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La provincia del Darfur (Sudan nord-occidentale) sarebbe stata teatro di una ennesima carneficina compiuta da squadre di miliziani arabi filogovernativi: secondo due quotidiani indipendenti locali, almeno 100 persone sarebbero state uccise ed altre 15 ferite nella regione di
Daresah.
Nel corso dell'assalto sarebbero stati incendiati 15 villaggi, con la conseguente fuga di circa 15.000 abitanti.
Fonti dell'agenzia MISNA riportano inoltre che le autorità del Darfur invieranno a breve una squadra di osservatori con il compito di monitorare la situazione e fornire un resoconto degli eventi degli ultimi giorni.
Dal febbraio di quest'anno la regione è scossa da un violento conflitto tra esercito governativo e ribelli del Sudan Liberation Movement/Army (SLM/A); tale gruppo intenderebbe "opporsi agli abusi compiuti da Khartoum contro le popolazioni del Darfur, e sostituire l'attuale regime con uno fondato sulla pace, l'eguaglianza e la giustizia".
In seguito ai primi attacchi della guerriglia, il governo ha reagito violentemente inviando migliaia di soldati nella provincia, e supportando bande paramilitari islamiche, tra cui le famigerate
"Jenjaweed".
Secondo i ribelli, centinaia di civili sarebbero morti sotto i bombardamenti aerei e nei raid delle milizie; oltre 300.000 persone hanno poi abbandonato le proprie case per dirigersi verso i maggiori centri urbani locali, o verso la frontiera col Chad, dove attualmente i campi allestiti da diverse organizzazioni umanitarie non riescono a contenere l'enorme flusso di profughi.
Un bilancio delle vittime è stato invece stilato da ufficiali governativi, che parlano di oltre 3.000 morti (soprattutto tra la popolazione) dallo scoppio delle ostilità.
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