali non solo per la bambina stessa, ma per la
famiglia, la comunità e il paese.
Rispetto ai maschi, le bambine sono più esposte ai rischi dell'HIV/AIDS,
dello sfruttamento sessuale e del traffico di minori. Sono più vulnerabili
alla povertà e alla fame. Se si negano alle bambine le conoscenze e le
competenze sociali che la scuola può offrire, questi rischi aumentano nel
breve periodo e vengono trasmessi anche alla generazione successiva.
Per converso, la scuola può dare a una bambina:
• un'istruzione, e una più chiara percezione del proprio potenziale;
• una maggiore fiducia in sé, più possibilità di guadagno, salde
competenze sociali;
• maggiori capacità di difendersi dalla violenza e dalle malattie.
(V. Capitolo 1, Uno slancio per lo sviluppo, pp. 1-13)
3. Un approccio allo sviluppo multisettoriale e basato sui diritti
umani
Gli investimenti per lo sviluppo non hanno mai attribuito priorità
all'istruzione delle bambine. Storicamente, si è sempre ritenuto che la
crescita economica generasse progressi sociali quasi automaticamente. Ma le
esperienze negative accumulate negli anni nei paesi in via di sviluppo hanno
dimostrato l'inadeguatezza di questo modello, né sono emerse prove evidenti
che la crescita economica possa da sola ridurre la povertà o la
disuguaglianza.
In realtà, sembra vero il contrario: è lo sviluppo umano a promuovere la
crescita economica. Secondo uno studio dell'UNICEF, i paesi che negli anni
'90 mostravano i più alti tassi medi di crescita annuale erano quelli che
nel 1980 presentavano risultati migliori negli indicatori di sviluppo umano.
Oggi è ampiamente accettato che l'economia dello sviluppo deve essere
inquadrata in una prospettiva che tenga conto delle disparità di genere e
che non è possibile ridurre la povertà in maniera sostenibile senza
promuovere l' empowerment delle donne.
L'istruzione delle bambine è strettamente legata ad altre componenti dello
sviluppo umano, tanto che farne una priorità vuol dire anche avanzare su
vari altri fronti:
• la salute e la condizione delle donne;
• la cura della prima infanzia;
• l'alimentazione, l'acqua e i servizi igienici;
• la riduzione del lavoro minorile e di altre forme di sfruttamento;
• la risoluzione pacifica dei conflitti.
(V. Capitolo 1, Uno slancio per lo sviluppo, p. 1-13, e Capitolo 2, Bambine
istruite: un'occasione unica per lo sviluppo, pp. 17-27)
4. Gli investimenti nell'istruzione delle bambine producono risultati
multipli
• Sviluppo economico più accentuato. All'aumentare delle iscrizioni
femminili alla scuola primaria corrisponde una crescita del prodotto interno
lordo pro capite. Nei paesi in cui non c'è parità di genere nella scuola i
costi dello sviluppo sono maggiori, la crescita è più lenta e i redditi
sono più bassi.
• Istruzione per la generazione successiva. I figli di madri istruite
hanno molte più probabilità di andare a scuola. Quanto più alto è il
livello di scolarizzazione di una donna, tanto maggiori le probabilità che
anche i figli beneficino dell'istruzione.
• L'effetto moltiplicatore. Gli effetti dell'istruzione arrivano ben al di
fuori dell'aula scolastica, e influiscono positivamente su quasi tutti gli
aspetti della vita delle bambine. Le bambine che vanno a scuola sono meglio
preparate a difendersi dalle malattie (compresa l'HIV/AIDS), corrono meno
rischi di restare vittime di trafficanti o sfruttatori e sono meno esposte
alla violenza.
• Famiglie più sane. I figli delle donne istruite sono più sani e meglio
nutriti, come risulta da moltissime ricerche e dati sui paesi in via di
sviluppo. Ogni anno di istruzione materna in più determina una riduzione
dal 5 al 10% del tasso di mortalità dei bambini sotto i 5 anni.
