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Tre giorni fa, mercoledì 9 aprile 2003, intorno alle
14.30 (ora italiana), abbiamo sicuramente assistito ad un evento storico;
l'entrata di carri armati americani nel centro di Baghdad dopo venticinque
anni abbondanti di regime assoluto di Saddam Hussein è sicuramente un fatto
storico. Non è sicuramente l'episodio che sancisce la fine di questa
guerra; la propaganda, da una parte e dall'altra, è naturale nella guerra,
ma l'importante è essere coscienti di esserne costantemente soggetti e
destinatari. Pare quindi abbastanza prematuro affermare che con questo,
storico, episodio la guerra in Iraq sia conclusa. La guerra in Iraq non
è finita, come non è finita quella in Afghanistan iniziata il 7
ottobre 2001 con bombardamenti americani, di cui i media non hanno più
interesse a parlare. Il regime iracheno non può essere svanito nel
nulla, nello stesso modo con cui poco più di un anno fa svanì nel nulla
l'intero regime talebano, annientamento dei quali era l'obiettivo primario
degli interventi militari americani. Se queste due guerre vengono
considerate vinte dagli Stati Uniti, e i loro alleati, bisogna anche pensare
al fatto che nessuno degli obiettivi iniziali delle due ultime guerre in cui
l'America è intervenuta è stato raggiunto. Saddam non è stato catturato,
né ucciso (come voleva Bush), stessa sorte per i suoi figli, per Tareq Aziz
e qualche mese fa per la coppia artefice, così viene detto, della tragedia
dell'11 settembre 2001 nel cuore di New York, ovvero Osama Bin Laden e
l'invisibile mullah Omar; non tenendo in considerazione il fatto che l'altra
grande ragione che ha spinto l'esercito americano ad invadere l'Iraq era la
provata (in maniera imbarazzante da Colin Powell alle Nazioni Unite e
Tony Blair davanti al suo parlamento) presenza di armi chimiche,
batteriologiche, di distruzione di massa da parte del regime iracheno;
presenza delle quali è ancora tutta da verificare. L'intervento americano
in Iraq, come in Afghanistan, ha comunque ottenuto qualcosa di
importantissimo, togliendo milioni di persone da dittature assolute e
restituendo, almeno apparentemente, la libertà di cui ogni essere
umano ha diritto. L'intervento americano in Iraq, come in Afghanistan, ha
lasciato (come ogni guerra) migliaia di vittime sul campo, iracheni
(moltissimi civili), americani, inglesi, afghani (numerosissimi civili), vittime
delle quali si parla sempre e comunque troppo poco, privilegiando sovente la
discussione su presunte tattiche militari di ex generali in pensione o
terrorismo mediatico gratuito e fortemente nocivo.
Prima di poter pensare che questa guerra in Iraq sia finita davvero,
dovranno essere risolti tanti di quei problemi e tanti di quegli enigmi di
cui si è perso il conto. Ho parlato finora solo della guerra in Iraq e
della dimenticata guerra in Afghanistan, ma prima di concludere voglio
ricordare che non esistono solo le guerre che i media hanno voglia e
convenienza di far conoscere, ma nel mondo ne esistono tante, troppe. Vi
elenco ora alcuni dei paesi che da molto tempo non conoscono altro che orrore,
violenza, stupri e morte, ovvero non conoscono altro che la guerra. Questi
paesi sono la Repubblica democratica del Congo, l'Uganda, la Cecenia, il
Ruanda, il Sudan, l'Angola, la Liberia, la Repubblica Centrafricana, la
Sierra Leone, Israele e Palestina, la Somalia, la Colombia e molti altri
ancora di cui non si conosce praticamente nulla.
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