Aiuta il Mondo - XXXIV - 29 settembre 2003

LE SPIAGGE BIANCHE DI VADA.

Quest’estate abbiamo trascorso una settimana di vacanza tra amici sulla costa toscana e per caso un giorno il nostro sguardo si è soffermato su un foglio appeso sul muro di un bar alle “Spiagge bianche” di Vada, in provincia di Livorno; questo foglio conteneva un articolo, una sorta di appello, di un gruppo di cittadini della zona che invitava a porre l’attenzione, soprattutto agli ignari turisti, sulla natura del colore di questo tratto di spiaggia che sembra uscito da una delle migliori cartoline, sull’assenza totale della fauna marina in questo tratto di costa (almeno per quello che può vedere un bagnante) e invitava ad interrogarsi sui perché di questi fattori.

Gli autori di questo articolo, intitolato L’urlo disperato della terra, si firmano come persone che amano la terra e la natura e odiano le ingiustizie e le nocività e hanno promosso dal 20 al 24 agosto (2003) presidi, volantinaggi, dibattiti, video e concerti, delle giornate di lotta contro queste ingiustizie. L’articolo, che in seguito verrà riportato integralmente, può risultare eccessivamente di parte se non si è venuti a contatto con la reale situazione del tratto di costa in questione,

scorcio delle spiagge bianche di Vada

e quindi verrà preceduto dalla descrizione delle sensazioni nate in alcuni turisti per caso a contatto con queste famigerate spiagge bianche…
Siamo giunti alle Spiagge bianche all’incirca a mezzogiorno di una caldissima giornata d’agosto, il sole era altissimo e una volta di fronte a questa distesa di sabbia bianca si è avvolti da un accecante riflesso. Un panorama da sogno, o quasi, una sintesi di spiaggia da isole dell’altro capo del mondo e di visione desertica con pochi punti di riferimento, il molo (a sinistra dell’entrata) e una imponente distesa di fabbriche con ciminiere che regolarmente espellono alte colonne di fumo bianco (a destra); viene subito da chiedersi se si é già vista una spiaggia così bella, un panorama così affascinante, deturpata in questo modo da quell’ammasso di cemento e tubi…ma questo pensiero potrebbe ben presto sfuggire dalla mente, se non ne sorgesse immediatamente un altro…
Andare al mare significa (anche) andare nel mare, e quindi a fare il bagno…facendo il bagno in quell'acqua piuttosto accogliente, in quell'acqua che verso le due di quel giorno d'agosto sembrava pulitissima (inizialmente), in quell'acqua bassa, talmente bassa che ti permette di camminare per decine e decine di metri all'interno del mare rimanendo col busto all'aria aperta…ebbene in quell'acqua, dopo qualche minuto, dopo qualche nuotata, ci si rende conto che non esiste alcuna forma di vita…né conchiglie, né ricci di mare (di cui è piena il tratto di costa a non più dieci minuti di pullman da Vada…quella di Cecina Mare per l'esattezza), né qualsivoglia specie marina!
Queste che sono appena state descritte sono solo sensazioni, le cause di ciò che abbiamo visto non le sappiamo di preciso, forse è difficile stabilirle, ma l'articolo dei cittadini del luogo può schiarire le idee e illuminare l'ignaro turista…


turisti sulle spiagge bianche di Vada

L’urlo disperato della terra

“ Da queste parti, come in molte altre dove si è espansa l’industrializzazione e la produzione forzata di massa, sono lampanti i disastri ecologici e sociali determinati dall’incombenza delle fabbriche. Nelle nostre zone, migliaia di turisti villeggiano sulle nostre spiagge, non sapendo, ahimè, che alcuni punti sono fortemente inquinati.
Le “spiagge bianche” non sono un pezzo di costa caraibica come la gente crede, ma un luogo dove senza alcun ritegno vengono scaricate tonnellate di sostanze tossiche più o meno conosciute per la loro pericolosità.
Il nostro umile fiume, il Cecina, che fino ad alcuni decenni fa ci permetteva di fare il bagno in alcuni tratti del suo corso, adesso in molti mesi dell’anno rimane completamente asciutto, proprio per i massicci prelievi di acqua che l’industria locale adopera a spese della comunità.
Per di più, grazie all’impianto cloro-soda, il bacino e altre terre nei pressi di Ponteginori e Saline di Volterra sono contaminate dal mercurio. Le case degli abitanti delle citate località hanno avuto delle crepe sui muri provocate dalle grandi estrazioni di sale dal sottosuolo per produrre soda e cloro.
Sterminare le forme viventi che il paesaggio marino e il bacino del fiume abbracciano, stroncare con tumori e leucemie operai e abitanti. E’ questa la multinazionale Solvay e il suo progresso.
Le delegazioni dello Stato sul territorio, la Regione, Comuni, i Sindacati, sono i complici di tutto questo. E chi si dichiara in difesa dell’ambiente in realtà non fa altro che tingere il profitto e l’inquinamento di verde; Legambiente alcuni anni fa ebbe il coraggio di premiare la Solvay.
Noi non siamo né ambientalisti, né vorremmo esserlo, siamo solo persone che amano la terra e la natura e odiano le ingiustizie e le nocività. Pensiamo che l’unico modo per far fronte a questa situazione sia prendere conoscenza e consapevolezza. Pensiamo che i problemi che ci hanno creato gli industriali e i politici non potranno che essere di nuovo ingiustizie e nocività se non li fermeremo.
E’ inutile continuare a delegare un problema che per essere risolto va preso alla radice. E’ chiaro che va messa in gioco la logica stessa dell’industrializzazione, che si traduce sulla nostra pelle nei termini, produci, consuma, crepa! ”