• Muoiono meno madri. Le donne che sono andate a scuola sanno meglio come
utilizzare i servizi sanitari, come migliorare la propria alimentazione e
come distanziare le gravidanze. È stato calcolato che ogni anno di scuola
in più serve a evitare due casi di mortalità da parto per ogni mille
donne.
(V. Capitolo 2, Bambine istruite: un'occasione unica di sviluppo, pp. 17-27)
5. Il divario di genere globale
Alcune regioni del mondo hanno buone probabilità di raggiungere entro il
2005 l'Obiettivo di sviluppo del Millennio della parità scolastica tra
maschi e femmine, ma per almeno tre paesi ciò non sarà possibile senza un
intervento più deciso (v. grafico) .
(V. Capitolo 3, Bambine dimenticate, paesi dimenticati, pp. 31-41)
TASSI NETTI DI ISCRIZIONE E FREQUENZA ALLA SCUOLA PRIMARIA (1996-2002)
6. La povertà
Bambini e bambine che provengono da ambienti socioeconomici poveri rischiano
maggiormente di restare esclusi dall'istruzione, ma le bambine rischiano
doppiamente: in quanto povere e in quanto femmine.
E le bambine che non vanno la scuola diventano spesso “invisibili”, nel
senso che il loro numero viene sottostimato o del tutto non registrato.
Anche dati di iscrizione e frequenza relativamente alti possono nascondere
il numero degli abbandoni femminili, specie nelle zone rurali: un numero che
è in aumento.
Nei paesi in cui i tassi di iscrizione e completamento della scuola sono
più alti per le bambine che per i maschi, può avvenire che le bambine non
proseguano gli studi nella scuola secondaria, che vi siano poche donne in
ruoli di leadership e che, a parità di competenza, le donne guadagnino meno
degli uomini. Per quei paesi che hanno raggiunto la parità scolastica tra
maschi e femmine si prospetta una nuova sfida: ampliare le prospettive
sociali per le ragazze istruite.
(V. Capitolo 2, Bambine istruite: un'occasione unica per lo sviluppo, pp.
17-27, e Capitolo 3, Bambine dimenticate, paesi dimenticati, pp. 31-41)
7. Carenza di fondi
Con pochissime eccezioni, i paesi industrializzati e le istituzioni
finanziarie internazionali non hanno investito nell'istruzione in misura
tale da permettere a tutte le bambine di frequentare e completare la scuola.
Negli anni '90 il flusso complessivo degli aiuti ai paesi in via di sviluppo
si è ridotto, e sono diminuiti sensibilmente anche i finanziamenti
bilaterali per l'istruzione. Alla Conferenza internazionale per il
finanziamento dello sviluppo svoltasi nel 2002 a Monterrey (Messico) è
emersa una rinnovata volontà comune di investire nell'istruzione e i
governi si sono impegnati ad aumentare l'importo complessivo degli aiuti, in
modo particolare per l'istruzione di base. Tuttavia, le attuali
preoccupazioni per la sicurezza potrebbero determinare un parziale abbandono
degli impegni assunti. A oggi, gli aiuti internazionali sono un aspetto del
problema, anziché la doverosa soluzione per consentire a tutti i bambini di
usufruire del diritto allo studio.
(V. Capitolo 4, L'effetto moltiplicatore dell'istruzione delle bambine, pp.
45-55)
8. Vantaggi multisettoriali
L'impostazione tradizionale incentrata su programmi monosettoriali ha
impedito di vedere i vantaggi che l'istruzione delle bambine comporta per
tutti i settori dello sviluppo. Oggi si comprendono meglio i motivi per cui
mandare a scuola le bambine è l'impegno più urgente per la comunità
globale che lavora per lo sviluppo.
