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Stamane è stato firmato un accordo definito
"storico" tra Governo e CNDD-FDD (Consiglio Nazionale per la
Difesa della Democrazia - Forze per la Difesa della Democrazia) guidate da
Pierre Nkurunziza.
L'incontro, l'ennesimo negli ultimi mesi, era iniziato domenica scorsa a
Pretoria, con la mediazione del Presidente del Sudafrica Thabo Mbeki e del
Presidente del Parlamento Jacob Zuma, mediatore-capo per il processo di pace
in Burundi.
Oggetto dell'accordo è il futuro assetto del Governo e del Parlamento, ma
soprattutto la ripartizione del controllo delle forze armate. Su
quest'ultimo nodo ieri, dopo tre giorni di incontri, è stato deciso che,
oltre alla definitiva fine delle ostilità da parte delle FDD, la principale
forza ribelle Hutu possa occupare il 40% dei posti-chiave dell'esercito
(controllato ora dalla minoranza Tutsi del Paese), accogliendo, così, la
richiesta degli uomini di Nkurunziza. Anche per la ripartizione delle forze
di polizia è stato raggiunto un accordo: le FDD potranno indicare il 35%
del personale.
Sul fronte della spartizione del potere politico invece le cose sono state
più complesse. La richiesta dei ribelli era di poter avere quattro
Ministeri, tra i quali quello degli Interni, dicastero chiave che controlla
anche le forze di polizia. Inoltre chiedevano trenta seggi nell'Assemblea
nazionale.
Il Presidente Ndayiezeye, Hutu moderato alla guida di questo Governo di
transizione da fine aprile scorso, si è sempre rifiutato di cedere a
queste richieste.
Alla fine ha ceduto Pierre Nkurunziza, accettando di poter indicare quattro
Ministri, ma non quello degli Interni ed uno dei due vice Presidenti. Le FDD
hanno, inoltre, ottenuto solo quindici seggi ed il posto di Segretario
generale aggiunto all'Assemblea nazionale. Le FDD, infine, potranno
governare tre province del Burundi e potranno esprimere alcuni membri delle
amministrazioni locali e del corpo diplomatico.
Le trattative sono riprese dopo il fallimento dell'incontro di Dar Es Salaam
in Tanzania (tradizionale luogo di incontro dei belligeranti burundesi) di
metà settembre scorso. Il Governo di Bujumbura allora aveva rigettato tutte
le istanze dei ribelli, compresa la richiesta di suddivisione del potere
militare, ora accolta.
Questo accordo è il culmine di un percorso diplomatico che è iniziato con
il vertice di Arusha (città della Tanzania sede, tra l'altro, di un
Tribunale penale internazionale) nell'agosto 2000 quando venne siglato un
accordo di cessate il fuoco tra Governo e forze ribelli grazie alla
prestigiosa mediazione del Presidente Nelson Mandela. Però quella tregua
non venne mai rispettata.
Ad Arusha si decise, oltre al cessate il fuoco, che il Paese sarebbe stato
governato per i primi diciotto mesi dal Tutsi Pierre Buyoya a capo di un
Governo di transizione misto Hutu e Tutsi, avendo come vice Presidente
proprio Domitien Ndayizeye, appartenente al partito moderato FRODEBU (Fronte
per la Democrazia in Burundi, il principale partito Hutu).
La volontà di deporre le armi venne ribadita a dicembre 2002 con altro
patto tra FDD e Governo, sempre ad Arusha, ma anche questa volta gli odi
ebbero la meglio sulla volontà di pace.
A Buyoya successe, come previsto, la scorsa primavera l'attuale Presidente
Ndayizeye, anch'egli alla guida di un Governo di unità nazionale che
avrebbe dovuto traghettare il Paese verso la concordia etnica e le libere
elezioni.
Al processo di pace, però, non hanno mai partecipato le altre forze ribelli
Hutu, le FNL (Forze di liberazione nazionale) guidate dallo storico leader
Agathon Rwasa. Le FNL hanno sempre rifiutato ogni ipotesi di dialogo con il
Governo, accusato di essere succube delle forze armate, guidate per ora dai
Tutsi, secondo loro le vere detentrici del potere in Burundi. Hanno chiesto,
quindi, di poter condurre delle trattative direttamente con i generali Tutsi,
cosa che è sempre stata loro rifiutata.
Il 20 luglio, dopo una sanguinosa settimana di assalto alla capitale
Bujumbura condotta dalle FNL che provocò più di trecento morti, FDD e
Governo siglarono l'ennesimo impegno per una tregua. Questo accordo scatenò
le ire degli uomini di Rwasa che accusarono le FDD di essere traditori e di
aver firmato un impegno con il Governo per eliminarli. A settembre
scoppiarono violenti scontri tra le due forze ribelli nella provincia di
Bujumbura ed in quella settentrionale di Bubanza, scontri che per ora sono
terminati.
Si registra la prima reazione di un portavoce delle FNL, Pasteur Habimana,
che da Bujumbura ha dichiarato di non credere alla validità ed alla tenuta
dell'accordo: "I negoziatori in Burundi sono soliti mentirsi" ha
affermato ed ha concluso dicendo che non è il primo accordo che viene
siglato e poi non rispettato. Non resta che attendere come Rwasa ed i suoi
decideranno di reagire nei prossimi tempi.
Naturalmente si spera che questa previsione sia sbagliata: ora una parte
degli Hutu ha raggiunto la tanto agognata pacificazione dopo 10 anni e
trecentomila morti, sperando, appunto, che non sia solo l'ennesima firma su
di un pezzo di carta. Rimane da affrontare il difficilissimo compito di
coinvolgere anche le FNL nel processo di pace.
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