Aiuta il Mondo - XXXVII - 8 ottobre 2003

ACCORDO STORICO PER IL PROCESSO DI PACE IN BURUNDI.


Stamane è stato firmato un accordo definito "storico" tra Governo e CNDD-FDD (Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia - Forze per la Difesa della Democrazia) guidate da Pierre Nkurunziza. L'incontro, l'ennesimo negli ultimi mesi, era iniziato domenica scorsa a Pretoria, con la mediazione del Presidente del Sudafrica Thabo Mbeki e del Presidente del Parlamento Jacob Zuma, mediatore-capo per il processo di pace in Burundi.
Oggetto dell'accordo è il futuro assetto del Governo e del Parlamento, ma soprattutto la ripartizione del controllo delle forze armate. Su quest'ultimo nodo ieri, dopo tre giorni di incontri, è stato deciso che, oltre alla definitiva fine delle ostilità da parte delle FDD, la principale forza ribelle Hutu possa occupare il 40% dei posti-chiave dell'esercito (controllato ora dalla minoranza Tutsi del Paese), accogliendo, così, la richiesta degli uomini di Nkurunziza. Anche per la ripartizione delle forze di polizia è stato raggiunto un accordo: le FDD potranno indicare il 35% del personale.
Sul fronte della spartizione del potere politico invece le cose sono state più complesse. La richiesta dei ribelli era di poter avere quattro Ministeri, tra i quali quello degli Interni, dicastero chiave che controlla anche le forze di polizia. Inoltre chiedevano trenta seggi nell'Assemblea nazionale.
Il Presidente Ndayiezeye, Hutu moderato alla guida di questo Governo di transizione da fine aprile scorso, si è sempre rifiutato di cedere a queste richieste.
Alla fine ha ceduto Pierre Nkurunziza, accettando di poter indicare quattro Ministri, ma non quello degli Interni ed uno dei due vice Presidenti. Le FDD hanno, inoltre, ottenuto solo quindici seggi ed il posto di Segretario generale aggiunto all'Assemblea nazionale. Le FDD, infine, potranno governare tre province del Burundi e potranno esprimere alcuni membri delle amministrazioni locali e del corpo diplomatico.
Le trattative sono riprese dopo il fallimento dell'incontro di Dar Es Salaam in Tanzania (tradizionale luogo di incontro dei belligeranti burundesi) di metà settembre scorso. Il Governo di Bujumbura allora aveva rigettato tutte le istanze dei ribelli, compresa la richiesta di suddivisione del potere militare, ora accolta.
Questo accordo è il culmine di un percorso diplomatico che è iniziato con il vertice di Arusha (città della Tanzania sede, tra l'altro, di un Tribunale penale internazionale) nell'agosto 2000 quando venne siglato un accordo di cessate il fuoco tra Governo e forze ribelli grazie alla prestigiosa mediazione del Presidente Nelson Mandela. Però quella tregua non venne mai rispettata.
Ad Arusha si decise, oltre al cessate il fuoco, che il Paese sarebbe stato governato per i primi diciotto mesi dal Tutsi Pierre Buyoya a capo di un Governo di transizione misto Hutu e Tutsi, avendo come vice Presidente proprio Domitien Ndayizeye, appartenente al partito moderato FRODEBU (Fronte per la Democrazia in Burundi, il principale partito Hutu).
La volontà di deporre le armi venne ribadita a dicembre 2002 con altro patto tra FDD e Governo, sempre ad Arusha, ma anche questa volta gli odi ebbero la meglio sulla volontà di pace.
A Buyoya successe, come previsto, la scorsa primavera l'attuale Presidente Ndayizeye, anch'egli alla guida di un Governo di unità nazionale che avrebbe dovuto traghettare il Paese verso la concordia etnica e le libere elezioni.
Al processo di pace, però, non hanno mai partecipato le altre forze ribelli Hutu, le FNL (Forze di liberazione nazionale) guidate dallo storico leader Agathon Rwasa. Le FNL hanno sempre rifiutato ogni ipotesi di dialogo con il Governo, accusato di essere succube delle forze armate, guidate per ora dai Tutsi, secondo loro le vere detentrici del potere in Burundi. Hanno chiesto, quindi, di poter condurre delle trattative direttamente con i generali Tutsi, cosa che è sempre stata loro rifiutata.
Il 20 luglio, dopo una sanguinosa settimana di assalto alla capitale Bujumbura condotta dalle FNL che provocò più di trecento morti, FDD e Governo siglarono l'ennesimo impegno per una tregua. Questo accordo scatenò le ire degli uomini di Rwasa che accusarono le FDD di essere traditori e di aver firmato un impegno con il Governo per eliminarli. A settembre scoppiarono violenti scontri tra le due forze ribelli nella provincia di Bujumbura ed in quella settentrionale di Bubanza, scontri che per ora sono terminati.
Si registra la prima reazione di un portavoce delle FNL, Pasteur Habimana, che da Bujumbura ha dichiarato di non credere alla validità ed alla tenuta dell'accordo: "I negoziatori in Burundi sono soliti mentirsi" ha affermato ed ha concluso dicendo che non è il primo accordo che viene siglato e poi non rispettato. Non resta che attendere come Rwasa ed i suoi decideranno di reagire nei prossimi tempi.
Naturalmente si spera che questa previsione sia sbagliata: ora una parte degli Hutu ha raggiunto la tanto agognata pacificazione dopo 10 anni e trecentomila morti, sperando, appunto, che non sia solo l'ennesima firma su di un pezzo di carta. Rimane da affrontare il difficilissimo compito di coinvolgere anche le FNL nel processo di pace.


articolo tratto da www.warnews.it



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