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In Italia - tra mammiferi, insetti, uccelli, pesci, rettili, ecc. - esistono
quasi 58.000 specie di animali. E questo numero è destinato naturalmente a
crescere con il proseguire delle ricerche faunistiche, sempre che la mano
distruttiva dell'uomo gliene dia il tempo… Le minacce a tale magnifico
patrimonio di vita e biodiversità hanno una comune origine, la pretesa
umana di assoggettare la Natura alle proprie esigenze, ma diverse
manifestazioni: dall'uccisione per l'alimentazione, al commercio, alla
distruzione degli habitat naturali, all'inquinamento, alla caccia, alla
pesca, all'antropizzazione dell'ambiente. Il diritto alla vita non è
attualmente riconosciuto a nessuna di queste migliaia di specie che vivono
con noi, in quanto la fauna è considerata una "risorsa" da
sfruttare per le utilità umane. Nemmeno nelle zone protette (Parchi,
riserve e simili) gli animali e la natura sono liberi di evolversi. Tutto,
infatti, deve passare attraverso quell'arrogante visione antropocentrica con
cui si "legittima" ogni abuso dell'uomo sugli altri esseri
viventi. In questo contesto, la LAV è da sempre impegnata in prima fila per
far crescere nell'opinione pubblica la consapevolezza della possibilità di
un'alternativa non violenta nei rapporti uomo/altri animali, nonché per
contrastare atti, pratiche e consuetudini che calpestano il diritto alla
vita degli animali selvatici.
Una guerra contro gli animali
Ogni anno oltre 100 milioni di animali, sono vittime di una guerra condotta,
per un periodo inferiore a cinque mesi, da un esercito di circa 900 mila
cacciatori italiani. Allodole, conigli, cinghiali, volpi, lepri, anatre,
caprioli, merli, colombacci, cervi, pernici e tante altre specie, inseguiti,
terrorizzati dagli spari, addentati dai cani, attirati con i richiami vivi
(uccelli usati come esche), braccati dai cacciatoti nei campi o uccisi dagli
stessi nascosti negli appostamenti, finiscono agonizzanti sotto i colpi di
potenti fucili automatici. Molti, i più “fortunati”, muoiono quasi
subito trafitti da una scarica di pallini; altri rimangono solo feriti e
vanno a morire tra atroci sofferenze in luoghi nascosti. Questo è ciò che
accade nei nostri boschi e campagne, da settembre a gennaio; una vera e
propria strage compiuta da chi, per mero divertimento, imbraccia un fucile e
distrugge la vita.
I cacciatori amanti della natura?
I cacciatori, pur di difendersi, sostengono di essere loro i veri amanti
della natura e che la vera causa della morte degli animali è
l’inquinamento, l’uso dei pesticidi, la cementificazione...
Ma, allora, perché non fermare la caccia per salvare la fauna superstite?
In realtà la caccia, oltre che un’attività immorale ed eticamente
inaccettabile, è il principale e più efferato autore della distruzione
della fauna e la fonte di moltissimi danni: provoca l’estinzione generale
o locale di alcune specie o la rarefazione di altre, altera gli equilibri
ecologici naturali, aiuta a diffondere malattie, causa il saturnismo
(avvelenamento da piombo degli uccelli che ingeriscono i pallini) e gravi
sofferenze agli animali feriti, ed è occasione di delitti e incidenti con
perdite anche di vite umane. La caccia, oggi, è un’attività che non ha
più alcun motivo di esistere, uno “sport” (dove il vincitore è sempre
lo stesso...) sanguinario e barbaro. Dietro la caccia si sono formati enormi
interessi economici. Nonostante il numero dei cacciatori sia diminuito negli
ultimi anni, il giro d’affari annuo è di oltre 3.300 miliardi di lire.
Molte associazioni venatorie percepiscono fondi pubblici erogati dallo Stato
ai sensi della attuale legge sulla caccia. Sono questi i veri motivi di una
difesa tanto agguerrita della caccia! Ecco perché il Parlamento, le Regioni
e le Amministrazioni locali sono così sensibili alle richieste
dell’elettorato venatorio.
Bilancio annuale stagione venatoria
5 mesi di piombo, tanto dura la stagione venatoria in Italia. La LAV ha
deciso di elaborare un "Rapporto" alla fine di ogni stagione
venatoria per denunciare la realtà della caccia nel nostro Paese: un
fenomeno pesantissimo per la fauna e l'ambiente, che sopravvive solo grazie
alla volontà politica degli amministratori di Regioni e Province che, pur
di accaparrarsi il bacino di consensi rappresentato dalle 800mila doppiette,
calpesta e sfida la legalità pur di consentire a questo esercito di
continuare indisturbato a seminare morte e sangue nelle nostre campagne.
Nel bilancio della LAV, inoltre, verranno presentati i fatti più gravi che
hanno riguardato la caccia nella stagione venatoria 2001/2002: spesso veri e
propri episodi di criminalità che denunciano i forti interessi economici
legati al mondo della caccia; in altri casi le pesanti accuse dell'Unione
Europea nei confronti della liberalizzazione selvaggia della caccia in
Italia, oppure le tante battaglie legali condotte dalla LAV per fermare
ulteriori massacri di animali.
Bocconi avvelenati
A proposito di minacce alla fauna selvatica (e non) nel nostro Paese, da
tempo si registra una crescente attenzione verso la piaga dei bocconi
avvelenati che rappresentano una vera e propria emergenza ambientale,
sanitaria, sociale e di sicurezza pubblica.
Periodicamente, infatti, viene data notizia di avvelenamenti di decine di
animali sia domestici (cani e gatti padronali), sia randagi, sia selvatici
(soprattutto volpi, ma anche tassi, faine, lupi, ecc.). Il fenomeno sembra
non avere mai fine e, anzi, diviene sempre più pericoloso e diffuso sul
territorio, grazie ad un clima di omertà che impedisce in tutti i casi
finora registrati di individuare il benché minimo indizio circa i
responsabili della criminale attività.
La diffusa presenza di bocconi avvelenati è strettamente legata, come ormai
noto ed assodato anche dalla Magistratura, al mondo venatorio (lotta ai
"nocivi" (volpi e corvidi) che predano selvaggina da
ripopolamento; eliminazione di cani e gatti, anche non randagi, che
"disturbano" l'attività venatoria; faide tra fazioni avverse di
cacciatori locali e forestieri, ripicche, ecc.). Per questo la LAV ha sempre
sostenuto come una delle misure che necessariamente deve essere presa dalle
competenti Autorità sia quella di far decadere ogni interesse venatorio, in
senso lato, sul territorio oggetto di campagne di avvelenamento: oltre che
l'inibizione per un congruo numero di anni dell'esercizio della caccia, si
dovrà vietare anche l'addestramento dei cani, attività di ripopolamento e
cattura o altro ancora.
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