• Un buon inizio per i bambini - Assicurare alle donne un buon livello di
empowerment , di salute e d'istruzione - tutti elementi positivi di per sé
- significa contribuire enormemente al benessere dei loro figli. Donne
malate, sottoalimentate od oppresse non possono prendersi cura dei figli in
maniera adeguata.
• Preparazione alla scuola - I programmi prescolastici sono
particolarmente utili alle bambine. Introducono l'abitudine alla scuola
nelle comunità in cui le bambine sono di solito impegnate nelle faccende
domestiche o in attività lavorative. Nei centri o asili comunitari le
bambine si abituano all'idea di una frequenza regolare; anche trascorrere
poche ore al giorno con i nonni può servire a “prenotare” un segmento
di tempo da dedicare successivamente alla scuola.
• La lotta all'HIV/AIDS - Ogni anno si registrano più di cinque milioni
di nuovi casi di infezione da HIV/AIDS. Nei paesi più colpiti, si sono
dissolti in pochissimo tempo progressi sociali che erano costati anni di
fatica. Si calcola che nell'Africa subsahariana siano 11 milioni i bambini
resi orfani dall'AIDS. Spesso sono i primi a essere costretti a lasciare la
scuola, e anche in questo caso le bambine sono più a rischio, poiché di
regola spetta a loro il compito di prendersi cura dei parenti malati. Fino a
quando non si scoprirà un vaccino anti-HIV, l'istruzione rimane la migliore
difesa che la società possa far valere contro questa malattia. Tra le
persone più istruite il tasso d'infezione è più basso. I giovani più
istruiti si sanno proteggere meglio, e frequentando la scuola si trascorre
meno tempo in situazioni potenzialmente pericolose.
• Creare un ambiente protettivo - Per un bambino, la scuola è l'ambiente
protettivo più importante dopo la famiglia. Le bambine che vanno a scuola
hanno minori probabilità di essere sfruttate in lavori fuori casa o in
lavori domestici pesanti. Le ragazze che sanno leggere e scrivere,
soprattutto quelle che hanno acquisito a scuola competenze sociali, sono
meno esposte alle forme più estreme di violenza domestica, agli abusi
sessuali e al traffico di minori.
• Aiutare le bambine nelle emergenze - Nelle situazioni di emergenza le
bambine sono particolarmente a rischio e devono essere maggiormente protette
da abusi fisici, sessuali e psicologici. In collaborazione con iniziative a
carattere locale, l'UNICEF è stato all'avanguardia nelle zone colpite da
emergenze nel creare spazi a misura di bambino e attenti alle diversità tra
i generi, nei quali i bambini possono continuare la scuola, le madri possono
restare accanto ai figli e trovare l'appoggio di consulenti, le donne
possono completare la propria istruzione, e i giovani possono imparare a
fornire ai bambini i servizi necessari.
• Vantaggi per la comunità – Le iniziative che mirano a favorire
l'iscrizione scolastica delle bambine generano ricadute positive anche sulle
famiglie e le comunità. Ad esempio, i programmi che prevedono la refezione
scolastica come incentivo alla frequenza femminile possono contribuire a
migliorare le abitudini alimentari delle famiglie. Analogamente,
l'installazione di impianti igienici migliora la qualità della vita per la
comunità locale.
(V. Capitolo 4, L'effetto moltiplicatore dell'istruzione delle bambine, pp.
45-55)
9. Il divario di genere “al contrario”
A causa del divario di genere globale le bambine si trovano in una posizione
di evidente svantaggio nell'istruzione; tuttavia in alcune regioni, tra cui
gran parte del mondo industrializzato, a creare preoccupazione è la
disaffezione scolastica che si osserva tra i maschi. In un piccolo numero di
paesi nelle scuole ci sono più alunne che alunni: è un divario di genere
al contrario.
