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L’ordinamento
giapponese prevede la pena di morte. Nel paese, ci
sono 7 prigioni attrezzate con un patibolo per l’impiccagione. Dal 1993,
sono stati giustiziati 41 condannati a morte. Alla fine del
2001, nei bracci della morte del Giappone si trovavano almeno 110
condannati, di cui circa 50 con sentenza definitiva. A loro non è
consentito avere contatti al di fuori dei congiunti, né con amici né con
giornalisti. Anzi, capita che persino i colloqui o la corrispondenza con i
congiunti vengano proibiti. La maggior
parte dei condannati a morte vive in celle d’isolamento, controllate
attraverso le telecamere 24 ore su 24. L’esecuzione
viene comunicata al condannato soltanto il giorno stesso, mentre i congiunti
ne vengono a conoscenza a fatto già compiuto. In Giappone,
sia l’esistenza dei condannati a morte sia le esecuzioni sono fenomeni
totalmente isolati dalla società. Quella di cui
ora leggerete è una realtà poco conosciuta anche nello stesso Giappone,
tranne che dalla gente particolarmente interessata alla questione.
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