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A Luis Sepùlveda sono legato da profonda ammirazione. Lo
scrittore cileno molto conosciuto per Il vecchio che leggeva romanzi
d'amore, Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a
volare e Il mondo alla fine del mondo, nei suoi romanzi, nei suoi
libri parla della natura, parla delle sue terre, del Cile e della Patagonia
che a lungo gli sono state negate per motivi politici. Sepùlveda scrive con
passione di politica, di storie di animali e della natura e scrive portando
il lettore a sognare con lui, sognare che un centinaio di balene si
ribellino all'orrore e allo scempio delle navi officina, oppure di quella
famosa gabbianella che rimasta orfana impara a volare grazie all'aiuto di
Zorba il gatto.
Le sue parole sono sognanti, ma sono anche rigide denunce di crimini
dell'uomo contro la terra e l'acqua, la foresta Amazzonica e gli
Oceani.
E' proprio con Mundo del fin del mundo che affronta il tema a lui
molto caro dei mari e del loro abuso da parte delle industrie dei paesi
ricchi...
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"Quello che vedemmo ci gelò il sangue nelle vene. [...] Vedemmo una nave officina di più di cento metri di lunghezza e con vari ponti, ferma, ma con le macchine a tutta forza.
Ci avvicinammo fino a riconoscere la bandiera giapponese che sventolava a poppa. A un quarto di miglio ricevemmo uno sparo di avvertimento e l'ordine di allontanarci. Ma riuscimmo a vedere cosa stava facendo la nave.
Con un tubo di un paio di metri di diametro stava risucchiando il
mare. Aspiravano ogni cosa provocando una corrente che avvertimmo anche noi sotto la chiglia. Dopo il passaggio dell'aspiratore le onde diventavano una brodaglia scura di acque morte. Tiravano su tutto, senza riguardo per specie proibite o protette. Con il respiro quasi paralizzato dall'orrore vedemmo che
varie cucciolate di delfini venivano aspirate e
sparivano.
E la cosa più orribile di tutte fu accorgersi che, da uno scolo che spuntava a poppa,
ributtavano in acqua i resti indesiderati della
carneficina.
Lavoravano in fretta. Queste navi officina sono una delle più grandi mostruosità inventate dall'uomo. Non inseguono i banchi di pesci. Il loro compito non è pescare. Cercano grasso e olio animale per l'industria dei paesi ricchi, e per raggiungere i loro scopi non esitano ad assassinare gli oceani.
Durante quello stesso anno, navigando in mare aperto nelle vicinanza del Falso Capo Horn, vedemmo altre navi simili. Battevano bandiera nordamericana, giapponese, russa, spagnola, e facevano tutte esattamente la stessa cosa."
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