Nei paesi industrializzati le bambine tendono ad avere un profitto
scolastico migliore, rispetto ai maschi, in quasi tutte le materie. Questo
fenomeno, così come il problema dello scarso rendimento scolastico delle
bambine nei paesi in via di sviluppo, va inquadrato nell'ambito di
considerazioni più generali su genere e potere. È possibile che la
socializzazione delle bambine nell'ambiente familiare le renda più pronte a
inserirsi nella scuola. Mentre nell'Africa sub-sahariana la presenza di
insegnanti donne si è dimostrata vantaggiosa per l'istruzione delle
bambine, nei paesi industrializzati e in America latina e Caraibi, dove gli
insegnanti sono in grande maggioranza donne, l'assenza di modelli maschili
positivi può essere dannosa per i ragazzi.
Le riforme messe in atto per rendere la scuola più sicura, più vicina alla
realtà e più gratificante per le bambine possono giovare anche ai bambini.
I programmi prescolastici integrati, gli orari flessibili, la fornitura di
impianti igienici adeguati, metodi didattici sensibili alle esigenze diverse
di maschi e femmine e ambienti scolastici privi di violenza sono un
vantaggio per tutti i bambini indistintamente. Le ricerche dimostrano che
una scuola a misura di bambino favorisce anche i maschi, specialmente quelli
che provengono dai settori più a rischio o emarginati della società.
(V. Capitolo 5, E i maschi?, pp. 59-67)
10. Investire nell'istruzione delle bambine
L'istruzione delle bambine è un investimento ideale. Ha un valore aggiunto
per altri settori dello sviluppo sociale, alleggerisce il carico sul sistema
sanitario, riduce la povertà e rafforza l'economia nazionale.
Le argomentazioni presentate in La Condizione dell'infanzia nel mondo 2004
dimostrano che l'impegno per l'istruzione universale è una sfida che
riguarda ogni settore dello sviluppo:
• l'istruzione, di certo; ma anche
• il settore finanziario, che deve stanziare i fondi e rendere
l'istruzione accessibile;
• la sanità, che deve fornire servizi sanitari, acqua pulita e impianti
igienici;
• il mondo del lavoro, che deve tutelare i bambini lavoratori;
• la giustizia, che deve garantire la sicurezza nelle scuole;
• la programmazione, che deve mettere le comunità e le famiglie in grado
di controllare i servizi di cui hanno bisogno per far vivere e prosperare i
loro figli.
L'UNICEF rivolge un appello ai leader di ogni livello della società,
affinché si adoperino per:
1. Fare dell'istruzione femminile una componente essenziale dell'impegno per
lo sviluppo, salvaguardando i principi dei diritti umani e i diritti delle
bambine in particolare.
2. Fare dell'istruzione delle bambine una questione di etica nazionale,
attuando campagne di educazione civica su vasta scala e chiedendo ai governi
di rispondere dei progressi compiuti o meno.
3. Abolire ogni forma di tassa scolastica. Tutta la scuola primaria deve
essere gratuita e universale.
4. Ragionare sull'interno e sull'esterno del “pacchetto educativo”,
integrando l'istruzione nei programmi nazionali di riduzione della povertà
e dando più diffusione ai progetti che funzionano.
5. Fare delle scuole centri di sviluppo per la comunità, in particolare
dove i bambini sono coinvolti in situazioni di conflitto o di emergenza.
6. Integrare le strategie politiche, istituzionali e d'investimento con le
strategie di fornitura dei servizi e con il quadro concettuale generale.
7. Aumentare i finanziamenti internazionali per l'istruzione, assegnando
all' istruzione di base il 10% dell'aiuto allo sviluppo. I paesi
industrializzati devono destinare agli aiuti almeno lo 0,7% del PNL, e
almeno lo 0,15% ai paesi meno sviluppati.
>> Rapporto UNICEF 2003.
(tratto da Aiutailmondo!)
>> Rapporto UNICEF 2002.
(tratto da Aiutailmondo!)
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