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La maggior parte dei giovani inizia ad avere rapporti sessuali senza sapere granché come proteggersi dall'infezione da HIV: è quanto emerge da un nuovo rapporto ONU, presentato oggi a New York e Ginevra, su "Giovani e HIV / AIDS". Il rapporto segnala lo stridente contrasto tra le potenzialità enormi di prevenzione negli anni dell'adolescenza e della prima giovinezza e la sostanziale mancanza di informazioni precise e strategie e politiche di assistenza e consulenza a disposizione di questa fascia di età, quella più a rischio. Lo studio, prodotto dall'UNICEF in collaborazione con UNAIDS e OMS, è il primo a dedicare un'attenzione specifica e approfondita al rapporto tra HIV/AIDS e ragazzi tra 15 e 24 anni.
Ricerche condotte in 60 paesi indicano che oltre la metà della popolazione giovanile di questa età ha notizie scarse, imprecise e fuorvianti sulla trasmissione dell'HIV/AIDS; in alcuni dei paesi maggiormente a rischio solo il 20% dei giovani ha informazioni corrette. Il risultato ovvio è che la metà di tutti i nuovi casi di infezione si verificano oggi proprio tra i 15 e i 24 anni.
"Ci sono due dati di fatto che guidano l'attuale evoluzione della crisi dell'HIV/AIDS - dice Carol Bellamy, Direttore generale dell'UNICEF - Uno è che i giovani hanno rapporti sessuali, un fatto con cui il mondo deve decidersi a fare i conti se vuole costruire programmi di prevenzione efficaci. L'altro è che i giovani in realtà non hanno le conoscenze corrette per proteggersi. La conseguenza tragica è che un numero spropositato di giovani cade preda dell'HIV: 6.000 al giorno".
DATI PRINCIPALI
Tra i dati principali che il rapporto evidenzia:
· In molti Paesi, ragazzi e ragazze non sposati iniziano la loro vita sessuale prima dei 15 anni. In studi recenti svolti in Brasile, in Ungheria e in Kenya su maschi tra i 15 e i 19 anni, oltre un quarto degli intervistati ha dichiarato di aver avuto rapporti sessuali prima dei 15 anni. In Bangladesh un'indagine ha indicato che, tra i diciottenni non coniugati delle zone urbane, l'88% dei maschi e il 35% delle femmine avevano avuto esperienze sessuali. Nelle zone rurali le percentuali scendono rispettivamente al 38% e al 6%.
· Privi delle informazioni e delle conoscenze necessarie, gli adolescenti più giovani tendono a proteggersi dall'HIV meno di quanto facciano i giovani che hanno vent'anni o poco più. In Burkina Faso, solo il 45% dei maschi tra i 15 e i 19 anni ha dichiarato di usare profilattici nei rapporti extra-matrimoniali, contro il 64% dei maschi che hanno dai 20 ai 24 anni. Nel Malawi la percentuale di maschi tra i 15 e i 19 anni che utilizza profilattici è del 29%, contro il 47% dei maschi dai 20 ai 24 anni. In Romania, il 70% dei maschi tra 15 e 19 anni ha dichiarato di aver avuto esperienze sessuali prematrimoniali, ma solo il 39% dice di aver usato il profilattico al primo rapporto sessuale.
· Ci sono attualmente più di 13 milioni di bambini con meno di 15 anni che hanno perduto uno o entrambi i genitori a causa dell'AIDS. Si prevede che il numero complessivo di orfani a causa dell'epidemia sia destinato a raddoppiare per l'anno 2010. Per i bambini resi orfani dall'AIDS, i rischi di denutrizione, malattia, abusi, lavoro minorile e sfruttamento sessuale sono più gravi che per bambini rimasti orfani per altre cause, e questo fa crescere la loro vulnerabilità all'infezione da HIV. Inoltre devono subire le discriminazioni e il disprezzo che sono spesso associati all'HIV/AIDS, trovandosi di conseguenza nell'impossibilità di ottenere un'istruzione, un lavoro e un alloggio, e di soddisfare altri bisogni fondamentali.
· Per quanto riguarda le ragazze, in Romania il 41% ha avuto esperienze prematrimoniali ma solo il 26% ha fatto uso del profilattico la prima volta. In Ucraina, sebbene il 99% delle ragazze sapesse dell'AIDS, solo il 9% è stato in grado di indicare le tre maniere principali di evitare la trasmissione per via sessuale.
· Per quanto, a livello mondiale, il numero dei sieropositivi maschi sia leggermente superiore al numero delle femmine, le adolescenti sono una categoria ad altissimo rischio di infezione. Questo si vede chiaramente nell'Africa subsahariana, che è la regione più severamente colpita dall'HIV/AIDS. In quest'area, dei giovani dai 15 ai 19 anni che vengono contagiati, più di due terzi sono femmine. In Somalia, l'AIDS è conosciuto solo dal 26% delle ragazze, e solo l'1% sa come evitare di prendere l'infezione. In Etiopia, Malawi, Tanzania, Zambia e Zimbabwe, nella fascia d'età da 15 a 19 anni, per ogni ragazzo sieropositivo ci sono da 5 a 6 ragazze sieropositive. Indagini epidemiologiche condotte in grandi zone urbane dell'Africa orientale e meridionale hanno rilevato che tra i giovani dai 15 ai 19 anni i casi di sieropositività vanno dal 17% al 22% per le femmine e dal 3% al 7% per i maschi.
