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Lo scorso ottobre è stato assegnato il premio Nobel per
la Pace a Wangari Mathaai, keniota di sessantaquattro anni. Wangari Mathaai
è la prima donna africana ad essere insignita di questo autorevole
riconoscimento. Wangari negli anni ha combattuto la deforestazione e si è
battuta per la democratizzazione del Kenya e la salvaguardia dell'ambiente.
Per i suoi ideali e le sue azioni in difesa dell'ambiente è stata
incarcerata più volte, diffamata, perseguitata e picchiata; è stata in
corsa anche per diventare presidente del Kenya (nel 1997), e oggi è
viceministro dell'ambiente del suo Paese e insegna a Yale. Wangari Mathaai
si è laureata in biologia, ha lavorato nel dipartimento di ricerca in
medicina veterinaria presso l'università di Nairobi, conseguendo il
dottorato. Ottiene in seguito la cattedra di veterinaria presso la stessa
università, prima donna a raggiungere tale traguardo.
Wangari Mathaai ha fondato il Green Belt Movement (Cintura verde), grazie al
quale è riuscita a far piantare, in poco più di dieci anni (sino al 1993)
oltre venti milioni di alberi tra Kenya, Etiopia, Lesotho, Malawi, Tanzania,
Uganda e Zimbabwe. Nel solo anno 1977 è stata capace di piantare dieci
milioni di piante impedendo così l'avanzare dell'erosione del terreno, e a
oggi più di trenta milioni di piante sono state messe a dimora.
Grazie a questo movimento è riuscita a coinvolgere migliaia di donne, a
creare moltissimi posti di lavoro e a diffondere la problematica
ecologico-ambientale in Africa. Nel 2001 come viceministro ha introdotto il
porgetto Tree is Life, che prevede che ogni scolaro all'inizio dell'anno,
pianta un albero e se ne prenderà cura fino a quando la pianta sarà in
grado di crescere autonomamente.
In passato la Mathaai aveva avuto un incontro con la stampa che a molti
potenti ha dato fastidio. Alla stampa aveva dichiarato che "l'Aids
non è un flagello di Dio e non è stato trasmesso dalle scimmie, resta
evidente", secondo Mathaai, "che il virus non è altro che
il risultato di un prodotto creato in laboratorio, allo scopo di eliminare
la razza negra, altrimenti non si spiega, perché ad essere decimati, in
stragrande maggioranza sono proprio i negri".
In dichiarazioni più recenti Wangari Mathaai ha dichiarato che "la
causa ecologista è un aspetto importante della pace perché nel momento in
cui le risorse si rarefanno, noi ci battiamo per riappropriarcene".
Dopo il conferimento del Nobel ha inoltre detto che continuerà a battersi
per la sua Terra e chiederà ai kenioti di unirsi a lei.
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