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Aiuta il Mondo - XXVIII - 1 febbraio 2003 TRAGEDIA
IN FASE DI RIENTRO PER LO SHUTTLE COLUMBIA
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WASHINGTON - La navetta spaziale Columbia si è disintegrata in volo. Un'esplosione di cui ancora non si conoscono le cause nella fase del rientro. A bordo c'erano sette astronauti. Il primo comunicato della Nasa è: "Forse abbiamo perso navetta ed equipaggio". Poi, un lungo silenzio, mentre le immagini tv mostrano al mondo il passaggio della Columbia su Dallas, Texas: una serie di scie luminose nel cielo che testimoniano il disastro. La navetta si è spezzata. Solo dopo quattro ore, la Nasa conferma tutto con una conferenza stampa al Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida. "Oggi è un giorno tragico per la nostra famiglia - dice l'amministratore Sean O'Keefe - per le famiglie degli astronauti e per la nazione". "Non sembra" che ci siano superstiti, ma una dichiarazione ufficiale sulla morte dei sette astronauti è prevedibile solo quando saranno stati ritrovati il relitto della navetta e i resti dell'equipaggio. O'Keefe, voce spezzata, volto affranto, ammette che non si conoscono le cause. "Lo Shuttle - dice - si è disintegrato in volo". In seguito Ron Dittemore, direttore del programma, annuncia che nessuna navetta partirà fino a quando non saranno state chiarite le cause della tragedia. E rende noto che le prime indicazioni di problemi sul Columbia sono state la perdita dei sensori di temperatura nel sistema idraulico dell'ala sinistra, la perdita dei sensori di pressione dei pneumatici e indici di eccessiva temperatura esterna. Significativa l'indicazione dell'ala sinistra: al decollo, il 16 gennaio, un pezzo si era staccato dal velivolo e, cadendo, aveva colpito proprio quella parte. Dittemore dice di non potere escludere che ci sia un nesso, anche se l'effetto dell'incidente, dopo le verifiche, era stato giudicato "accettabile". Sarebbero andate perdute anche alcune piastrelle dello scudo termico, ma questo è un fatto non insolito. Al termine di una giornata drammatica, il presidente Bush rivolge alla nazione un messaggio che va persino oltre la Nasa nella certezza della perdita di sette vite umane: "Il Columbia è perduto, non ci sono sopravvissuti. Non ci resta che pregare per loro anime". Poi aggiunge: "Il nostro viaggio nello spazio continuerà". Ora tocca agli esperti capire che cosa è successo. Una cosa sembra certa: non si è trattato di un attentato. "Non ci sono indicazioni che l'incidente sia stato causato da qualcosa o qualcuno a terra", dice O'Keefe e precisa che le squadre di investigatori sono al lavoro e tengono i responsabili della Nasa costantemente informati. Anche la Casa Bianca esclude l'ipotesi di un attacco terroristico: un funzionario l'ha definita "altamente improbabile" visto che la Columbia era troppo in alto per essere colpito da terra. |
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articolo tratto da www.repubblica.it |
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