· In Paesi dove esistono epidemie generalizzate di HIV, come il Camerun, la Repubblica Centrafricana, la Guinea Equatoriale, il Lesotho e il Sierra Leone, oltre l'80% delle giovani tra i 15 e i 24 anni non hanno un'adeguata conoscenza dell'HIV. In Botswana, due terzi degli studenti all'ultimo anno della scuola elementare ritengono che sia possibile capire dall'aspetto se una persona è sieropositiva. Tra gli studenti della scuola secondaria, uno su cinque continuava a mantenere questa convinzione. Nello Zimbabwe nel 1999 solo il 68% dei maschi tra i 15 e i 19 anni conosceva un luogo preciso dove fosse possibile trovare profilattici, contro il 77% registrato nel 1994.
· Anche gli adolescenti informati a volte non prendono precauzioni, poiché non hanno le capacità di negoziare l'astinenza o l'uso di profilattici. Possono avere timore o vergogna di discutere con il partner di argomenti legati al sesso. Altri ancora possono non adottare le necessarie cautele perché ritengono che il loro rischio individuale sia limitato. In Nigeria il 95% delle ragazze dai 15 ai 19 ritiene di avere poca o nessuna probabilità di essere contagiate dall'AIDS. Ad Haiti questa percentuale, per maschi e femmine insieme, arriva al 93%. Un'indagine condotta in Malawi ha rivelato che le ragazze considerano poco rischioso avere rapporti sessuali con ragazzi che siano figli di amiche di famiglia.
· Di per sé il matrimonio non offre alle giovani nessuna garanzia di difesa dall'HIV, specialmente quando il marito è molto più anziano. Da un'altra indagine condotta a Kisumu, in Kenya, è risultato che aveva contratto l'HIV quasi la metà delle donne sposate con uomini di almeno dieci anni più vecchi; per contro, non risultava contagiata nessuna donna il cui marito avesse tre anni (o meno) più di lei. Un'indagine presso 400 donne che frequentavano la clinica cittadina per malattie sessuali di Pune, in India, ha rivelato che il 25% delle donne erano affette da IST e il 14% erano sieropositive. Il 93% di queste donne erano coniugate, e il 91% non aveva mai avuto rapporti sessuali se non con il proprio marito. Incapaci di negoziare comportamenti sessuali sicuri, molte giovani donne sposate possono essere più vulnerabili all'HIV/AIDS e alle malattie trasmesse sessualmente di quanto non lo siano le ragazze non sposate.
I GIOVANI POSSONO CAMBIARE LE COSE
Ma i ragazzi sono anche il fattore chiave per invertire la diffusione del virus, sottolinea il rapporto, come dimostrano le esperienze di molti paesi:
· In Thailandia il Governo ha condotto una campagna per l'uso di profilattici al 100% nei luoghi dove si pratica la prostituzione, avviando inoltre un ambizioso progetto finalizzato a cambiare l'atteggiamento degli uomini verso le donne. Dal 1991 al 1995, il numero di giovani maschi che si rivolgevano agli operatori del sesso è sceso di quasi la metà, mentre l'uso di profilattici è salito dal 60% a quasi il 95%. Come risultato il numero di sieropositivi tra i giovani maschi è calato dall'8% del 1992 a meno del 3% nel 1997.
· A Kampala (Uganda), la diffusione dell'HIV tra le giovani gestanti tra i 15 e i 19 anni è scesa dal 22% (1990) al 7% (2000), principalmente perché i giovani hanno cominciato a ritardare il primo rapporto sessuale, hanno un minor numero di partner e fanno maggior uso di profilattici. Il Presidente dell'Uganda ha parlato del dramma dell'AIDS in maniera esplicita, e sono state condotte vivaci campagne pubbliche d'informazione da parte dei media, del governo, di associazioni locali e di enti religiosi.
· A Lusaka (Zambia), la diffusione dell'HIV nella fascia d'età dai 15 ai 19 anni è scesa dal 28% del 1993 al 15% del 1998. Inoltre si registra un uso più diffuso di profilattici e l'abitudine ad avere meno partner sessuali, effetti attribuiti a un intenso programma creato per insegnare ai giovani le competenze sociali e a fornire assistenza sanitaria.
· In Brasile le campagne d'informazione ad ampio raggio e i servizi di prevenzione hanno dato ottimi risultati: nel 1999 la metà dei giovani maschi ha usato il profilattico al primo rapporto sessuale, rispetto a meno del 5% nel 1986, e le vendite di profilattici sono balzate da 70 milioni di pezzi nel 1993 a 320 milioni nel 1999.
Il rapporto propone una strategia in dieci passi per capovolgere la tendenza attuale e dare priorità ai giovani nelle campagne di lotta all'AIDS:
1. Porre fine al silenzio, alla discriminazione e alla vergogna
2. Fornire ai giovani conoscenze e informazioni
3. Insegnare ai giovani come mettere in pratica le conoscenze
4. Fornire servizi sanitari "amici" dei giovani
5. Fornire consulenza e test volontari e riservati
6. Lavorare con i giovani e promuoverne la partecipazione
7. Coinvolgere i giovani che vivono con l'HIV/AIDS
8. Creare ambienti che offrano sicurezza e sostegno
9. Raggiungere i giovani più a rischio
10. Incoraggiare le collaborazioni e verificare i progressi.
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